Da La Repubblica del 12/10/2004

Il premier britannico delinea la svolta, alla vigilia del difficile piano di risanamento del sistema previdenziale

Blair, addio al welfare state

"Manifesto" per la riforma dello Stato: meno assistenza, più flessibilità

Dalle privatizzazioni alle pensioni, la linea del governo laburista continua a entrare in conflitto con quella dei sindacati
Non basta più dare un minimo vitale ai poveri, occorre dare a tutti l´opportunità di realizzare a pieno il proprio potenziale

di Enrico Franceschini

LONDRA - «Dallo stato assistenziale del passato a una società del futuro capace di creare opportunità per tutti». E´ lo slogan con cui Tony Blair presenta la sua «riforma del welfare», un ambizioso piano per «ridisegnare in modo fondamentalmente diverso il rapporto tra stato e cittadino». Di fatto, il «manifesto» con cui il partito laburista britannico andrà alle elezioni della primavera prossima, dove può vincere un terzo, storico mandato consecutivo. Non è un progetto inedito, perché radicali riforme economiche e sociali, in particolare nel campo della sanità e della scuola, hanno già contraddistinto i primi due mandati del governo Blair. «Ma quelle riforme non sono ancora abbastanza», dice ora il premier, «il lavoro non è completato». Un terzo mandato è necessario per rendere la trasformazione totale, definitiva.

Il leader laburista aveva già anticipato un programma del genere, in particolare a settembre nel discorso al congresso del suo partito, a Brighton. Ieri, tuttavia, è tornato sull´argomento con un lungo intervento al prestigioso Istituto per la Ricerca sulle Politiche Pubbliche della London University. Osservano commentatori televisivi e oppositori politici: è un tentativo di distrarre l´opinione pubblica dall´Iraq, che minaccia di scatenare una nuova tempesta contro il primo ministro dopo la morte dell´ostaggio inglese Kenneth Bigley e il rapporto degli ispettori americani sulle (inesistenti) armi di distruzione di massa in mano a Saddam. Probabile che, da consumato uomo politico quale è, Blair miri pure a questo. Ma nel messaggio lanciato ieri dal premier c´è un´intensità ideologica che segnala molto più di una semplice manovra tattica. Rinnovata la sinistra britannica e riportatala alla vittoria, adesso Tony Blair sembra seriamente intenzionato a riformare anche lo stato sociale, ponendo le fondamenta di un sistema nuovo in Gran Bretagna, di un modello per l´Europa intera.

«Qualcuno afferma che è meglio se i politici abbandonano le grandi visioni e le grandi cause, adottando una politica che io definisco minimalista, come era quella dei conservatori fino al 1997», esordisce Blair nel suo discorso-manifesto. «Io dico che le grandi idee hanno ancora un ruolo in politica, e che le sfide che la Gran Bretagna deve affrontare richiedono riforme coraggiose e di ampio respiro».

Il primo ministro traccia quindi un ritratto delle condizioni in cui, nella prima metà del secolo scorso, nacque lo stato assistenziale: povertà endemica, malattie di massa, acuta disoccupazione. Definisce il welfare state un sistema adatto a combattere quella realtà, ma diventato obsoleto in una società profondamente cambiata. «Non basta più dare un minimo vitale ai poveri, occorre dare a tutti la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale», afferma. Dunque i servizi pubblici - istruzione e sanità innanzi tutto - devono essere di «alta qualità», e trovare metodi «innovativi» di finanziamento. Dunque la «mobilità sociale», che ingrossò le fila della classe media nel dopoguerra, deve diventare di nuovo la «caratteristica» della vita britannica. Dunque «flessibilità e adattamento» devono sostituire «rigidità e uniformità». Dunque il ruolo dello Stato, così com´è, non va più bene: «Compito dello Stato è facilitare, non imporre».

E´ il quadro di una vibrante società senza poveri, in grado di offrire a tutti grandi opportunità, anziché un magro sussidio di disoccupazione. Ma per i sindacati e l´ala sinistra del Labour suona come un inno al liberismo sfrenato; a riforme del genere di quelle che il premier ha varato tra mille polemiche nel suo secondo mandato, con la parziale privatizzazione di ospedali e università. Oggi il governo dovrebbe presentarne un´altra, la riforma delle pensioni: i fondi non hanno più soldi per pagare la pensione a metà degli iscritti, lo stato dovrebbe tirare fuori 80 miliardi di euro per portare la spesa pubblica per le pensioni al livello del continente, Downing street potrebbe proporre come alternativa un incentivo di 45 mila euro a persona per continuare a lavorare fino ai 70 anni. E intanto la National Union of Miners, un tempo più potente sindacato britannico con 500 mila iscritti, annuncia di essere rimasto con 3 mila membri e che per sopravvivere dovrà fondersi con il sindacato autotrasportatori. Vent´anni or sono fu la Thatcher, dopo uno sciopero di dodici mesi, a domare i minatori: una brutale restaurazione liberale che cambiò volto al Regno Unito. Ora Tony Blair promette la fine del welfare state, ma restando ancorato ai valori «dell´equità e della giustizia sociale». Ossia ad autentici valori di sinistra. Il futuro dirà se è possibile, e come.

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