Da Il Messaggero del 01/10/2004

Mosca dice sì al trattato di Kyoto contro l’inquinamento

Come salvare la Terra

di Antonio Navarra

IL GOVERNO russo ha deciso di firmare il protocollo di Kyoto. Se il Parlamento di Mosca ratificherà la decisione, possiamo ben dire che siamo arrivati ad un punto di svolta decisivo. Il protocollo potrà entrare in vigore e tutti i meccanismi connessi potranno trovare piena attuazione.

Ora, chi si occupa di queste cose sa che il protocollo non basterà a salvarci. La Terra è sempre più calda, la comunità scientifica internazionale non ha trovato altra spiegazione plausibile a questo fatto al di fuori delle emissioni di anidride carbonica prodotte dall'attività dell'uomo. Cioè dal bruciare petrolio, carbone, combustibili fossili e dal disboscare il pianeta.

Per quasi due secoli l'umanità ha bruciato e tagliato, ognuno nel suo Paese, convinti, tutti, che l'atmosfera fosse una discarica comune di cui nessuno era responsabile. E autoassolvendosi pensando che lì tutto si poteva buttare perché non dava fastidio a nessuno: come il fumo di un falò tutto si dissolve nel vento e si cancella.

Invece, abbiamo imparato che tutto va sempre a finire da qualche parte. E che l'atmosfera può riempirsi di gas che la cambiano, trasformandola in una serra che riscalda il pianeta.

Chi firma il protocollo di Kyoto accetta la responsabilità di tutto questo. E' come dicesse: Sì, l'atmosfera è un bene che può esaurirsi, o almeno esaurire la sua forma utile per l'uomo e trasformarsi in una trappola dalla quale non possiamo uscire. Perché non c'è un altro mondo oltre i 30-40 chilometri di aria sopra le nostre teste.

Kyoto come ho detto, non basterà: anche se Cina e Usa ratificassero l'accordo le emissioni di gas inquinanti diminuirebbero solo di pochi punti in percentuale. Il protocollo ha anche dei limiti: è fatto in modo tale da dare vantaggi a chi sta fuori, perché gli lascia le mani libere. E' molto prescrittivo e richiede la produzione di molte informazioni. Quindi, non siamo neanche sicuri se davvero funzionerà. Ma è un inizio importante perché mette in moto dei meccanismi potenti anche se complessi. Cioè la possibilità per Paesi e altri soggetti di comprare “diritti di emissione” (cioè, se inquino pago a qualcuno che userà i soldi per diminuire l'inquinamento). La possibilità di acquisire crediti di emissione sviluppando progetti che abbattono l'inquinamento in Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo anche pensare che Kyoto avrà un “dopo”, cioè un momento in cui mettere a punto soluzioni tecnologiche che riducano l'inquinamento favorendo lo sviluppo. E' questo sistema che potrà spingere in avanti le tecnologie più innovative, favorire l'efficienza, diventare una grande occasione di sviluppo per chi la vorrà cogliere.

L'Italia, grazie al lavoro dei suoi negoziatori del ministero dell'Ambiente in questi anni, è in buona posizione per cogliere questa occasione.

Abbattere l'inquinamento non vuol dire chiudere le fabbriche e lasciare le auto nei garage. Significa migliorare le cose che facciamo, produrre e consumare meglio, in modo più razionale, spendendo possibilmente di meno. Non dobbiamo diventare ascetici per salvarci, dobbiamo diventare più colti, più innovativi, più coraggiosi.

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