Da La Repubblica del 15/11/2004

Scioperano i professori, ma anche tecnici, impiegati e bidelli. Manifestazione a Roma

Scuola in rivolta, oggi il blocco "No alla riforma, sì al contratto"

di Riccardo De Gennaro

ROMA - Oggi le scuole rimarranno chiuse. Si ferma - per uno sciopero nazionale di tutta la giornata - l´intero sistema scolastico pubblico, dirigenti, insegnanti, impiegati, tecnici, bidelli, ovvero un milione di lavoratori. Proclamato da tutti i sindacati di categoria, Snals escluso, il blocco dovrebbe registrare, nelle previsioni dei promotori, un´altissima adesione. Le ragioni della mobilitazione non mancano: i sindacati chiedono il ritiro della riforma Moratti, sollecitano il rinnovo del contratto scaduto da 11 mesi per insegnanti e non docenti e da 35 per i dirigenti, respingono la Finanziaria 2005, il modello di "devolution", che crea 20 «mini-sistemi scolastici diversi tra loro», il taglio del due per cento del personale (pari a oltre 14mila insegnanti), contenuto nell´emendamento fiscale del governo alla Finanziaria e giudicato «un progetto scellerato».

Lo sciopero sarà accompagnato da una manifestazione nazionale a Roma che i sindacati prevedono particolarmente partecipata anche alla luce dello sforzo organizzativo (tre treni speciali, oltre 250 pullman da tutta Italia). Due cortei (presenti anche numerosissimi studenti) bloccheranno la Capitale: uno organizzato da Cgil, Cisl e Uil (partenza alle 10 da piazza Bocca della Verità e approdo a piazza Navona), l´altro dei Cobas (partenza da piazza della Repubblica e arrivo in piazza Venezia, con un sit in davanti al ministero dell´Istruzione di viale Trastevere). Al corteo organizzato dai confederali saranno presenti anche i tre segretari generali Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, che in serata si vedranno nella sede della Uil per fare il punto su Finanziaria, riforma fiscale e sciopero generale del 30 novembre, nonché per avviare il confronto sulla riforma del modello contrattuale.

Il taglio del due per cento al personale (si raggiungerebbero i 100mila posti di lavoro persi in tre anni, stima il segretario della Cgil Scuola, Enrico Panini) suscita intanto diffusa preoccupazione ed è giudicato «un gravissimo attacco alla scuola pubblica», proprio nel momento in cui aumentano le iscrizioni per l´incremento del tasso di natalità, l´aumento del numero di studenti che prolungano il cammino scolastico oltre l´obbligo, la crescita della componente extracomunitaria. «L´ipotesi di un nuovo taglio al personale della scuola è una cosa indecente», commenta il leader della Cisl, Savino Pezzotta.

Pieno appoggio alla manifestazione di oggi viene dai Ds, che saranno presenti in corteo con due esponenti della segreteria nazionale: Andrea Ranieri, responsabile Sapere, formazione e cultura e Cesare Damiano, responsabile Lavoro. Nel frattempo, le deputate Ds della commissione Cultura, Giovanna Grignaffini, Piera Capitelli e Alba Sasso, hanno inviato una lettera aperta agli insegnanti e ai ricercatori, nella quale sottolineano l´importanza della mobilitazione «contro il progetto di smantellamento della scuola di tutti».

Il sindacato degli insegnanti Gilda esprime estrema preoccupazione, oltre che per il taglio delle cattedre, anche per il progetto di blocco del turnover del pubblico impiego, che coinvolgerà anche la scuola, finora esclusa da provvedimenti di questo tipo (il parametro è sempre stato il numero degli studenti, non il risparmio desiderato). I sindacati parlano di un attacco concentrico alla scuola pubblica: meno risorse, meno docenti, meno investimenti, taglio all´attività didattica come dimostra la riduzione da tre a due delleore di inglese alle medie (a dispetto delle tre i di Berlusconi: internet, inglese, impresa), rischio di trasformazione del "tempo pieno" in attività facoltativa a pagamento.

Per i Cobas, che chiedono l´assunzione di tutti i precari in tutti i posti disponibili, punto centrale e irrinunciabile è la cancellazione della riforma Moratti: «Vogliamo bloccare la riforma e impedire che vada avanti - dice Piero Bernocchi - tenendo anche conto che il ministro entro marzo deve chiudere il processo. A quella data, infatti, scade la delega del governo». Poi viene il versante contrattuale. A fronte di una richiesta sindacale dell´8% di aumento in due anni per i contratti pubblici, il governo ha previsto in Finanziaria il 3,7%. Il ministro Siniscalco aveva promesso maggiori risorse, derivanti proprio dal blocco del turnover, che avrebbero portato l´aumento concesso al 5%. Ora la decisione di tagliare l´Irap a favore delle imprese ha cambiato le carte in tavola: «Guarda caso - fanno notare i sindacati - la posta per le imprese è pari a quel miliardo e mezzo di euro che fino a qualche settimana fa doveva servire ad avvicinare le posizioni sul rinnovo dei contatti dei dipendenti pubblici».

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