Da The New York Times del 13/11/2004

Sei domande a George Bush

Dicono che tutto va come previsto ma non fatevi ingannare

di Thomas L. Friedman

Alla vigilia della battaglia di Falluja, seguivo la conferenza stampa del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld: ho dovuto stropicciarmi gli occhi, mi pareva d´esser tornato a 20 mesi fa, ai primi giorni della guerra in Iraq: gli stessi rozzi resoconti dal fronte di "giornalisti embedded", coi generali che spiegano ai soldati come stiano per liberare l´Iraq. Eppure sono notizie d´oggi. L´Iraq non è del tutto liberato. Anzi, come dimostra Falluja, l´Iraq non è neppure del tutto occupato.

Ho provato sentimenti contrastanti: la speranza che la vittoria di Falluja possa infine avviare l´Iraq nella giusta direzione, ma anche una profonda rabbia perché l´amministrazione - la stessa che tempo fa proclamò «missione compiuta» - non si è sottoposta a un minimo esame di coscienza. Non preoccupatevi, ripetono: tutto va come previsto.

Ahimè, io appartengo all´esigua minoranza di chi crede che un risultato decente in Iraq sia essenziale e possibile. Ma la battaglia di Falluja mi ripropone gli interrogativi della vigilia della guerra. Un consiglio spassionato: nessuno presti fede alle rosee notizie dell´amministrazione Bush, finchè queste sei domande restano senza risposta.

Domanda numero uno: La guerra in Iraq è davvero conclusa? Si può andare in macchina dall´aeroporto di Bagdad fino in città? e i politici iracheni possono tenere comizi elettorali in tutta sicurezza?

Seconda domanda: Abbiamo un numero di soldati sufficiente a garantire un livello minimo di sicurezza? non solo per noi americani ma anche per gli iracheni?

Terza domanda: Esiste un´entità politica di nome Iraq? È una domanda fondamentale, per ora senza risposta poiché senza sicurezza non può esservi un vero dialogo orizzontale.

Quarta domanda: Supponendo che gli iracheni passino davvero dal dispotismo di Saddam a libere elezioni e a un governo rappresentativo, noi sapremo convivere con chiunque sia eletto? anche con gli islamisti? Bush è pronto alla foto di gruppo?

Quinta domanda: Ci impegneremo mai davvero a imprimere una svolta psicologica al nostro rapporto con gli iracheni e il mondo arabo? La diplomazia statunitense è stata patetica, da questo punto di vista.

Sesta domanda: L´amministrazione Bush potrà controllare il flusso di militanti sunniti che penetrano in Iraq, e cioè stabilizzare la situazione, assicurando che i jihadisti uccisi a Falluja non siano subito sostituiti da un´altra ondata?

Nessuno in Iraq deve poter cantare vittoria, o dichiarare la sconfitta, prima di aver risposto a queste sei domande.
Annotazioni − Articolo pubblicato il 13/11/2004 su La Repubblica.
Traduzione di Anna Bissanti.

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