Da La Repubblica del 29/09/2004

La lezione no-partisan

di Massimo Giannini

Al fondo della immane tragedia irachena, nel pozzo di dolore e di orrore nel quale sono sprofondati Fabrizio Quattrocchi ed Enzo Baldoni, insieme ai civili inermi morti sotto le bombe e ai poveri ostaggi decapitati dalla furia cieca del terrorismo, il sorriso delle due Simone liberate a Bagdad è un inno alla speranza. C´è una "lezione italiana", che si può trarre da questa vicenda. Avevamo invidiato alla Francia la grande prova di unità nazionale che quel Paese aveva saputo dimostrare dopo il rapimento dei due cronisti, purtroppo ancora in mano alle milizie di Al Zarqawi. Adesso lo possiamo dire: l´Italia, una volta tanto, ha dato una prova non meno esemplare.

Le parole pronunciate dal premier in Parlamento, quel «grazie sincero» rivolto al centrosinistra, sono il miglior sigillo di una strategia che ha dato i suoi frutti. E che dovrebbe funzionare ogni volta che c´è in gioco un valore supremo. Niente lo era di più della vita delle due ragazze italiane. Per salvare quella vita, maggioranza e opposizione hanno collaborato. Mettendo da parte i bassi tornaconti elettorali e i piccoli profitti di bottega. Era una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per raggiungere un obiettivo condiviso da tutti.

Se proprio non si vuole evocare l´unità nazionale, che per alcuni suona retorica e per altri impraticabile, si può parlare almeno di concordia nazionale. Le delegazioni del governo, del Polo e dell´Ulivo riunite ieri sera a Ciampino per accogliere tutti insieme Simona Pari e Simona Torretta, ne sono l´immagine più plastica. Sono il simbolo di una politica che, almeno in certi casi, si fa "strumento" e non diventa "strumentalizzazione". Una politica che sa mettersi al servizio di un interesse generale, e sa sacrificare l´interesse particolare. Una politica che sa riconoscere l´esistenza di grandi questioni "no-partisan", che interpellano responsabilità collettive e sollecitano reazioni comuni. Una politica che sa rispettare e distinguere i ruoli, sa riconoscere il suo solo avversario, e lo sa sconfiggere con le armi migliori di ogni democrazia: la fermezza e la coesione, il diritto e la solidarietà. Il dialogo tra destra e sinistra questa volta ha funzionato. Non è inciucio. Non è intelligenza col nemico. Non è trattativa sotto banco. È la forza di un metodo, che si è imposta e che si dovrebbe imporre sempre, quando c´è in ballo un´emergenza.

Maggioranza e opposizione hanno avuto il merito di accantonare i rispettivi ideologismi. Il Polo, accedendo almeno una volta alla richiesta accorata del presidente della Repubblica, ha avuto il merito di mantenere costantemente aperti i canali di coinvolgimento e di comunicazione con il centrosinistra. Il simbolo di questo sforzo, molto più che i già moderati Letta e Frattini, è proprio Silvio Berlusconi: il premier, creando uno stupore diffuso negli osservatori nazionali e internazionali, ha sfoderato una misura e uno stile da uomo di Stato che non gli si conosceva e che in questi tre anni non aveva mai saputo esprimere. L´Ulivo, dimostrando almeno su questo una compattezza che è mancata e manca ancora in molti altri campi della vita pubblica, ha avuto il merito di sfruttare quei canali, alimentandoli con una partecipazione responsabile alle scelte che il governo andava di volta in volta maturando, nella difficilissima gestione di questo anomalo sequestro. Il simbolo di questo sforzo, molto più che i già riformisti Fassino e Rutelli, è Fausto Bertinotti: il leader di Rifondazione, mettendosi contro un´ampia fetta del suo partito e del suo elettorato più radicale, ha riconosciuto nella liberazione delle due Simone la priorità assoluta, e ha rinunciato alla facile scorciatoia pseudo-pacifista del «ritiro immediato delle nostre truppe».

Ora che finisce l´incubo di queste due ragazze, sarebbe bene che non si esaurisse anche questo nuovo spirito repubblicano. Che questa «lezione italiana» potesse essere messa a frutto anche per il prossimo futuro. Il «tranquillo dopoguerra iracheno» continua a restare una maledetta guerra unilaterale, sbagliata e illegittima, alla quale anche noi partecipiamo senza sapere più con quali compiti e per quanto tempo. E questo chiama in causa le scelte del centrodestra, che deve porsi il problema di come si esce dall´inferno mesopotamico. Ma la minaccia terroristica non finisce con la consegna delle due Simone, e l´Occidente di cui siamo parte integrante al di là di ogni colore politico e di ogni riferimento culturale resta sotto la minaccia del fondamentalismo jihadista. E questo chiama in causa le scelte del centrosinistra, che deve porsi il problema di come si difende una democrazia. Ora che l´Italia intera festeggia il ritorno delle sue "ragazze-coraggio", è tempo di riflettere e di discutere seriamente, e serenamente, anche su queste contraddizioni che attraversano i due Poli.

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