Da La Repubblica del 22/11/2004

Ue e Giappone isolati al G20. Bankitalia: perdita di competitivitÓ del 16% in 10 anni

Supereuro, Bush non interviene. L┤Italia perde colpi in Europa

Ottimismo sulla crescita ma con due incognite: caro petrolio e dollaro debole

di Andrea Tarquini

BERLINO - Europa e Giappone sono rimasti soli contro il crollo del dollaro e l´impennata di euro e yen. Il G20 di Berlino, cioè il vertice internazionale dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali, si è concluso senza soddisfare la speranza del Vecchio Continente e di Tokyo, di un lancio d´iniziative comuni o coordinate sul mercato dei cambi. L´America di Bush non ne vuole sapere. E la Cina, la potenza di domani che eredita dalla Germania la presidenza di turno del G20, non ha accolto la richiesta europea di un cambio più flessibile tra yuan e biglietto verde. Pechino, come Washington, si mostra indifferente alle preoccupazioni del Vecchio Continente. E il G20 conferma forti preoccupazioni per la minaccia posta dal caro-petrolio e dalle tensioni geopolitiche alla ripresa internazionale.

Su questo sfondo, uno studio pubblicato ieri da Bankitalia fornisce cifre allarmanti sul calo di competitività del made in Italy. Secondo il rapporto di Via Nazionale infatti, negli ultimi dieci anni dal 1995 a oggi la competitività della produzione italiana è calata del 16 per cento, mentre quella giapponese cresceva del 27 per cento. E anche quella delle due prime potenze industriali dell´Europa continentale, Germania e Francia, aumentava rispettivamente dell´8 e dell´8,65 per cento. La debolezza strutturale e lo scarso numero di gruppi "global player" sono all´origine del degrado, più delle oscillazioni dei cambi.

Tornando al G20, il vertice di Berlino si è chiuso con un compromesso di facciata. Il comunicato finale non fa menzione alcuna delle tempeste monetarie. E si dilunga invece sulle intese raggiunte. Cioè un´agenda delle riforme, per dinamizzare l´economia con tagli al deficit in Usa, riforme di struttura in Europa e cambi più flessibili in Asia. Poi un´analisi della congiuntura internazionale, ottimista per quest´anno e per il 2005, ma che esprime crescente preoccupazione per il ruolo negativo dei costi del greggio.

E intese per la lotta contro riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo, evasione fiscale.

«Sarei un bugiardo se dicessi che non abbiamo parlato dei cambi», ha ammesso il ministro delle Finanze tedesco, Hans Eichel.

Le severe critiche pronunciate sabato dal cancelliere Schroeder all´indifferenza Usa verso la picchiata del dollaro, «che minaccia la ripresa e l´export europei», avevano dato il polso del clima pesante. John Snow, Segretario al Tesoro americano, ha fatto muro: gli States non parteciperanno a interventi a sostegno del dollaro. Ha poi offerto soltanto un impegno americano a dimezzare il deficit pubblico di qui al 2009. E i ministri riaffermano genericamente che «eccessivi sbalzi e volatilità dei cambi sono ritenuti sfavorevoli». Il presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, ha detto in sostanza che non si può fare nulla. Non intende contrastare il calo del dollaro, il quale ovviamente aiuta il rieletto Bush a svalutare il pesante deficit Usa e a rilanciare l´export. E nulla da sola può fare la Banca centrale europea. Tanto che Eichel ha tenuto a smentire la voce secondo la quale il presidente Jean-Claude Trichet avrebbe evocato una svolta nella sua politica dei tassi.

Il vertice ostenta ottimismo sulla crescita ma riconosce la gravità delle insidie: flussi d´investimenti robusti, congiuntura in rialzo, inflazione più bassa del previsto sono i dati del 2004.

Andrà bene anche nel 2005 ma con un rallentamento. Il problema principale è l´incertezza sul caro-petrolio. Il G20 si conclude così con una netta sensazione di forte calo di ruolo dell´Europa nel grande gioco dei rapporti di forza internazionali. I forti di oggi restano gli americani. I forti di domani, i cinesi, non ritengono nel loro interesse allearsi con i deboli di oggi contro Washington.

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