Da Corriere della Sera del 06/11/2004

Annan scrive a Bush: non attaccate Falluja

Appello a Washington, Londra e Bagdad. Ma Allawi risponde: non c’è più spazio per trattare. E i marines stringono l’assedio

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Le forze americane hanno ieri intensificato il cannoneggiamento e bombardamento di Falluja, a 50 km a ovest di Bagdad. Testimoni oculari hanno riferito che «gli attacchi sono stati i più pesanti degli ultimi mesi», avallando così la sensazione che stia per scattare l’offensiva prevista per i giorni dopo le elezioni Usa. Che la resa dei conti con gli insorti, rinviata dal presidente Bush per non perdere voti, sia ormai vicina lo ha fatto capire anche il Pentagono, confermando che la città è circondata da 10 mila uomini giunti nelle ultime tre notti, e da numerosi posti di blocco. Da sue informazioni, gli insorti all'interno di Falluja sarebbero 3 mila, quelli disseminati nei dintorni 2 mila.

Le truppe Usa hanno allestito un ospedale da campo e un obitorio mobile dove sono già affluiti morti e feriti. All'operazione, ha dichiarato il premier iracheno ad interim Iyad Allawi in un’intervista alla Bbc , partecipa un numero imprecisato di forze irachene.

In visita alla Nato e all’Unione Europea a Bruxelles, Allawi ha ammonito che «la finestra per un accordo pacifico a Falluja si sta chiudendo» e che il suo governo «intende liberare la popolazione e ristabilire la legge» nella città. Alla Bbc , il premier iracheno ha inoltre polemizzato col segretario dell'Onu Kofi Annan. Il 31 ottobre scorso, ha rivelato il Los Angeles Times , Annan ha inviato una lettera di protesta a Badgad, Washington e Londra, sottolineando che un attacco a Falluja «accrescerebbe la rabbia degli iracheni e minerebbe la prospettiva di tenere le elezioni a gennaio».

Annan aggiunse che «l’offensiva rafforzerebbe l'impressione che l’occupazione continua: l'Onu è pronta ad aiutare, ma ha bisogno di un clima positivo per le elezioni, o saranno inutili». Ha risposto Allawi: «È un messaggio confuso, e abbiamo chiesto chiarimenti. Annan è benvenuto se riesce a porre fine al versamento di sangue».

L'indiretta conferma che l'attacco a Falluja è imminente è costata al premier iracheno una tiepida accoglienza alla Nato e all'Ue. Allawi ha sollecitato aiuti agli europei: «Una grande battaglia è in corso in Iraq e ritardi possono costare vite umane». Ma la sua proposta di una «partnership stretta e strategica» tra Bruxelles e Bagdad e di una accelerazione del programma di addestramento delle forze irachene ha portato solo a un finanziamento di 30 milioni di euro in vista soprattutto delle elezioni.

Sebbene Allawi abbia parlato di un «eccellente sostegno» della Nato e dell'Ue, il cancelliere tedesco Schröder non ha nascosto la sua irritazione per le critiche rivolte dal premier ai Paesi «spettatori» del conflitto iracheno nella sua sosta a Roma. E il presidente francese Jacques Chirac, pur invitandolo a Parigi e definendo «ottimi i nostri rapporti», ha disertato il pranzo dei 25 dell'Ue in suo onore.

Il richiamo di Annan a evitare uno scontro a Falluja è stato respinto anche da Washington e Londra. Il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher si è professato «in disaccordo» col Segretario dell’Onu: «L'Iraq ha una strategia per risolvere problemi come quello di Falluja: andare incontro alle autorità locali, ribadire il controllo del governo centrale e ricorrere alle armi se necessario». A sua volta il Foreign Office britannico ha affermato che Annan «è libero di esprimere la sua opinione, ma noi ascolteremo il governo iracheno, perché si tratta del suo territorio e del suo popolo».

Il timore di Annan è che i leader religiosi sunniti boicottino le elezioni di gennaio per rappresaglia contro l’offensiva, come hanno minacciato di fare. Il Pentagono afferma che Falluja sarà ricostruita - sono stati stanziati 58 milioni di euro - e gran parte della popolazione andrà alle urne. Nonostante l'altolà a Bush, l'Onu procede ai preparativi elettorali. Carina Perelli, responsabile dell’Ufficio dell’Onu per l’assistenza elettorale in Iraq, ha ieri asserito che aumenterà il numero degli esperti in Iraq, attualmente 35, e lancerà «campagne di sensibilizzazione» degli iracheni affinché votino.

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