Da Corriere della Sera del 24/10/2004

Il boicottaggio dei serbi e delle altre minoranze ha portato a un’affluenza molto bassa: 43%

Rugova il moderato trionfa in Kosovo

Nelle proiezioni il partito del presidente è in testa, distanziato l’ex capo guerrigliero Thaci

di Francesco Battistini

PRISTINA (Kosovo) - Ha abbracciato Milosevic. Ha abbandonato l'Islam. Ha un debole per i brindisi. Ha una politica immobile come le pietre che colleziona. Ma Rugova è sempre Rugova e il Kosovo indipendente non nascerà orfano del suo padre riconosciuto: l'Ldk fondato dal Gandhi dei Balcani, secondo alcune proiezioni, resta il primo partito del Parlamento di Pristina. Quasi il doppio dei voti rispetto al Pdk del «serpente» Hashim Thaci, il capo militare dell'Uck che fece la guerra del '99.

Molto più forte della lista Ora di Veton Surroi, il miliardario editore che (al contrario dei due rivali) piace più all'estero che in patria. Il rullo Rugova schiaccia anche l'Aak di Ramush Aradinaj, l'ex soldataccio sospettato di crimini di guerra, molto ridimensionato. I risultati ufficiali si conosceranno solo fra qualche giorno, ma non ci sono dubbi su chi farà i giochi nel Kosovo deserbizzato: «È una data importante per la nostra indipendenza - ha detto un Rugova già gongolante prima di conoscere gli exit poll -. In cinque anni, abbiamo fatto grandi passi verso l'indipendenza e gli incidenti di marzo sono stati un tentativo di bloccare questo percorso. Occorre trarre una lezione da quello che è successo. Bisogna accelerare l'indipendenza, per calmare la situazione».

La calma, in queste elezioni, è stata solo apparente. Troppa, per non preoccupare. Anche perché tutte le minoranze - serbi e rom, egizi e turchi, gorani e ashkali, il 10% della popolazione kosovara - hanno obbedito all'ordine del premier di Belgrado, disertando le urne «multietniche» per protesta contro le violenze albanesi: cinque elettori a Gracanica, quattro a Mitrovica, una decina nella Serbia del Sud, uno in Montenegro, zero a Zvecan... 500 elettori in tutto, sui 120mila che avevano diritto. I panda del Kosovo avranno i 20 seggi su 120 che la risoluzione Onu assegna loro (dieci ai serbi, il resto agli altri gruppi), ma il loro ruolo sarà se possibile ancora più inutile. «Ovviamente è democrazia anche rifiutare il voto - commenta il capomissione Onu, Petersen -, ma qualcuno è stato minacciato perché non si presentasse alle urne». Conferma Slavis Petkovic, uno dei pochi serbi che hanno votato a Gnjilane, l'unico disposto a dare nome e cognome: «Venerdì sera, la gente è stata minacciata di morte. Neanche Milosevic faceva queste cose».

Nemmeno gli albanesi si sono scaldati troppo: affluenza bassa, 43%, per eleggere il Parlamento da cui uscirà il nuovo presidente, al quale toccherà poi nominare il nuovo governo. Chi porterà il Kosovo all'indipendenza del 2005-2006? La vera battaglia, dopo una campagna elettorale moscia, comincia ora. Thaci vuole fare il premier e finora ha tenuto a freno i suoi paramilitari, per dimostrare buona volontà. Rugova avrebbe preferito un successo di Surroi, per mettere in difficoltà il rivale. Ue e Usa spingono per una grande coalizione di tutte le forze, uguale a quella di questi tre anni, che in giugno consenta un passaggio di poteri senza traumi dall'Onu al nuovo Stato. Una democrazia normale, con maggioranza e opposizione, secondo molti osservatori sarebbe un rischio troppo alto, in una regione dove i partiti sono bande criminali. Su una sola cosa non si discute: «Rimarremo buoni amici - ripete Rugova - dell'Ue, della Nato e degli Usa».

L'amicizia (e il business) con l'America è del resto uno dei pochi argomenti, assieme all'indipendenza, che metta d'accordo tutti i capibastone albanesi. Pristina è un santuario dell'orgoglio Usa, con le strade ribattezzate Clinton Avenue, i ristoranti Famiglia Clinton, gli hotel Victory sormontati dalla Statua della Libertà, i taxi gialli Victory pure quelli... «Ci vorrebbe un Michael Moore repubblicano che venisse qui a filmare tutti gli affari del clan democratico nel dopoguerra del Kosovo», dice un funzionario europeo che si occupa di telecomunicazioni. Un «Fahrenheit» al contrario, che spiegasse anche perché giovedì, a sorpresa, l'Onu ha annullato l'appalto per la nuova rete di telefonini kosovari, già assegnato in giugno a una consociata mista sloveno-albanese. «Sembrerebbe un atto come tanti - spiega il funzionario -. Invece, a volere la revisione del contratto è stata soprattutto una compagnia americana, la Western Wireless International di Seattle. Che non è una concorrente normale: da aprile, la Wwi si avvale della consulenza dell'Albright Group, la società d'affari dell'ex segretario di Stato americano Madeleine Albright». Ovvero, del politico americano che sostenne l'Uck di Thaci.

Ovvero, del consigliere che spinse Clinton a bombardare il Kosovo.

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