Da La Repubblica del 29/09/2004

Al Congresso di Brighton il premier invita il Labour all´unità: "Superiamo ogni disaccordo e vinciamo le elezioni per le terza volta"

Blair, mea culpa a metà sulla guerra

"Sbagliate le informazioni sulle armi di Saddam, non il conflitto"

di Enrico Franceschini

BRIGHTON - Le ragioni della guerra erano sbagliate, ma la guerra è stata giusta lo stesso. Suona contraddittorio, ma non per Tony Blair. Davanti al congresso annuale del suo partito, il primo ministro si scusa a metà per un conflitto che ha spaccato il Labour. «Posso chiedere scusa perché le informazioni sull´esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq si sono rivelate errate», dice nel suo atteso discorso programmatico, «ma francamente non mi scuso per avere abbattuto Saddam Hussein. Il mondo sta meglio con Saddam in prigione piuttosto che al potere». Un parziale "mea culpa" che mira a voltare pagina. «Qualsiasi disaccordo avessimo sulla guerra, ora dobbiamo unirci nella determinazione a restare a fianco del popolo iracheno per costruire stabilità e democrazia», continua Blair. «Quando ci riusciremo, si vedrà che questa non era una guerra di religione, come tentano di far credere i terroristi, bensì l´antico scontro tra libertà e oppressione».

L´invito all´unità ha pure un secondo scopo: seppellire le divergenze interne tra laburisti, per riuscire a battere i conservatori nelle elezioni della primavera prossima, ottenendo una terza, storica vittoria consecutiva alle urne, «mai verificatasi negli ultimi cent´anni». Pur senza grande entusiasmo, il popolo del Labour sembra consapevole della sfida. Accoglie Blair con una lunga ovazione, lo applaude per cinque minuti alla fine. «Sull´Iraq non ci ha convinti - riassume l´ex-ministro Claire Short, tenace oppositrice della guerra - ma il partito vuole vincere le elezioni e si unirà per farlo». Ciononostante, l´Iraq non smette di tormentare il premier. Il quale ha dovuto aprire il suo intervento con parole di condoglianze per i due soldati britannici uccisi in un agguato a Bassora e di solidarietà ai familiari dell´ostaggio inglese Ken Bigley. Poi è stato interrotto da contestatori che gli hanno gridato «hai le mani sporche di sangue», anche se è stato pronto a rispondere: «Per fortuna qui viviamo in una democrazia e siete liberi di protestare». Domani, infine, il congresso potrebbe approvare una mozione per fissare la data del ritiro delle truppe britanniche dall´Iraq, imbarazzando Blair che non vuole scadenze.

I delegati gli hanno inflitto un altro schiaffo approvando una mozione per rinazionalizzare le ferrovie, privatizzate dalla Thatcher vent´anni fa e oggi in condizioni disastrose: sintomo di un partito che non ha ancora digerito del tutto la svolta del New Labour. Ma l´imperativo, con le elezioni a primavera, è serrare i ranghi. Sicché, dopo il sostegno a denti stretti offertogli il giorno prima dal cancelliere Brown, ieri Blair ha risposto elogiandolo come «un amico personale da vent´anni e il miglior ministro del Tesoro mai avuto dalla Gran Bretagna». Sarà solo un´armonia di facciata, ma è meglio di un pubblico bisticcio. Gli unici a dare veramente battaglia a Blair, qui a Brighton, sono stati i partigiani della caccia alla volpe, furiosi per il bando votato dal Parlamento: anche loro hanno interrotto il suo discorso in aula, hanno scaricato la carcassa di un cavallo in mezzo alla strada, si sono scontrati con la polizia, e per finire le donne hanno marciato a seno nudo sulla spiaggia. Chissà se un topless fuori stagione farà cambiare idea alla camera dei Comuni.

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