Da Corriere della Sera del 15/07/2004
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2004/07_Luglio/15/blindatu...

La blindatura

di Massimo Franco

L’apparenza è quella di una coalizione sull’orlo della crisi. Il voto dell’Udc sulla Rai insieme con l’opposizione è un avvertimento politico e insieme simbolico: fa capire che il partito di Marco Follini non ritiene che la legge sul conflitto di interessi, approvata martedì, possa seppellire la discussione sul potere televisivo del presidente del Consiglio. Se poi si aggiungono il silenzio gelido e le facce scure degli alleati durante il discorso parlamentare del segretario dei centristi, l’apparenza sembra anticipare la sostanza di una rottura in incubazione. Eppure, la pressione per trasformare lo scontro in un compromesso è forte: forse più di quanto non appaia. Il ripensamento di Gianfranco Fini, pronto adesso a diventare ministro dell’Economia a patto che entri nel governo proprio Follini, può anche essere considerato come la restituzione di una proposta provocatoria: quella che il segretario dell’Udc aveva fatto, candidando il vicepremier a succedere a Giulio Tremonti. Ma l’ironia delle dinamiche politiche ieri sera ha trasformato questo scambio un po’ lunare di finte cortesie nell’unico punto di equilibrio di una maggioranza allo sbando.

Laconico, Silvio Berlusconi ha spiegato che l’idea di Fini non rappresenta una novità: ne aveva già parlato lui in passato. Si tratta di capire che cosa il presidente del Consiglio è disposto a offrire al suo alleato meno remissivo; e quanto Follini sia pronto a cedere della propria immagine di pungolatore implacabile e solitario del centrodestra. Finora, aveva sempre detto e fatto dire che non era disponibile a entrare nell’esecutivo; che lo considerava un espediente di Berlusconi per imprigionarlo e zittirlo.

Ieri sera, invece, sotto voce si accreditava un’indisponibilità meno assoluta.

Mentre Berlusconi andava a riferire al Quirinale, filtravano voci di un coro possente, quasi assordante che inciterebbe Follini al grande passo: una filiera di poteri che premono dall’esterno sull’Udc. Chi accredita la tregua ha già pronta la spiegazione. Si addita l’impossibilità di una rottura dell’alleanza. Si evoca la nascita di un asse Fini-Follini, per tre anni «cenerentole» del governo; e la liquidazione di quello fra Bossi e Tremonti, l’uno convalescente e l’altro dimissionario: con Berlusconi nel ruolo di perno immutabile. Ma riesce difficile pensare che un governo blindato dai capipartito basti, in sé, a raddrizzare una situazione economica compromessa; e, soprattutto, a cancellare l’impressione di un centrodestra lacerato sul piano dei rapporti non solo politici, ma personali.

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