Da Il Manifesto del 05/11/2004

I democratici sotto shock vanno a destra

Devastante l'effetto della sconfitta Resa dei conti nel partito che ha perso le elezioni. È già cominciato il gioco al massacro di Kerry, accusato di essere troppo liberal o troppo moderato. A rischio anche il rapporto con la «sinistra extraparlamentare». Si comincia a parlare di «valori religiosi».

di Marco D'Eramo

CHICAGO - «Dieci ragioni per non emigrare in Canada». È il primo titolo del portale Common Dreams (Sogni comuni), il più comprensivo sito internet (commondreams.org) della sinistra americana. E descrive bene lo stato d'animo, la depressione, perfino la disperazione che ha colto le centinaia di migliaia di attivisti che per mesi si sono spesi indefessi per battere George W. Bush.

Ma se lo scoramento della sinistra può essere superato, molto più devastante è l'effetto che la batosta ha sul Partito democratico. Già con il discorso con cui ammetteva la propria sconfitta, John Kerry lasciava intravedere lo scontro senza quartiere che si prepara tra le correnti democratiche. Ogni parte userà pezzi di questa disfatta per attaccare gli avversari interni: le interviste di vari esponenti pubblicate ieri sulla stampa Usa mostrano che lo resa dei conti è già in atto e che la notte dei lunghi coltelli è cominciata.

Intanto è già cominciato il gioco al massacro di Kerry stesso, accusato dalla sinistra del partito di essere stato troppo indistinguibile da Bush sui temi della guerra in Iraq e della lotta al terrorismo, e invece accusato dai clintoniani e dalla destra del partito di essere rimasto troppo legato alla propria immagine di liberal accanito. Ma il problema politico di fondo che ha di fronte il partito è insieme più drammatico e più semplice: poiché il baricentro politico si è spostato verso la destra estrema, per mantenersi vicino al centro l'establishment democratico è già tentato di spostarsi a destra.

L'aspetto più preoccupante è che già ieri molti democratici hanno cominciato a parlare di religione e di valori religiosi. La sconfitta di Kerry è maturata nella sua assoluta incapacità di conquistare neanche uno stato al di sotto della linea Mason Dixon che costituì la linea di frontiera tra gli stati schiavisti e quelli liberi: nessuno degli 11 stati sudisti che combatterono la guerra civile del 1861-65 ha votato per Kerry. La cosa è stupefacente perché fino alla fine degli anni `60 il sud era rimasto una salda roccaforte di democratici, conservatori e tradizionalisti, ma democratici. Una ragione di questo tonfo nel Meridione degli Usa sta nel fatto che Kerry è stato visto come un nordista snob. Dopo John Kennedy, nessun presidente si è mai presentato come proveniente dal Nord (Bush padre si dovette reinventatre «texano» anche se in realtà è un bramino del nord almeno quanto Kerry). E Kennedy aveva vinto solo grazie all'appoggio datogli nel sud dal suo vicepresidente texano Lyndon Johnson: da allora Nixon e Reagan erano californiani, Carter georgiano, Clinton dell'Arkansas, Bush figlio texano. E nessuno di loro era senatore, ma ex governatori o ex vicepresidenti). Come mi dicevano in Wisconsin, se il trend di radicalizzazione dei contrasti persiste, è a rischio la stessa unità nazionale degli Stati uniti: «Noi non vogliamo essere governati da dei pazzi meridionali integralisti. Noi vogliamo pagare più tasse e avere servizi di alta qualità».

Per di più, gli stati della Confederazione rientrano tutti in quella che è chiamata la «fascia della Bibbia», di bigotti religiosi. Non solo, ma Bush ha vinto alcuni stati critici del Midwest, nel decisivo Ohio, puntando tutto sulla mobilitazione dei conservatori cristiani, evangelici, integralisti. Il direttore del centro di ricerca Center for American Progress, John Podesta, che fu capo dello staff della Casa bianca con Bill Clinton, ha dichiarato al Wall Street Journal che il Partito democratico deve ricalibrarsi in tema di religione: «È molto pericoloso per i democratici lasciare il campo in modo tale da suggerire che `se sei religioso, sei conservatore'. La maggior parte della gente deve sentire in te che hai un forte, autentico nucleo morale. I nostri leader devono cominciare a sentirsi più a proprio agio nel parlare in questi termini».

«Abbiano perso la capacità di caratterizzare il nostro solidarismo sociale in termini di valori», dice Simon Rosenberg, presidente del moderato New Democratic Network.

Il peso del tema dei valori familiari è provato dall'avanzata repubblicano nelle coppie sposate: gli uomini sposati hanno votato Kerry al 40 % e Bush al 59%, mentre la percentuale è invertita per gli uomini single: 40% per Bush e 58% per Kerry; lo stesso avviene tra le donne: le sposate hanno votato al 57% per Bush e al 42% per Kerry, mentre le single hanno votato al 35% per Bush e al 64% per Kerry. La percentuale di donne sposate che hanno votato per Bush sale ancora, al 65%, fra le sposate che non hanno frequentato l'università.

Sono le madri di famiglia non istruite che hanno rappresentato la falange di sfondamento per Bush. Ecco perché una buona parte del partito democratico spinge per uno spostarsi sul moralismo cristiano. Questa mossa metterebbe fuori gioco non solo l'ala progressista del partito ma anche la destra clintoniana, considerata troppo laica e liberal. In ogni caso metterebbe fuori gioco una candidatura Hillary Clinton nel 2008. L'aspetto paradossale è che i grandi miliardari che hanno sostenuto la campagna di Kerry sono molto più a sinistra dell'apparato di partito. Lo è George Soros che ha finanziato le organizzazioni indipendenti come il sito MoveOn e il gruppo AmericaComingTogether che con la loro mobilitazione capillare hanno limitato la sconfitta che altrimenti sarebbe stata una disfatta storica. Lo è John Sperling (il fondatore dell'università di Phoenix) che ha finanziato uno studio in cui si conclude che l'unica possibilità di vittoria per i democratici è di radicalizzare il proprio messaggio.

In effetti la mobilitazione esterna al partito è l'unico fattore che nei calcoli degli strateghi democratici potrebbe limitare lo slittamento a destra: è sotto gli occhi di tutti quanto è stata anemica la campagna democratica là dove le organizzazioni esterne, la «sinistra extraparlamentare» non ha mobilitato le masse dei suoi militanti. Sinistra e partito democratico si erano uniti in un matrimonio di convenienza solo per battere Bush. Ora la ricalibratura religiosa che chiede John Podesta potrebbe accelerare il loro divorzio.

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