Da Corriere della Sera del 01/07/2004

Le ansie di Silvio: sono alleati sadici o masochisti?

La figlia Marina: quando mio padre lo danno per finito riemerge sempre

di Maria Latella

ROMA - «Non l’ho mai visto così arrabbiato», confessa, con un sussurro, un deputato raccontando di Silvio Berlusconi: «Non so se tra i miei alleati ci siano più sadici o più masochisti» così si è sfogato ieri a Montecitorio, rispondendo a un «come va?». Lo descrivono determinato e assicurano: «Non ci sarà il bis della verifica, con An e l’Udc che cercano di prendere tempo per cucinarlo a fuoco lento. Stavolta non andrà così». Dall’altro fronte, per l’appunto quello degli alleati, dicono che non ha ancora capito: «Non ha capito che l’umore dell’elettorato è cambiato. Anche nei suoi confronti». Poi, ed è quasi l’una di notte, il commento finale di uno che ha preso parte alla cena di lavoro a palazzo Grazioli: «Berlusconi stufo? Non lo conoscete. Berlusconi non molla un tubo. E’ irritato, ma ha deciso di aspettare domani (oggi per chi legge ndr), aspettare e vedere che cosa chiedono gli altri. Vediamo se saranno loro a dire, chiaro e tondo, che vogliono sfiduciare Giulio Tremonti». Di situazioni di crisi, nella sua vita, il Cavaliere ne ha gestite molte, e in questi giorni, ripensando alle fasi più difficili, quelle in cui rimaneva sveglio la notte a guardare il soffitto, gli capita di passare in rassegna le performance meglio riuscite, le «no-way situation» dalle quali, pure, è invece uscito: cinque, dieci, vent’anni fa. Ha ancora la stessa tigna? I suoi amici la chiamano tenacia. Anche nelle lunghe telefonate serali con i figli più grandi, con Marina o Piersilvio, l’analisi del presente e del futuro più immediato si riflette e trascolora nelle citazioni delle difficoltà passate. Per i figli di un imprenditore, le montagne russe sono un percorso abituale: «Mio padre l’hanno dato per finito tante volte e ogni volta è riemerso», ripete Marina quando le fanno notare che le vie della politica sono lastricate di trappole.

Psicologicamente, Berlusconi è uomo che detesta le situazioni senza via d’uscita. Appena annusa che è là che vogliono trascinarlo, alle corde, si sforza di rimanere al centro del ring, muove le sue pedine, cerca di incrociare l’interlocutore in grado di proporgli un percorso alternativo. Ci sta pensando, in queste ore, e intanto ascolta i suggerimenti dei più intimi, le riflessioni che gli arrivano da Milano: «Incontra tutti, parla con l’establishment, dialoga. Ti hanno chiuso in una torre d’avorio, tiratene fuori». Per cominciare, allora, riunisce i suoi di Forza Italia: a cena, come gli capita nei momenti importanti, felici o fatali che siano. Bondi, Cicchitto, Scajola, Pisanu...

La torre in cui, come dicono a Milano, l’hanno chiuso senza che lui se ne accorgesse, il Cavaliere vorrebbe ora spostarla. Muoverla verso gli alfieri dell’opposizione, anche per captare gli umori, le vibrazioni che arrivano da lì: «In fondo, se si tratta di ripensare questo Paese, io mi ritrovo più nel confronto con una certa sinistra, che non con i dossettiani alla Prodi. Loro hanno una visione vecchia e statica dell’Italia. Forse a sinistra c’è gente più giovane, più in grado di capire». Così, giorni fa, il Cavaliere andava riflettendo, e in controluce sembrava di cogliere una certa curiosità per le mosse di Walter Veltroni. Ma ieri no, non è stata giornata per pensare all’opposizione. Ieri tutto si è concentrato nei duelli interni: la An di Alemanno contro Tremonti, Tremonti che allora parla per mezz’ora con La Russa. Di che cosa? «Dei nostri figli: Geronimo, il mio, si sta laureando. E il figlio di Tremonti sta facendo la maturità. Sono amici» assicura il coordinatore di Alleanza Nazionale. Alemanno junior è troppo piccolo per far parte del gruppo, dev’essere per questo che il feeling Alemanno-Tremonti non è mai decollato.

«Non so se sono più sadici o più masochisti» rimuginava ieri mattina il Cavaliere. Chi l’ascoltava captava l’animo del combattente. Ma era appena l’inizio di una lunga giornata, a metà di una lunga, lunghissima settimana.

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