Da La Repubblica del 12/10/2004

Negli ultimi anni è aumentata più rapidamente la concentrazione di anidride carbonica nell´atmosfera. Gli effetti sul clima rischiano di essere devastanti

"Il pianeta prigioniero dei gas serra non riesce più a disintossicarsi"

I mari sempre più caldi faticano ad assorbire il carbonio in eccesso. L´incubo del Niño

di Antonio Cianciullo

ROMA - Da una parte, i gas serra che continuano ad accumularsi nell´atmosfera in quantità crescente, sparati verso l´alto dai tubi di scappamento delle auto, dal petrolio bruciato nelle centrali elettriche, dai roghi delle foreste. Dall´altra, gli ecosistemi stremati dall´inquinamento, sempre meno capaci di riassorbire l´anidride carbonica in eccesso. L´ultimo allarme sullo squilibrio progressivo del sistema climatico viene da un´isola delle Hawaii, Mauna Loa: gli ultimi due anni di rilevamenti hanno mostrato un picco improvviso della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, un´impennata accolta con grande apprensione dalla stampa inglese.

In realtà il flusso di carbonio di origine umana è in continua crescita da più di due secoli. Prima dell´avvento dell´industrializzazione in atmosfera c´erano circa 280 parti per milione di anidride carbonica. A fine 2002 si era arrivati a quota 373 (un livello che non ha precedenti negli ultimi 420 mila anni e, probabilmente, negli ultimi 20 milioni di anni) e il valore continua a crescere, secondo le stime ufficiali, al ritmo di 1,5 parti per milione all´anno.

Tra il 2001 e il 2002 a Mauna Loa la velocità è però improvvisamente aumentata arrivando a 2 parti per milione. E l´anno successivo la crescita è stata di 2,5 parti per milione. Un´oscillazione di questo tipo non è di per sé significativa perché la media globale si costruisce sommando fluttuazioni che possono avere carattere esclusivamente locale (un´eruzione vulcanica o un periodo prolungato di alta pressione sono in grado d´influenzare il dato). Ma negli ultimi sei anni i giapponesi hanno rilevato in Antartide, considerata una stazione molto indicativa, un aumento consistente.

Inoltre la temperatura degli oceani tende a crescere, trainata verso l´alto dal global warming che ha concentrato tutti i record negli ultimi anni: i dieci anni più caldi nella storia della meteorologia sono concentrati nel breve intervallo 1987 - 2003. Inoltre il 2004 si avvia ad aggiudicarsi il quarto posto, mentre il 2005 potrebbe conquistare il primato assoluto se, come sembra dai primi segnali, il Niño, la corrente oceanica anomala che nasce davanti alle coste del Perù, tornerà a manifestarsi con forza nei prossimi mesi.

Dalla somma di tutti questi elementi, molti fisici ricavano la convinzione che la capacità di assorbimento degli oceani (che assieme alle foreste catturano circa la metà dell´anidride carbonica emessa dagli esseri umani) stia entrando in crisi. L´interscambio di carbonio tra atmosfera e mare è infatti facilitato da temperature non eccessive, mentre, superata una certa soglia di calore, si può addirittura registrare un´inversione di tendenza: la decomposizione accelerata degli organismi finisce per trasformarsi in una sorgente aggiuntiva di anidride carbonica.

Dunque le emissioni inquinanti continuano a crescere a ritmo sempre più veloce e la capacità di riequilibrio degli oceani diminuisce. Una forbice che rischia di spalancare davanti ai nostri occhi un futuro climatico ad alto rischio: se non si uscirà rapidamente dalla dipendenza da petrolio l´aumento di temperatura al 2100 sarà compreso tra 1,4 e 5,8 gradi (un valore da 2 a 10 volte superiore al riscaldamento misurato nel corso del ventesimo secolo) e il livello medio dei mari subirà un aumento compreso tra 9 e 88 centimetri.

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