Da Corriere della Sera del 13/07/2004

i Direttori

«I nostri tg non sono al servizio del Cavaliere»

Mentana (Tg5): ricostruzione iperbolica. Giordano (Studio Aperto): giudicateci dal prodotto. Fede (Tg4): Silvio troppo elegante per farlo

di Paolo Conti

ROMA - Il più sarcastico è Emilio Fede, direttore del Tg4 : «Forse il mio vecchio amico Marco Follini soffre di amnesia... altro che quarantadue secondi in tutta la campagna elettorale al suo partito. In un solo giorno da noi ha avuto un collegamento di dodici minuti. E poi tanti altri». Era prevedibile. Lo scontro Berlusconi-Follini in apertura del vertice di maggioranza di domenica sera ha lasciato il segno tra i tg Mediaset. Il film è noto. Il leader udc si lamenta di essere poco visibile in tv, il Cavaliere ricorda le sue presenze in Rai, Follini insiste («sarà per compensare i quarantadue secondi che Mediaset mi ha riservato in tutta la campagna elettorale»), Berlusconi ribatte («le mie reti non ti hanno mai attaccato»), Marco si irrita («ci mancherebbe altro!»), Silvio prende fuoco («Continua così e vedrai se non ti attaccheranno»), l’altro si imbestialisce («E’ una minaccia!»)

Così l’irrisolto conflitto di interessi torna a incombere sui cieli Mediaset. Assicura sempre Fede: «Una cosa è sicura, è impossibile che Berlusconi si metta a telefonare per chiederci di non occuparci di Follini o di chi per lui. Figuriamoci per attaccarlo. Non è nel suo costume, nella sua eleganza». Giudizio oscurato dal noto amore del direttore del Tg4 per il suo editore? «Ma no, siamo seri. Semplicemente non è l’uso e il costume della nostra azienda. Piuttosto, questo sì, la raccomandazione che può fare Fedele Confalonieri è rispettare la par condicio che ci inguaia e ci impacchetta, ma almeno così si evitano multe salate». Siamo sicuri che le cose vadano così? «Sicurissimi. Non per niente Berlusconi si infuria più col Tg5 che con altre testate».

Inevitabile approdare a Enrico Mentana, che quel tg dirige: «Sicuramente non è un giornale che lo favorisce... Ma non è questo il problema. Sono sicuro che Silvio Berlusconi, da proprietario ed ex editore, sa benissimo che è molto meglio un organo di informazione imparziale e quindi autorevole piuttosto che una testata sbracatamente amica e proprio per questo non autorevole». E come la mettiamo col duello Cavaliere-Follini, con quella minaccia? «Mi pare una ricostruzione iperbolica per entrambi, come spesso avviene nei racconti sulle liti ascoltate con l’orecchio incollato al muro. Sono iperbolici anche i quarantadue secondi che Follini avrebbe tirato in ballo. E’ la stessa persona che mi ha incontrato dopo la campagna elettorale e mi ha ringraziato per l’equilibrio del nostro tg». Mentana ridacchia: «Tutto ricorda certe coppie che si accapigliano, poi il marito ringhia "ti ammazzo!" e lei urla "torno da mia madre"... Il mattino dopo li incontri e sembrano in viaggio di nozze». Tornando alla sostanza editoriale, Mentana, il capo del governo-proprietario di Mediaset preme o non preme? «Mi pare giusto dar conto di dodici anni e mezzo di direzione del Tg5 in cui né Berlusconi né Confalonieri hanno chiesto una sola, dico una sola volta di attaccare o di ignorare qualcuno. Chi lavora qui sa come vanno le cose così come lo sanno i telespettatori che ci seguono e giudicano il prodotto».

Proprio l’argomento con cui risponde Mario Giordano, giovane direttore di Studio Aperto , il tg di Italia Uno, a chi gli chiede se mandare avanti un telegiornale Mediaset significhi rinunciare in partenza a quote di libertà e autonomia: «Francamente non fa piacere che dietrologie e malizie valgano più del nostro lavoro quotidiano. Per questo io dico: per favore, valutateci per ciò che facciamo, per il prodotto che proponiamo ogni giorno. L’anno scorso l’Authority ci ha riconosciuto correttezza, completezza e imparzialità dell’informazione».

In quanto alla sfuriata a Palazzo Chigi, Giordano? «Non so come siano andate le cose, ma l’atmosfera mi sembra lontanissima dalla realtà che si vive in questa azienda dove nessuno ha mai chiesto di usare l’informazione come un manganello al servizio di qualcuno. E non c’è bisogno della mia testimonianza per certificare il grado di autonomia dei direttori». Fatto sta che Follini quelle frasi le avrebbe proprio dette... «Sulla ricostruzione possiamo anche interrogarci fino a domattina. Ma per il nostro lavoro, insisto, giudicateci dai fatti. Per favore».

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