Da La Repubblica del 07/11/2004

I due gruppi oltranzisti chiedono di avere potere decisionale pari alle altre formazioni palestinesi

"Governo con Hamas e Jihad" Abu Ala in missione a Gaza

Le parti si sarebbero impegnate per un piano congiunto per la sicurezza nella Striscia
Difficilmente Israele potrebbe trattare con chi predica la fine dell´"entità sionista"

di Alberto Stabile

RAMALLAH - Il capo del governo palestinese, Ahmed Qorei (Abu Ala), ha lasciato ieri la quieta retrovia della Muqata per correre sul fronte caldo della lotta per la successione, dove ha potuto verificare quanto costose e pressanti siano le condizioni dettate dalle fazioni islamiche per garantire che la delicata fase della transizione non si trasformi in una guerra per bande. I rappresentanti dei gruppi intransigenti Hamas e Jihad hanno in sostanza proposto ad Abu Ala la creazione di una "direzione politica unificata" nella quale chiedono di avere voce in capitolo, vale a dire, potere decisionale, al pari degli altri undici raggruppamenti.

Secondo i portavoce delle organizzazioni militanti, il Numero 2 dell´Autorità palestinese nell´era del dopo Arafat avrebbe in linea di principio risposto positivamente. Ma, lasciando la riunione, svoltasi nella vecchia sede del primo parlamento palestinese nato dagli accordi di Oslo, Abu Ala, di cui è nota l´abilità di negoziatore, è rimasto volutamente sul vago: «Abbiamo parlato di unità in tutte le sue forme ed aspetti».

Più tardi, i suoi consiglieri hanno lasciato trapelare una versione eccessivamente ottimistica dell´incontro: le fazioni che in questi mesi hanno trasformato Gaza in una landa senza legge né ordine, si sarebbero impegnate a rispettare un "piano congiunto" per garantire la sicurezza nella Striscia. E sarebbero disposte a muovere verso un obiettivo più ambizioso: «lavorare insieme» per elaborare un «programma nazionale», in pratica l´integrazione dei gruppi intransigenti nella leadership politica dell´Autonomia.

È evidente che Hamas e Jihad fiutano la debolezza delle istituzioni palestinesi. Altrimenti non proporrebbero, come chiarisce il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, la creazione di un «organismo che garantisca la partecipazione di tutte le fazioni nel formulare le decisioni di interesse nazionale».

Questo organismo esiste già e si chiama Consiglio nazionale legislativo. Ma le fazioni islamiche e le altre formazioni del rifiuto non hanno mai riconosciuto gli accordi di Oslo e le istituzioni che ne sono scaturite. Il vuoto di potere creato dalla vicenda umana di Arafat li spinge, piuttosto, a rimescolare le carte fuori da un quadro istituzionale in cui non credono. «Quello a cui pensiamo quando parliamo di direzione unificata - spiega il portavoce di Hamas - non è un´alternativa a nessuna istituzione esistente, ma una sorta di alto comitato per guidare il nostro popolo durante la fase transitoria fino alle nuove elezioni».

Pare che Abu Ala abbia promesso di analizzare attentamente la proposta. Ma il rischio è in agguato. Come potrebbero, infatti, i vertici dell´Autorità palestinese invitare Israele a riaprire il negoziato di pace, cosa che non si stancano mai di fare, condividendo al tempo stesso la responsabilità di gestire la transizione assieme a gruppi e fazioni nel cui programma campeggia ancora la distruzione dell´«entità sionista» e il rifiuto di ogni negoziato? E dall´altro canto, come possono gli stessi dirigenti palestinesi convincere Hamas, Jihad e gli altri gruppi che in questi anni hanno praticato la lotta armata e il terrorismo contro Israele a deporre le armi respingendo la loro richiesta di partecipazione?

A rendere questi interrogativi ancora più spinosi lo stesso Abu Zuhri, il portavoce di Hamas, ha respinto ogni ipotesi di tregua: «La resistenza continua - ha chiarito - e non si fermerà finché continuerà l´occupazione».

Per il resto, nella retrovia della Muqata nessun segnale di ansia turbava il vuoto di notizie provenienti da Parigi. Per la prima volta, il vertice ha ammesso pubblicamente che c´è stata una divisione dei poteri tra il segretario del Comitato esecutivo dell´Olp, Abu Mazen, e il premier Abu Ala. Il quale, d´ora in poi, non potrà più giustificare l´incapacità a governare invocando il fatto che Arafat gli nega la delega nella gestione cruciale della finanza e nella riforma dei servizi di sicurezza. I dirigenti del dopo Arafat, che a ben guardare sono gli stessi che facevano cerchia intorno al raìs, hanno voluto inviare un messaggio di congratulazioni a George Bush per la sua vittoria elettorale, che nasconde l´ennesima apertura. Abu Mazen, Abu Ala e tutti gli altri sono ansiosi di realizzare il piano del rieletto presidente americano per risolvere il conflitto sulla base della soluzione cosiddetta dei "due Stati". Chissà che ne pensa Sharon.

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