Da La Repubblica del 22/10/2004

Maroni, ministro leghista del Welfare, critica Pisanu: "In Italia crescono i senza lavoro". E dice no alla cittadinanza facile

"Non servono lavoratori stranieri diamo il posto ai disoccupati italiani"

"Dico no ai centri d´accoglienza in Libia, potrebbero diventare una calamita per altri clandestini. Noi siamo per tutto ciò che va verso la tolleranza zero"
"Ormai ci sono dappertutto lavoratori italiani a spasso, anche nelle regioni ricche. Va usata la legge Biagi per avviare al lavoro i disoccupati"

di Giovanna Casadio

ROMA - «La richiesta di nuovi lavoratori immigrati è infondata. Gli imprenditori prima impieghino i disoccupati italiani, per gli extracomunitari si vedrà...». Scorre i dati sulle imprese e l´inserimento degli immigrati il ministro del Welfare, Roberto Maroni, preparandosi a intervenire stamani a una tavola rotonda in provincia di Vicenza, a Montecchio Maggiore, nel cuore del Nordest. Un Nordest in crisi - dice - per il quale non c´è più, come nel passato, la necessità di manodopera straniera. No quindi all´ingresso di immigrati regolari, come propone il responsabile del Viminale Giuseppe Pisanu. No a facilitare la cittadinanza agli immigrati. No ai centri di accoglienza a Tripoli perché «diventerebbero luoghi di ristoro e anzi un incentivo a raggiungere le coste libiche» e poi a imbarcarsi per l´Italia. Tre no che sono altrettanti altolà alle politiche dell´immigrazione indicate da Pisanu nell´intervista a Repubblica. La Lega - scandisce Maroni - non permetterà che si imbocchi una strada diversa rispetto a quella tracciata dalla Bossi-Fini. I dati sulla disoccupazione in Italia sono il filo rosso attraverso il quale il ministro argomenta le ragioni leghiste.

Ministro Maroni, Calderoli ha detto che Pisanu dovrà passare sul suo cadavere se vorrà aumentare gli ingressi di immigrati regolari. Anche lei la pensa così?
«Non sono così cruento come Calderoli. Ma ritengo che bisogna restare fedeli alla legge Bossi-Fini, che collega la presenza di extracomunitari sul territorio italiano al contratto di lavoro. Si vedano prima di tutto quanti lavoratori italiani sono a spasso, e ormai ci sono dappertutto, anche nelle regioni ricche. Con la legge Biagi si possono avere forme di avviamento al lavoro dei disoccupati: ecco la strada che va presa».

I lavoratori immigrati tuttavia sono considerati dalle imprese una risorsa indispensabile per l´economia italiana: c´è una richiesta di extracomunitari?
«È una domanda in larga parte infondata perché la manodopera è già a disposizione ed è manodopera italiana. Quando sento parlare di aumento delle quote di immigrati come fa Pisanu penso alla Sicilia dove il tasso di disoccupazione giovanile è il più alto d´Italia e agli imprenditori rispondo: assumete siciliani».

Ci sono mansioni che gli italiani non vogliono più svolgere; c´è un problema di denatalità; ci sono regioni ricche.
«Anche nelle zone dove c´è meno disoccupazione, è una richiesta senza fondamento. Nell´ex ricco Nordest, faccio un esempio, per la crisi della Zoppas è dovuto intervenire il governo con un provvedimento di legge. La situazione insomma si è modificata ed è tale per cui il tasso di disoccupazione fisiologico che era inferiore al 2 per cento oggi si aggira fra il 3 e il 3 e mezzo per cento. Vuol dire che ci sono lavoratori di ogni età espulsi dal mercato e nuovamente disponibili».

Bloccando le quote di regolari l´Italia non corre il rischio di incrementare ancora di più l´arrivo di clandestini?
«Discutere sulle quote è irrilevante. Con la precedente legge, la Turco-Napolitano, che prevedeva l´ingresso a prescindere dal contratto di lavoro regolare, aveva un senso. Ma la Bossi-Fini dice che, se c´è contratto di lavoro c´è contratto di soggiorno, quindi posso essere d´accordo con Pisanu: porre uno sbarramento non va bene. Se c´è una richiesta di extracomunitari elevata, allora ci saranno più contratti di soggiorno».

Secondo lei però non c´è?
«Bisogna far fronte alla crisi di grandi gruppi industriali. Anzi agli imprenditori si richiede uno sforzo per impiegare la manodopera italiana espulsa dal mercato del lavoro».

Sa che il bisogno di colf e badanti extracomunitarie cresce e le famiglie sono costrette a impiegarle "in nero"?
«Basta sanatorie, non capisco perché ce ne vorrebbe una nuova. Per le sanatorie non c´è spazio».

Il presidente Ciampi invita a snellire le procedure per la cittadinanza agli immigrati che da anni lavorano in Italia: la Lega si opporrà?
«Dare la cittadinanza in massa agli immigrati che vivono in Italia proprio no. C´è già una legge che la regola».

Lei è per il reato di clandestinità, cioè arriva un clandestino e lo si arresta?
«Tutto ciò che va nella direzione della tolleranza zero va bene: nel governo e nella maggioranza ci sono opinioni diverse, l´importante è rimandare a casa quelli che arrivano, e subito».

Anche fermandoli nei centri di accoglienza in Libia?
«C´è il rischio che i centri in Libia diventino un incentivo a arrivare su quelle coste. Se i clandestini hanno lì un punto di ristoro è negativo. In consiglio dei ministri, Roberto Castelli ha espresso la contrarietà della Lega. Il pericolo vero è che diventino una calamita».

Di nuovo rissa nel governo sull´immigrazione?
«Rissa perché? C´è la Bossi-Fini, non c´è nulla da discutere».

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