Da La Repubblica del 26/09/2004

Parla Udo Voigt, leader del partito vincitore delle regionali in Sassonia

"Hitler? Un grande statista" la ricetta dell´ultradestra tedesca

I tedeschi devono proclamare la volontà di tornare a essere qualcosa nel mondo
Non vogliamo una società multiculturale, l´Europa deve tornare agli europei

di Andrea Tarquini

BERLINO - Adolf Hitler, fino al 1938, fu un importante statista: con lui non c´era la disoccupazione di massa. Dopo degenerò in guerrafondaio e fu responsabile della disfatta del Reich. L´Europa deve liberarsi dal predominio americano. Il capitalismo va subordinato all´interesse dei popoli e delle nazioni. Ecco come Udo Voigt, leader della Npd, il partito dell´ultradestra tedesca vincitore delle regionali in Sassonia, vede il mondo. Repubblica lo ha intervistato per documentarne credo, programmi, strategie.

Udo Voigt, che significa per la Germania il vostro successo in Sassonia?
«Significa che i tedeschi che vogliono restare tedeschi d´ora in poi sanno quale partito devono votare».

Quali possibilità avete di presentare una lista unica alle politiche del 2006 in tutta la Germania?
«Io e il partito dedichiamo ogni energia a questo obiettivo. Colloqui sono in corso con altri gruppi e partiti e faremo di tutto perché nel 2006, per la prima volta dopo la guerra, un partito nazionale entri al Bundestag».

Pensa di candidarsi a cancelliere?
«È prematuro».

Quali sono le vostre priorità per risolvere la crisi tedesca?
«Vediamo due temi principali. Primo, la società multiculturale. Secondo, la globalizzazione e il libero commercio. Non è vero che i salari tedeschi siano diventati troppo cari. Il problema sono le merci a basso costo del terzo mondo. Sono in diretta concorrenza con i lavoratori tedeschi. Una politica che permette tutto ciò distrugge i posti di lavoro del popolo».

Approva la partecipazione tedesca alla Ue e alla Nato?
«La partecipazione tedesca alla Ue con una Germania come primo pagatore netto non ci soddisfa affatto. Gli accordi di Schengen neanche. Né la politica economica europea. Portano a un´immigrazione incontrollata, a sviluppi economici nell´interesse del commercio libero internazionale e della globalizzazione. Non vogliamo una società multiculturale in tutta Europa, lottiamo per l´idea di un´Europa delle Patrie, come la definì de Gaulle. I Trattati di Maastricht e il Patto di stabilità, e lo stesso Trattato di Roma, vanno rinegoziati. Se non ci si riesce occorre sciogliere la Ue e creare un´Europa nuova».

E la Nato?
«La Nato è sotto il dominio americano. Vogliamo fare di tutto per tenere gli Usa fuori dall´Europa. Quindi siamo per un´uscita dalla Nato e per la fondazione di un patto di difesa europeo. In ogni caso con Francia, Italia, Spagna. Il grande interrogativo è se la Gran Bretagna sarà capace di affrancarsi dagli Usa».

La Germania che voi volete dovrà e potrà assumersi un ruolo-guida in Europa o dovrà prima concentrarsi sui problemi nazionali?
«Quando al posto di una società multiculturale avremo di nuovo una identità tedesca, una Volksgemeinschaft, allora questa nazione potrà sprigionare un´energia che trascini altri popoli».

Cosa proponete per risolvere il problema dell´immigrazione?
«Tedeschi ed europei devono ritrovare e proclamare la volontà di tornare a essere qualcosa nel mondo. I tedeschi devono identificarsi nella Germania, gli italiani nell´Italia, gli europei nell´Europa. E come europei dobbiamo deciderci a una politica comune che non sia più asservita al capitale straniero, al capitale speculativo, il quale ha ogni interesse a far venire sempre più stranieri in Europa per avere salari sempre più bassi».

Cioè l´economia di mercato va sottoposta a controlli politici?
«L´economia deve essere subordinata al popolo. Deve servire il popolo e non gli speculatori».

Il Grundgesetz, la Costituzione tedesca, vi va bene così o va secondo voi cambiata?
«Il Grundgesetz è una Costituzione provvisoria, simbolo della Repubblica federale come Stato vassallo degli Usa così come la Ddr era vassallo dell´Urss. L´ultimo articolo del Grundgesetz chiede che il popolo tedesco dopo la riunificazione si dia una nuova Costituzione. Quindi non abbiamo una Costituzione. È tempo di discutere su una nuova Costituzione. Con molti più elementi di democrazia popolare».

Cioè?
«Sui temi importanti bisogna consultare il popolo con referendum. Se chiedessimo al popolo se abbiamo bisogno di altri stranieri o no, il popolo direbbe no. Tra marco ed euro, la Germania avrebbe scelto il marco. E il popolo avrebbe detto no anche all´entrata di dieci paesi nella Ue che dobbiamo pagare, il che rende necessari i tagli al welfare. Elementi plebiscitari devono essere molto importanti».

In Europa a quali politici e partiti vi sentite vicini?
«I partiti nazionali, con cui abbiamo contatti. Il British national party, la Falange in Spagna, Forza nuova di Roberto Fiore in Italia con cui abbiamo da anni ottimi contatti, e con cui ci presentiamo uniti alle europee. Abbiamo condotto i primi colloqui col Front national, finora eravamo un partito troppo piccolo ma dopo aver raggiunto quasi il 10 per cento in Sassonia e ora che puntiamo a entrare al Bundestag potremmo diventare un partner interessante anche per il grande Front national».

Quali sono i vostri rapporti con la comunità ebraica?
«Non mi piacciono Paul Spiegel e Michel Friedman (il leader della comunità ebraica e il noto conduttore di talkshow ebreo, ndr) ma perché si schierano come persone contro gli interessi nazionali tedeschi e contro il mio partito. Non in quanto ebrei».

I partiti tradizionali vi definiscono nazisti e anticostituzionali. Cosa risponde?
«Cercano di metterci nell´angolo e allontanare gli elettori. La loro grande paura è la nostra marcia verso il Centro della società. Sanno dai sondaggi che da anni chiediamo una politica nazionale che il Centro della società vuole».

Come giudica Adolf Hitler?
«Hitler con il suo movimento è riuscito a unire la volontà del popolo tedesco e così a realizzare l´impossibile. In questo senso e per la soluzione dei problemi sociali - ai suoi tempi non c´era disoccupazione di massa ma Kraft durch Freude, energia con gioia, c´erano molti programmi sociali - è stato sicuramente un grande statista del suo tempo. Ma dopo, con una serie di errori politici, ha permesso al nazionalsocialismo di trasformarsi in un movimento nazionalista e sciovinista, e ha distrutto tutto. Quindi ha anche la responsabilità della disfatta della Germania».

E Stalin?
«Ebbe un ruolo perché servì a distruggere il Reich tedesco. Era l´arcinemico del capitalismo ma l´Occidente si unì temporaneamente a lui per distruggere il Reich».

Qual è secondo lei il massimo statista tedesco moderno?
«Bismarck. Di una Germania divisa fece una nazione».

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