Da La Repubblica del 07/11/2004

Le truppe presidenziali, all´inseguimento dei ribelli, bombardano per errore i caschi blu di Parigi

Costa d´Avorio in fiamme uccisi 8 soldati francesi

Chirac invia rinforzi: "Distruggete i loro aerei"

Parigi ha chiamato Annan e chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza
Durante gli scontri a Bouaké è morto anche un civile americano
All´aeroporto di Abidjan scontri con i governativi. Devastato il liceo francese

di Giampiero Martinotti

PARIGI - Otto soldati francesi e un civile americano uccisi, ventitré feriti, la quasi totalità dell´aviazione ivoriana distrutta per rappresaglia su ordine di Jacques Chirac: la crisi in Costa d´Avorio sta precipitando e coinvolge direttamente la Francia, che svolge nel paese un ruolo di interposizione tra le fazioni in lotta insieme ai Caschi blu dell´Onu. Dopo due anni di una fragile tregua, la guerra civile tra i fedeli al regime di Laurent Gbagbo e i ribelli di Guillaume Soro rischia di divampare con una violenza ancor più devastante. L´attacco senza precedenti contro una guarnigione francese dimostra la volontà di Gbagbo di forzare la situazione per prendere il sopravvento ed è stato seguito da un´ora di scontri a fuoco all´aeroporto di Abidjan tra soldati francesi e ivoriani e dall´incendio del liceo francese. Ieri sera, su richiesta dello stesso Chirac, il Consiglio di sicurezza si è riunito d´urgenza al Palazzo di vetro, mentre Parigi ha annunciato l´invio di altri 300 soldati in Costa d´Avorio e ha trasferito tre Mirage all´aeroporto di Libreville, capitale del Gabon.

Una ripresa della guerra in forma assolutamente imprevista: nei giorni scorsi gli attacchi ai ribelli potevano sembrare un semplice tentativo del regime di Abidjan per saggiare le reazioni internazionali, l´attacco contro i francesi è incomprensibile, anche se pare dovuto a un errore e non a una volontà deliberata. Resta tuttavia il fatto che da tempo i rapporti fra Gbagbo e Parigi si sono deteriorati. Mercoledì i presidenti ivoriano e francese si erano parlati al telefono, ma la conversazione assomigliava a un dialogo tra sordi, con uno Chirac che invitava alla calma e un Gbagbo intenzionato a riaprire le ostilità. L´attacco di ieri, tuttavia, ha colto di sorpresa i francesi e provocato una reazione durissima: Chirac ha ordinato ai suoi uomini «la distruzione dei mezzi militari aerei ivoriani utilizzati in violazione del cessate il fuoco». Subito dopo ha chiamato al telefono Kofi Annan, per chiedere la riunione immediata del Consiglio di sicurezza, e il presidente dell´Unione africana, il nigeriano Olusegun Obasanjo.

Vediamo i fatti. Alle 14, due Sukhoi hanno bombardato il liceo Descartes a Bouaké, da tempo abbandonato e trasformato in base logistica delle truppe francesi. Secondo i ribelli, gli aerei avrebbero tentato di colpire una loro base, ma avrebbero sbagliato obiettivo. Otto soldati e un civile americano sono rimasti uccisi, 23 militari feriti. Un quarto d´ora dopo, i francesi hanno distrutto due Sukhoi che si trovavano all´aeroporto di Yamoussoukro. Alle 16, alcuni scontri violenti sono scoppiati all´aeroporto della capitale tra militari ivoriani e francesi. Sono durati un´ora, un aereo militare da trasporto francese è stato danneggiato, la struttura è stata evacuata e chiusa al traffico. Sempre ad Abidjan, una folla di sostenitori del presidente Gbago ha incendiato il liceo francese Mermoz per protestare contro la distruzione dei due aerei. Alcuni cittadini europei sarebbero stati malmenati e le loro auto rubate. Il ministro della Difesa, Michèle Alliot-Marie, ha escluso l´evacuazione dei 15 mila francesi che vivono in Costa d´Avorio («Non siamo a questo punto»), ma ha ingiunto a Gbagbo di riportare la calma: «Sarà ritenuto personalmente responsabile, dalla comunità internazionale, del mantenimento dell´ordine pubblico ad Abidjan». Durante tutti questi avvenimenti, i militari hanno eseguito l´ordine di Chirac e distrutto la «quasi totalità» dei mezzi aerei ivoriani, composti da due Sukhoi e cinque elicotteri MI-25, mentre vengono segnalati combattimenti fra ribelli e legittimisti a sud di Bouaké. All´esercito ivoriano resterebbe così un solo apparecchio. Il ministro degli Esteri, Michel Barnier, ha detto che di fronte all´attacco aereo «la Francia, in stato di legittima difesa, ha risposto immediatamente».

La Costa d´Avorio è di fatto divisa a metà da due anni: il Nord è controllato dalle Forze Nuove di Soro, il Sud dai militari fedeli al governo di Gbagbo, in guerra per un complesso insieme di ragioni politiche ed etniche. I due territori sono separati da una lunga striscia di terra (la zona di fiducia) sorvegliata dalle forze internazionali: 6 mila caschi blu mobilitati dalle Nazioni Unite con il nome di codice Onuci e 4 mila soldati francesi della missione Licorne. La fragile tregua tra i ribelli, insorti contro il regime di Bgagbo, e i sostenitori del presidente aveva fin qui globalmente tenuto, malgrado numerosi e ripetuti episodi di violenza. Ma giovedì le truppe fedeli a Gbagbo sono andate all´attacco, utilizzando i nuovissimi caccia Sukhoi. I legittimisti hanno bombardato le postazioni attorno a Bouaké, capitale della ribellione, che si trova al centro del paese, subito dopo la linea di demarcazione fra i due campi avversi. I francesi hanno lasciato fare, subito accusati dai ribelli di collusione con Gbagbo. Fonti ufficiali dell´esercito dicono che le truppe transalpine non avevano nessun potere legale per intervenire, tant´è vero che il ministro della Difesa aveva chiesto all´Onu un rafforzamento dei poteri conferiti alle truppe di interposizione.

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