Da Corriere della Sera del 29/11/2004

L’avversario dei proclami

di Giovanni Bianconi

ROMA - Giuseppe Pisanu detto Beppe, da Ittiri in provincia di Sassari, 68 anni il prossimo 2 gennaio, dottore in Scienze agrarie e dirigente d’azienda pubblica, uomo di punta di Forza Italia e già democristiano di lunghissimo corso, è ministro dell’Interno dal luglio 2002. In due anni e mezzo ha dovuto affrontare diverse emergenze: dall’immigrazione al pericolo del terrorismo interno e internazionale, dalle piazze talvolta in subbuglio a qualche fabbrica in agitazione, fino alle proteste per le discariche di rifiuti che rischiavano di degenerare in rivolte e scontri.

In tutte queste occasioni il responsabile del Viminale ha dato prova di sangue freddo e razionalità, cercando di limitare i proclami e risolvere i problemi. Tentando sempre la via del dialogo e della mediazione. Come quando convocò i parlamentari dell’opposizione in vista dei cortei anti-Bush, nei quali si temevano violenze che non ci sono state, per concordare percorsi e strategie. Anche per questo, fino a oggi, è uno dei pochissimi ministri del governo Berlusconi ad aver raccolto consensi anche dal centrosinistra.

Ora a Beppe Pisanu tocca misurarsi con un’altra difficile situazione chiamata «emergenza criminalità», che però, a ben guardare, si potrebbe anche leggere come «emozione criminalità». Perché il benzinaio assassinato a Lecco da chi voleva rubargli l’incasso era un militante della Lega Nord e perché una delle tradizionali faide camorristiche di Napoli si è trasformata in una mattanza: roba da «dieci morti in dieci giorni» che ricorda quanto accadde a Milano nei primi giorni del ’99, quando governava il centrosinistra e si gridò al pericolo della «micro-delinquenza diffusa» da fronteggiare con i «pacchetti» legislativi solitamente annunciati in simili occasioni. Ma per chi conosce dinamiche e segreti della malavita di strada od organizzata - come i tecnici che circondano Pisanu ai vertici delle forze dell’ordine e della sicurezza, con i quali il ministro si consulta di continuo - nei fatti di allora come in quelli degli ultimi giorni non ci sono segnali di qualcosa che sfugga alla norma e alla fisiologia. Anche se, ovviamente, nel contrasto al crimine si può sempre fare di più e di meglio. Ecco allora, anche ieri, le dichiarazioni caute e ispirate alla razionalità del responsabile del Viminale, che stridono con quelle allarmate e un po’ imprudenti di altri.

Stavolta però l’«emozione» tende all’«emergenza» soprattutto perché è dalla stessa compagine governativa che vengono critiche alla gestione della sicurezza. Al Nord attraverso la Lega e i ministri che invocano le taglie per acchiappare gli assassini, al Sud con Alleanza nazionale che a Napoli vagheggia nuovi Alti commissari per riportare la legge nella città senza legge. E Beppe Pisanu, dal centro geografico e politico del suo schieramento, a tentare di tenere salda la barra della navigazione. Affidandosi «al Parlamento» e non alla sola maggioranza, quando individua la necessità di qualche riforma legislativa: lui, che ha vissuto la vera emergenza del terrorismo nostrano dalla segreteria politica della Dc, al fianco di Zaccagnini e in accordo coi comunisti durante il sequestro Moro, sa bene che non è con l’emozione che si risolvono problemi strutturali della società, com’era allora la lotta armata e come sono oggi le rapine nelle regioni ricche del Nord o le guerre tra clan e cosche in quelle povere del Sud. Occorrono piuttosto la professionalità degli investigatori e il rispetto della legge attraverso il lavoro della magistratura; e, se serve qualche modifica delle norme, è meglio concordarla prima di annunciarla, nel governo e non solo. In modo da approvarla in tempi rapidi e con i contenuti necessari, piuttosto che chissà quando, tra mille contrasti e rattoppata come il vestito di Arlecchino. Se dunque bisogna varare nuove leggi per contrastare i camorristi, occorre che si muova «il Parlamento» e senza commistioni con altre riforme contro cui l’opposizione si è già fermamente schierata.

Si spiegano così le dichiarazioni anche colorite di ieri del ministro Pisanu. Il quale resta un democristiano che ne ha viste e vissute tante (comprese vicende mai del tutto chiarite, come lo stesso caso Moro o la vicenda del crac del Banco Ambrosiano) consapevole di far parte di una squadra e dunque di dover concedere qualcosa pure agli alleati e a un po’ di propaganda. E’ accaduto ancora ieri, quando in un convegno di partito ha ascritto al governo gli arresti dei criminali latitanti o i successi degli investigatori contro il terrorismo nostrano ed estero, come se il lavoro di polizia, carabinieri e inquirenti contro la mafia, le Brigate rosse e Al Qaeda fosse mutato perché c’è stato un cambio di maggioranza politica alla guida del Paese. Ma, in tempi di polemiche e contrasti che rasentano lo scontro istituzionale, a segnare le differenze e la filosofia di un ministro sono altre circostanze e altre parole. E assume un senso che forse va al di là della quotidiana materia del contendere la frase pronunciata dal presidente dell’Associazione magistrati Edmondo Bruti Liberati, a proposito delle taglie: in pieno conflitto col Guardasigilli per altre questioni, il magistrato si è detto «allarmato» per l’opinione espressa da Castelli sull’argomento; ma subito dopo ha voluto aggiungere che i giudici «trovano conforto» nelle posizioni «responsabilmente assunte» dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.

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