Da La Repubblica del 03/10/2004

Fini: "Dopo il voto in Iraq non servirà tenere le truppe"

Il vicepremier: ritiro possibile all´indomani delle elezioni di gennaio

La dichiarazione al Cairo dopo l´incontro con il segretario della Lega araba Amr Moussa
Una visita che è vista da molti come una possibile investitura per la carica di ministro degli Esteri

di Barbara Jerkov

IL CAIRO - «Non appena in Iraq ci sarà un governo libera espressione della volontà degli iracheni, non ci sarà più motivo per mantenere le truppe in quel paese». Gianfranco Fini annuncia dal Cairo la scadenza dell´impegno militare italiano. E per farlo, in un momento fra i più delicati per la nostra politica estera, sceglie un luogo-simbolo del mondo islamico: la sede della Lega araba, dove ieri sera il vicepremier italiano ha incontrato il segretario generale Amr Moussa.

Dichiarazione impegnativa, quella di Fini, ai limiti della frattura diplomatica nei confronti degli alleati americani. Che invece sul ritiro dall´Iraq non si sono mai sbilanciati, guardandosi sempre bene dal vincolare la scadenza ad altro che non fosse, come ha ripetutamente messo in chiaro Colin Powell, «la sicurezza degli iracheni». Nessuna contraddizione con gli Usa, si affrettano dunque a precisare dall´entourage del vicepremier man mano che si fa più evidente l´impatto delle parole pronunciate al cospetto di Moussa. Il pensiero di Fini sintetizza, assicurano, concetti di fondo che accomunano Roma e Washington: prima di pensare al ritiro delle truppe dall´Iraq, cioè, «è necessario che sia portato a termine il processo democratico che inizierà il prossimo gennaio», con le prime elezioni democratiche del dopo Saddam.

Il valore di un simile annuncio, però, fatto per di più dalla capitale morale del mondo arabo e su precisa sollecitazione dei giornalisti arabi, resta tutto: «Non appena in Iraq ci sarà un governo libera espressione della volontà degli iracheni, non ci sarà più motivo per mantenere le truppe in quel paese». Appunto.

In un´intervista apparsa proprio ieri sul quotidiano egiziano Al Ahram, Fini ha precisato ulteriormente la linea del nostro paese. «Ci rende felici», dice infatti, «che la grande maggioranza del popolo iracheno sia contento di essere stato liberato dal tiranno Saddam Hussein. Noi continueremo ad aiutare e sostenere il popolo iracheno fino a quando il governo non ci chiederà di partire. Aggiungo che questo sostegno si collega alle tre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell´Onu 483, 1011 e 1546. Non abbiamo sviluppato tutti gli sforzi in Iraq per liberare il popolo iracheno da Saddam Hussein e poi lasciarlo nelle mani di Bin Laden ed i suoi seguaci».

Il viaggio di Fini al Cairo è solo la prima tappa ieri di un giro del mondo che lo porterà nelle prossime settimane dall´Egitto al Vietnam, da New York a Mosca fino a Tel Aviv. Fini, che prima dell´estate aveva promosso a Roma proprio nella sede dell´ambasciata d´Egitto un incontro con tutti gli ambasciatori dei paesi arabi, era stato personalmente invitato al Cairo dal ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Abdul Gheit. La rilevanza politica della visita del vicepremier italiano, però, è andata crescendo in queste ultime settimane, di pari passo, secondo alcuni osservatori, con la freddezza registrata ultimamente da parte di Berlusconi nei confronti di Franco Frattini, ritenuto troppo «autonomo» e un po´ troppo vicino al Quirinale. Il rilancio dell´impegno internazionale del suo numero due, insomma, corrisponderebbe a una precisa volontà del premier di riportare saldamente a Palazzo Chigi il controllo della politica estera.

Sta di fatto che dopo aver visto ieri sera il segretario generale della Lega araba, questa mattina Fini incontrerà nell´ordine il presidente della Repubblica egiziana, Mohamed Hosni Mubarak, il primo ministro Ahmed Nazif, poi il ministro degli Esteri e infine il Grande imam del Al Azharm Mohamed Tantawi, massima autorità spirituale dei sunniti, figura-chiave soprattutto in un momento tanto delicato per i complessi equilibri nei paesi islamici.

Ad accompagnare il vicepremier in questa due-giorni orientale, il consigliere diplomatico di Berlusconi, Gianni Castellaneta, presenza che conferma ulteriormente, se mai ve ne fosse necessità, la rilevanza della missione diplomatica personalmente affidata dal Cavaliere al suo numero due. Dal 6 al 9 ottobre, Fini sarà poi a Hanoi, anche qui designato espressamente da Berlusconi a rappresentarlo all´annuale Conferenza Europa-Asia. Appena il tempo di passare da Roma, e il vicepremier riparte subito in modo da essere già il giorno 11 a New York, ospite d´onore in occasione della festa degli italiani d´America, il Columbus Day. Il 15, Mosca. Infine, ai primi di novembre di nuovo in Israele, un anno dopo il viaggio-simbolo che ha definitivamente sdoganato il leader dell´ex Msi sul fronte della politica estera, stavolta non come presidente di An ma come esponente del governo italiano. Taccuino impegnativo. Tanto da aver già fatto parlare di «prove generali» in vista di una possibile investitura a ministro degli Esteri in vista del rimpasto di governo o, più in là, per il dopo 2006.

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