Da La Repubblica del 22/10/2004

Entrano ufficialmente nell´inchiesta sull´aggiotaggio gli istituti che con i bond e le comunicazioni avrebbero condizionato il mercato

Parmalat, cinque banche sotto accusa

Il pm "avvisa" Citigroup, Morgan Stanley, Deutsche, Ubs e Nextra

"Bondi non è l´unica vittima del reato di aggiotaggio, ci sono anche i risparmiatori"

di Luca Fazzo

MILANO - Come si dice avviso di garanzia in inglese? Come si dice aggiotaggio in tedesco? Sono questi gli ultimi interrogativi cui la Procura di Milano ha dovuto trovare risposta nei giorni scorsi, prima di chiudere formalmente il capitolo dell´inchiesta Parmalat forse più spinoso: la complicità dei grandi istituti di credito italiano e stranieri nell´affossare definitivamente i conti del gruppo di Collecchio e nello scaricare sulle Borse e sui risparmiatori i costi del dissesto. Alla fine, terminato il lavoro di traduzione, l´avviso di garanzia che viene inoltrato ieri mattina è in tre lingue: italiano per Nextra (società di gestione del risparmio di Banca Intesa), in tedesco per gli svizzeri di Ubs e i tedeschi di Deutsche Bank, in inglese per Morgan Stanley e Citigroup. Questi sono i colossi le cui responsabilità sono, per la Procura di Milano, le più evidenti. Altre banche restano sotto osservazione: ma per i cinque istituti «avvisati» ieri si apre ufficialmente la strada che presto o tardi li porterà sul banco degli imputati, a fare compagnia a Calisto Tanzi e agli altri protagonisti dell´udienza preliminare già in corso.

Gli avvisi di garanzia recapitati ieri mattina contengono l´invito a nominare un avvocato di fiducia e un rappresentante legale che possa chiedere di venire interrogato e costituirsi in giudizio per conto della banca. Il reato contestato è quello di aggiotaggio, per il ruolo svolto nel collocare sul mercato le obbligazioni emesse da Parmalat nell´ultima fase della sua parabola. Sono operazioni che la perizia di Stefania Chiaruttini, la consulente della Procura di Milano, ha analizzato nel dettaglio, e ha giudicato in modo severo. Ci sono i 420 milioni di bond che Ubs piazzò per conto di Parmalat nel 2003, e di cui 290 milioni tornarono dritti dritti nelle casse del gruppo elvetico, ci sono i trecento milioni di bond che Parmalat dovette riacquistare da Nextra, c´è l´operazione «buconero» gestita da Citigroup. Da queste operazioni, come è noto, ha preso lo spunto anche il commissario straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, per chiedere robuste restituzioni di quattrini alle banche protagoniste. L´unica banca con cui Bondi ha finora trovato un accordo è Intesa, che ha restituito 160 milioni: ma l´accordo con la parte civile non impedisce che ieri anche Intesa, attraverso Nextra, venga inserita nell´elenco degli «avvisati». «Il reato di aggiotaggio - spiegano in Procura - non ha certo per vittima solo Bondi: ci sono i risparmiatori, per esempio....».

Agli avvisi recapitati ieri alle cinque aziende, seguiranno a breve una decina di informazioni di garanzia per altrettanti manager degli stessi istituti, destinati anche loro al banco degli imputati: l´ipotesi più probabile è che questo troncone converga in un unico processo insieme a quello principale che vede imputati per lo stesso reato Tanzi, ventisette persone e quattro società. Più difficile dire cosa accadrà dei tronconi ancora aperti, dove compaiono come indagati altri istituti di credito che contribuirono anch´essi a piazzare sul mercato le obbligazioni Parmalat negli anni precedenti. Di certo c´è che quanto più lontane nel tempo sono le operazioni, tanto più improbabile è che le banche coinvolte vengano chiamate in giudizio: un po´ perché è più difficile indagare, un po´ perché su alcuni episodi incombe la prescrizione; e soprattutto perché è più facile, per fatti così lontani, sostenere che all´epoca era imprevedibile il crollo del gigante di latte creato da Calisto Tanzi.

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