Da Corriere della Sera del 06/11/2004

Individuati i fondi finiti sui conti e nelle società dell’ex patron. Il procuratore Zincani: indagine chiusa

L’accusa a Tanzi: sottratti 900 milioni

Parmalat, i pm emiliani hanno anche accertato «distrazioni personali» per 26 milioni

di Paolo Biondani

S’intitola «distrazioni» ed è un dettagliatissimo elenco di ruberie dalle casse del gruppo Parmalat, per un totale accertato di «oltre 900 milioni di euro». E’ questo il capitolo più scottante dell’indagine-base sulla bancarotta, quella che la Procura di Parma è già pronta a chiudere per approfondire invece i tronconi-stralcio sulle disastrose imprese turistiche dei Tanzi, sui finanziamenti ai politici e soprattutto sui rapporti con le banche. «Siamo riusciti a chiudere in meno di un anno il lavoro di indagine sulle cause del default - ha riconfermato ieri sera al Corriere il procuratore Vito Zincani -: entro breve chiuderemo anche formalmente questo primo procedimento con il rituale avviso». Per misurare le responsabilità personali degli ormai prossimi primi imputati di Parma (sicuramente Calisto Tanzi, che vorrebbe farsi reinterrogare, con familiari, dirigenti, revisori e forse un paio di banchieri), un peso decisivo avranno proprio le «distrazioni». La Procura le ha dettagliate una per una, in un lungo elenco con più di una sorpresa. Negativa per Tanzi, accusato non solo di ruberie per circa 800 milioni di euro a favore di altre imprese familiari, ma anche di «distrazioni personali»: «più di 26 milioni di euro» finiti nelle sue tasche. Per Fausto Tonna, l’ex stratega finanziario, la sorpresa è invece positiva: l’indagine conferma che non ha mai rubato un soldo all’azienda, come i suoi contabili Bocchi e Pessina. E un nuovo mistero di Parmalat è proprio il divario tra cariche e ruberie: secondo le perizie, Stefano Tanzi, il figlio del capo, ha «distratto» poche centinaia di migliaia di euro, suo zio manager e azionista Giovanni poco più di un milione, mentre il dirigente Domenico Barili avrebbe rubato più di tre milioni di euro. E se l’avvocato Zini, dopo l’ultimo furto da 4,7 milioni del 23 luglio 2003, ha pagato con il carcere, Barili a Parma resta uno che conta: presidente della Fiera.

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