Da Corriere della Sera del 22/11/2004

Udc al contrattacco «Reazioni isteriche»

Volontè: Casini ragionevole, troppa emotività nel Polo Ingresso nel governo, Follini pronto a ribadire il «no»

di Roberto Zuccolini

ROMA - Il centrosinistra parla di «scontro istituzionale». Ma dopo l’intervento di Marcello Pera sullo sforamento del patto europeo, che suona decisamente come una risposta a quello pronunciato il giorno prima da Pier Ferdinando Casini, e dopo le accuse ai centristi cattolici definiti «residui inerziali della storia», anche l’Udc non può che fare quadrato. E, alla vigilia del consiglio nazionale di questa mattina, non può che indurire i toni. Ma anche An, dopo l’affondo alla destra sociale, portato avanti dallo stesso presidente del Senato, non può fare finta di niente. Anzi, entra decisamente in fibrillazione. Così, il clima all’interno della maggioranza, alla vigilia del confronto finale sulle tasse, invece di rasserenarsi si complica e si inasprisce. Casini, che il giorno prima aveva messo in guardia da percorsi «avventurosi» riguardo alla riforma fiscale sponsorizzata da Silvio Berlusconi, ovviamente non commenta. A mobilitarsi ci pensa il suo partito, l’Udc. Il capogruppo alla Camera Luca Volontè parla addirittura di «reazioni isteriche alle ragionevoli riflessioni istituzionali del presidente della Camera». Se la prende con il «grado di emotività che regna in diversi esponenti della maggioranza». Vale a dire quelli di Lega e Forza Italia, a partire da Alessandro Cè e Fabrizio Cicchitto. Anche se non lo cita, dello stesso Pera. E il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, solitamente tra i più moderati, di fronte agli attacchi contro i cattolici del centrodestra non può restare in silenzio: «Se si rivolge a noi ha sbagliato indirizzo. Noi siamo là dove siamo sempre stati: Forza Italia mi sembra che sia nata dopo». Certo Giovanardi spera comunque che alla fine i dissidi si ricompongano e si arrivi ad un accordo sulle tasse: «Si può trovare una soluzione». Ma la sua reazione la dice lunga sul clima che regna dentro il suo partito.

Persino l’«eterno» candidato-ministro, Mario Baccini, abbandona un atteggiamento prudenziale e va all’attacco: «È singolare che il presidente del Senato si esponga in considerazioni così ardite sui partiti che pure lo hanno sostenuto. Stupisce poi che Pera, che nei giorni scorsi si era eletto a difensore dei diritti cristiani minacciati dall'Europa, oggi disconosca il valore e il significato di quelle forze di origine democristiana che non dimenticano la loro storia e che sono in campo con un forte radicamento politico».

Che succede ai centristi? Succede che a molti l’intervento di Pera suona come una dichiarazione di guerra di fronte alla quale il primo imperativo è andare alla difesa del «loro» Pier Ferdinando Casini. Che certamente non ha gradito l’esternazione della seconda carica dello Stato, espressa in un convegno di Forza Italia. E poi succede che oggi c’è il consiglio nazionale. Marco Follini, che aveva già da dire un bel po’ di cose indigeste agli alleati della maggioranza, si è sentito confortato da Casini e invitato da Pera ad una posizione ancora più netta. Prima di tutto sul rifiuto di accettare la nomina a vicepremier. Certo, fino a quando non si chiarirà come il premier vuole garantire il taglio delle tasse. Ma il segretario dell’Udc, che oggi dovrà anche far fronte al dissidio interno (scatenato in gran parte dagli ex del Cdu), potrebbe anche paventare il fallimento dell’accordo sulla riforma fiscale. Comunque vadano le cose si tratterà di scelte sofferte. Un quadro in cui lo spazio per la nomina di Baccini a ministro rischia di ridursi fino a scomparire, legata com’è alle decisioni di Marco Follini.

Ma se nell’Udc c’è scontento, dentro An la partita non sembra affatto essersi conclusa con l’approdo di Gianfranco Fini alla Farnesina. Di fronte allo scontro in atto Ignazio La Russa cerca una posizione equilibrata: «In linea di principio ha ragione Pera. Però i parametri di Maastricht non possono essere modificati in modo unilaterale: ci vuole un accordo tra i Paesi europei». Poi il vicepresidente vicario di Alleanza nazionale torna a fare pressing sull’ingresso di Follini e Baccini nel governo: «Saremmo davvero contenti se l’Udc accettasse. Per Baccini mi sono anche impegnato personalmente a fare un passo indietro». E fa capire che il suo partito si accontenterebbe di una promozione di Urso a ministro mantenendo le stesse deleghe. Ma sulle tasse anche per An non sarà facile trovare la soluzione: «Anche noi aspettiamo di vedere che cosa verrà proposto. Certo, non credo proprio che Silvio Berlusconi possa scaricare la copertura dei conti sui 4 milioni di lavoratori del pubblico impiego».

Partito in attesa, ma anche in forte irritazione se si va a parlare con la componente della Destra sociale, altra area politica attaccata dal presidente del Senato. Là dove Carmelo Briguglio parla di «inusuale e poco gradevole uscita della seconda carica dello Stato». E dove il governatore del Lazio Francesco Storace accusa Pera di «conoscere poco la destra» pur «accettando generosamente i voti dei suoi elettori».

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