Da Corriere della Sera del 22/07/2004

Onu: la condanna del muro divide Europa e Usa

di Ennio Caretto

WASHINGTON - La Palestina è in fiamme, ma per Nasser Al Kidwa, l'osservatore palestinese all'Onu, «è un magnifico momento» al Palazzo di Vetro di New York. Martedì Al Kidwa ha vinto il confronto con Israele all'Assemblea generale che con un voto non vincolante, 150 «sì» tra cui quello dell'Ue, 6 «no» e 10 astensioni, ha chiesto l'abbattimento del muro in Cisgiordania e un risarcimento danni. E ieri ha sollecitato il Consiglio di sicurezza a pronunciarsi subito in merito, iniziativa a cui l'America, che minaccia il veto, si è detta contraria. Al Kidwa ha dalla sua il segretario dell'Onu Kofi Annan, che ha dichiarato: «Israele deve tenere conto della sentenza della Corte dell'Aja (che ha giudicato «illegale» il muro, ndr), anche se solo consultiva. Presti attenzione al suo valore morale».

All'atto pratico, nulla cambia per ora: Ariel Sharon, il premier israeliano, ha ribattuto che «la costruzione della barriera difensiva continua», e il Centro Wiesenthal ha sfidato Tribunale e Onu a proclamare «crimini contro l'umanità» gli attentati suicidi. Ma sul piano politico, il voto dell'Assemblea ha segnato una svolta. Lo conferma la protesta della Casa Bianca: «Non è la strada giusta», ha tuonato il portavoce Scott McLellan. L'Assemblea generale aveva incaricato la Corte dell’Aja di esprimere un parere sul muro l'8 dicembre scorso, con un voto però molto diverso: 90 a favore, 8 contro e 74 astensioni, tra cui quella dell'Ue. Gli ultimi eventi hanno un significato molto chiaro: il muro sta aprendo un solco tra Ue e Usa, e più in particolare tra Londra e Washington; e spinge questi ultimi ad arroccarsi sempre più in difesa di Israele, aggravandone l'isolamento in Medio Oriente. Il quotidiano britannico The Guardian rivela i timori di Londra sulla possibilità che l'amministrazione Bush abbandoni, se non altro temporaneamente, i negoziati in Medio Oriente e il sostegno alla road map. L'ambasciatore americano all'Onu John Danforth ha implicitamente criticato gli europei: «Il muro è una misura anti-terroristica, è una questione non giuridica ma politica, che va risolta non da un Tribunale ma da trattative diplomatiche».

L'America è rimasta scossa soprattutto dall'accordo all’ultimo minuto - il voto era stato rinviato già due volte - tra Al Kidwa e gli ambasciatori Ue. Che in cambio del loro appoggio hanno aggiunto due paragrafi alla risoluzione. Il primo invita i palestinesi a impedire «atti di violenza di gruppi e di individui» e gli israeliani a risparmiare i civili e a cessare le uccisioni mirate. Il secondo, pur non denunciando esplicitamente il terrorismo contro Israele, afferma che «ogni Stato ha il diritto e il dovere di proteggere i suoi cittadini, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani». Al dibattito, Dan Gillerman, ambasciatore israeliano all’Onu, ha sostenuto che il muro ha ridotto del 90% gli attentati contro Israele, del 70% i morti e dell'85% i feriti. Ma la Lega araba ha invitato la comunità internazionale a premere perché Israele si pieghi all'Onu.

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