Da La Repubblica del 13/11/2004

Fusi orari, due aerei e tanto caos la gaffe della delegazione italiana

Alla cerimonia solo Pera, partito con un altro volo
Alemanno, Fassino e Bertinotti atterrano in ritardo

di Concita De Gregorio

IL CAIRO - Sono le undici e un quarto e all´aeroporto del Cairo c´è la congestione del caso. Aerei di ogni dimensione, Jumbo e quadriposto dalla Svezia e dal Dubai, traffico di gente a piedi sulla pista come sul corso la domenica mattina con larga prevalenza di turbanti colorati e kaftani, scimitarre ricurve appese ai fianchi. «Turchi?», chiedono gli uomini della sicurezza alle prime due italiane che scendono dall´Airbus partito da Ciampino, due signore bionde e pallide. Noi turche? No, tutti italiani. La delegazione di Stato: un ministro, sei segretari di partito, sette parlamentari. Peccato essere arrivati che il funerale è già finito. Come finito? Chiede D´Alema, anche lui come gli altri in piedi dalle quattro e mezzo del mattino per assistere alla solenne cerimonia. Finito. La salma è già sull´aereo che sta decollando per Ramallah, ecco, vedete su Al Jazeera? Finito. «Meno male che Pera è arrivato in tempo», osserva un funzionario dell´ambasciata italiana in Egitto. Ecco appunto. Pera è arrivato e gli altri no. I dettagli dell´"inconveniente" si chiariscono nel surreale percorso verso l´aeroporto militare: percorso contromano, gli italiani entrano mentre tutti gli altri escono. Le altre delegazioni se ne vanno, la nostra arriva: Diliberto, D´Alema, Cossutta, Fassino, Bertinotti, Di Pietro, Pecoraro Scanio, il ministro Alemanno. Sulla spianata non c´è più nessuno, solo laggiù un signore coi capelli bianchi che resta a ricevere le ultime condoglianze. Chi è? chiede qualcuno dei nostri. È Awhi Fattuh, il presidente del parlamento palestinese. Ah vabbè, allora andiamo. La salma di Arafat è in volo, gli egiziani in divisa arrotolano la guida rossa. Si sbaracca. Nessuna telecamera, non un fotografo. Più niente.

Alemanno è livido, non sono cose belle. È andata così. Alle cinque del mattino i principali esponenti dell´opposizione («sembriamo il governo in esilio», ride D´Alema) e due soli parlamentari della maggioranza - Contestabile, Fi, e Arrighi, An - aspettano di partire per l´Egitto sull´aereo di Stato. Arriva Alemanno, il ministro. Arriva Pera col segretario generale del Senato Maleschini. Poche chiacchiere, l´ora è quella che è. Sulla pista un Airbus e un Falcon 900. Pera sale da solo sul Falcon vuoto e parte. Quattro minuti dopo partono gli altri, sull´Airbus pure mezzo vuoto. C´è un´ora di differenza di fuso orario che crea qualche confusione sull´inizio effettivo della cerimonia: è alle 10, ma ora locale. All´arrivo al Cairo il traffico è tale per cui si dà la precedenza ai voli che portano alte cariche istituzionali. Nel nostro caso a Pera, che - accolto dall´ambasciatore - prende posto ai funerali. Il "governo in esilio", o - come dice Bertinotti - "il volo dei militanti" (essendo anche Alemanno un filo-palestinese della Destra sociale) resta in aria sull´aeroporto 20 minuti, poi sulla pista un´ora. Atterra a funerali finiti. Disappunto vivissimo della Grande alleanza democratica, e di Alemanno a cui Pera aveva chiesto in verità se volesse andare con lui, «ma Letta mi ha chiamato ieri sera e mi ha detto di andare sul volo coi parlamentari perché non sembrasse che lasciavamo l´opposizione da sola». Certo, era meglio andare con un aereo solo. Ai funerali è sempre preferibile arrivare qualche minuto prima che a salma inumata. Se Pera fosse stato con gli altri sarebbero arrivati tutti in orario. Commenti. D´Alema: «Sono stato ospitato sull´aereo del presidente della Repubblica che ero segretario della Fgci, per i funerali di Andropov». Cossutta: «Sono andato con Scalfaro ai funerali di Borsellino, con Ciampi a Strasburgo. Se Pera non vuole volare coi noi spieghi i motivi». Pecoraro Scanio: «Oltre che uno spreco di soldi, è un´offesa».

Pera tace. Sta chiuso nella saletta vip dell´aeroporto con l´ambasciatore, non esce neppure - su richiesta espressa dei giornalisti - a salutare il ministro e la delegazione italiana. Arriva l´ambasciatore Badini, allora. Va da Alemanno a chiedere se voglia rientrare col volo del presidente del Senato. Alemanno: «Scusi lei chi è? Si presenti». «Sono l´ambasciatore». Non un bel clima. Al momento di imbarcare Pera finalmente esce. Breve freddo saluto col ministro, «Non sapevo niente di questo disguido». Dunque si chiama disguido. D´Alema e Fassino osservano che in fondo anche altri sono arrivati in ritardo, persino più in ritardo. Il premier finlandese non è nemmeno atterrato. I ministri degli Esteri inglese e tedesco, Straw e Ficher, sono atterrati e ripartiti. Non una grande consolazione, osserva Titti Valpiana, delegata a rappresentare Casini: «Per tre o quattro che sono arrivati tardi decine sono arrivati in orario. Non si può nemmeno dire che Arafat sia morto all´improvviso e ci abbia colti di sorpresa».

Nel viaggio di ritorno Bertinotti legge un articolo in francese, Di Pietro dorme. Parisi e Fassino parlano della riunione della Gad con Prodi, rinviata al 22. Diliberto e Cossutta si dispiacciono di non essere stati a Ramallah, «anche a me sarebbe tanto piaciuto andarci», dice Bertinotti, l´equipaggio dell´aereo di Stato vuole una foto con lui. All´arrivo a Ciampino i giornalisti a grappoli dietro i cancelli, vogliono sapere del "disguido": perché Pera non abbia portato gli altri con sè. Il presidente del Senato tace. Gli altri, quelli dell´aereo appeso in aria, lasciano perdere. In fondo bisogna conservare il senso della propria importanza relativa. In fondo è morto Arafat.

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