Da La Repubblica del 21/09/2004

L´uomo chiave della Npd vuole fare dell´Est la culla dell´ultradestra

Il credo del camerata Apfel "Noi, dalla parte dei veri tedeschi"

di Andrea Tarquini

BERLINO - «Questa nostra vittoria è un risultato fantastico per tutti coloro che vogliono ancora sentirsi tedeschi», ha detto Holger Apfel. Trentatrè anni, di formazione impiegato editoriale specializzato nel marketing, a vederlo sembra un uomo tranquillo. Sorridente, statura media, un po´ pingue, occhiali con montatura di metallo. «A prima vista sembra innocuo, non pare davvero un neonazista», dice Josef Joffe, grande firma di Die Zeit e del Tagesspiegel, «con il suo fisico pienotto farebbe pensare a un tranquillo venditore ambulante di wurstel». Der Kamarad Holger Apfel, come lo chiamano i suoi con rispetto, è il capolista vincente della Npd a Dresda. Nei suoi slogan, nelle pubblicazioni che edita, c´è l´anima della nuova ultradestra tedesca.

«Dobbiamo essere consci e memori dell´alto tributo di sangue che i nostri padri e i nostri nonni versarono per la Germania. Prendiamoli ad esempio, combattiamo come loro», disse nel giugno 2002 a una manifestazione della Npd a Lipsia. Allora vestiva ancora jeans e t-shirts da poco. Domenica sera in tv era in doppiopetto marrone (per inciso: il marrone in Germania ricorda l´uniforme delle Sa), camicia e cravatta, la voglia di battaglia traspariva dal rimprovero al giornalista televisivo: «Abbiamo vinto nonostante la campagna di odio di voi dei media contro di noi».

«Noi» vuol dire la Npd, non i tedeschi dell´est. Perché Holger vuole fare dell´Est, e specie della Sassonia, la culla della nuova ultradestra nazionale, ma come quasi tutti i suoi capi viene dall´Ovest. E´ nato a Hildesheim, in Bassa Sassonia. All´Ovest aveva abbracciato la causa nei ranghi degli Junge Nationaldemokrate. Si fece le ossa, racconta la Bild, proponendo il premio Nobel per la pace per Rudolf Hess, il delfino di Hitler. Audacie di gioventù. Ora si è trapiantato a Riesa, vecchio centro industriale sassone. Con la sua editrice Verlag deutsche Stimme (Editrice voce tedesca) dà voce a ideologia e programmi del partito «e posti di lavoro sicuri ai tedeschi».

«Siamo filotedeschi, non xenofobi», dice sorridente. Gli slogan della campagna sono stati più diretti. «Wir haben die Schnauze voll», più o meno «ne abbiamo piene le scatole». O ancora: «Il popolo si dissangua, i capitalisti incassano». Secondo la Sueddeutsche Zeitung, a un congresso del partito avrebbe detto: «Sì, siamo anticostituzionali». Compensa l´aspetto marziale che non ha con le dichiarazioni combattive. O dando alle stampe proclami decisi. In Germania la quantità di stranieri fa soffrire il popolo di «Ueberfremdung», estraniazione etnico-culturale. L´ossessione multiculturale vuol trapiantare stranieri ovunque. L´esempio storico: «Ricordate i pellerossa. Non riuscirono a fermare gli immigrati, adesso vivono poveri in riserve». La Npd comunque, assicura Apfel in persona, «non è un partito populista, vuole difendere con coerenza gli interessi della società e della nazione». Un suo compagno di lista, l´imprenditore Uwe Leichsenring, 37 anni, chiede «un altro ordine sociale» e «la costruzione di strutture che siano pronte, se e quando un giorno la rivolta dell´est arriverà». Strutture pronte in silenzio, quasi come i dormienti di Al Qaeda. Così, avverte l´intelligence tedesco, «in alcune città la Npd ha messo radici nel cuore del corpo sociale». Ne hanno fatta di strada, Holger e i suoi Kamaraden.

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