Da Il Messaggero del 20/10/2004

La multinazionale febbre dell’oro

“The Corporation”: così la legge del profitto ha conquistato il pianeta

di Fabio Ferzetti

ROMA - Un branco di psicopatici si è impadronito del pianeta e lo sfrutta a proprio beneficio. I loro nomi sono famosissimi ma nessuno può fermarli perché non sono persone fisiche bensì persone giuridiche, dunque ignorano i vincoli etici riservati ai nostri simili. Sono le grandi corporations , organismi dediti alla pura ed esclusiva ricerca dei profitti. Senza curarsi dei danni che le loro attività possono arrecare all’ambiente o ai consumatori, per la semplice ragione che questo non rientra nella loro sfera di competenza. Più brutalmente: non li riguarda.

Può sembrare una tesi ardita, ma è quella cavalcata da un puntiglioso e inquietante documentario d’assalto che esce venerdì in Italia dopo aver vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival: The Corporation di Mark Achbar, Jennifer Abbott e Joel Bakan, quest’ultimo anche autore del libro omonimo da cui è nato il film (Fandango, 235 pagine, 15 euro).

Perché “psicopatici”? Perché questo è il profilo dei grandi gruppi industriali se ne analizziamo le imprese usando i criteri adottati dagli psichiatri per le persone (Bakan ricorre agli strumenti della World Health Organization e al DSM-IV, classificazione standard della psichiatria). Lo psicopatico infatti è egocentrico, immorale, antisociale, mente di continuo e non esita a mettere in pericolo la vita altrui se gli conviene. Ora, sostiene Bakan prove alla mano, proprio questo fanno, oggi più che mai, le grandi corporations . Da non confondere ovviamente con chi le guida.

Manager e dirigenti possono essere persone squisite e sinceri democratici (il vicepresidente inglese della Shell, offre tè e biscotti ai contestatori penetrati nel suo bel giardino mentre la Shell Nigeria continua a emettere gas inquinanti e manda sulla forca 8 attivisti). Ma la corporation , per natura, pensa solo al proprio tornaconto trasferendo i costi (leggi: i danni) delle sue attivita all’esterno.

Ed ecco una serie martellante di fatti e misfatti firmati da colossi dell’economia. Che spesso vengono condannati a multe monumentali per danni a singoli o all’ambiente, ma pagano volentieri perché la multa è inferiore al mancato guadagno. Ecco “star” del no-global come Michael Moore, Naomi Klein e Vandana Shiva, ma anche capitalisti “convertiti” o almeno preoccupati, analizzare (anche con ironia per fortuna) dati ed episodi spesso passati alla Storia (come gli affari della Ibm col Terzo Reich o le devastazioni causate dall’indistruttibile Ddt). Ecco autorevoli esperti ricordare cose di cui si parla poco e malvolentieri. Come la febbre dell’oro che seguì l’11 settembre. O la vera «epidemia di cancro» provocata dalla petrolchimica nel silenzio generale.

Mentre Jeremy Rifkin ci ricorda come dopo una lunga battaglia legale si possano ormai brevettare forme di vita e sequenze di Dna. Nel totale disinteresse collettivo, perché quando la realtà supera la fantascienza, facendosi inimmaginabile , è difficile perfino trovare i modi per reagire.

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