Da La Repubblica del 12/06/2004

Due sergenti della prigione rivelano al "Washington Post": "Costretti a seguire le disposizioni impartite dai servizi segreti"

Torture, l´uso dei cani fu autorizzato

Nuovi guai per Bush , i soldati di Abu Ghraib eseguivano gli ordini

Il presidente aveva garantito: "Rispettate le leggi Usa" Human Rights: "Violata la Convenzione di Ginevra"
Un "gioco" macabro: vinceva chi riusciva a terrorizzare di più il prigioniero

di Arturo Zampaglione

NEW YORK - I soldati americani di Abu Ghraib, la prigione-gulag vicino a Bagdad, avevano inventato un "gioco" notturno. Facevano uscire dalla cella un paio di iracheni completamente nudi e li torturavano nei corridoi con cani feroci. Tenute senza museruola a pochi centimetri dai detenuti, le bestie abbaiavano, ringhiavano, sbattevano i denti, tentavano di mordere. E il "gioco" veniva vinto dal cane - assieme al soldato che lo aveva a bada - che per primo riusciva a far orinare dalla paura un prigioniero. «L´uso dei cani era autorizzato dall´intelligence militare», ha scritto ieri il Washington Post, aggiungendo dettagli raccapriccianti sulle torture di Abu Ghraib, attinti dai rapporti segreti sullo scandalo. Secondo il quotidiano della capitale, i cani, soprattutto pastori belgi e Malinois, non servivano solo per scoprire armi ed esplosivi nascosti nelle celle, ma per "ammorbidire" i prigionieri iracheni prima degli interrogatori. «L´intimidazione dei prigionieri con i cani si configura come una chiara violazione della Convenzione di Ginevra», protesta Elisa Massimino, direttore dell´organizzazione internazionale Human Rights First. «Ed è anche contraria sia alle regole del Pentagono, elencate in un manuale dell´esercito, che alle norme contro trattamenti crudeli».

Ma queste considerazioni etiche, umanitarie, giuridiche non sembravano di moda al Pentagono. Fino alla pubblicazione delle foto di Abu Ghraib e allo scoppio dello scandalo sulle torture, i vertici militari si comportavano come se godessero di una completa immunità. Sono infatti emersi - nella stampa d´oltreoceano e nelle udienze al Congresso - alcuni documenti inquietanti: negli anni scorsi Casa Bianca e ministeri discutevano sulla applicabilità della convenzione di Ginevra nella guerra al terrorismo, ipotizzando che George W. Bush potesse prendere, pur restando nella "legalità", decisioni in contrasto con le regole internazionali sui prigionieri. In un memorandum inviato alla Casa Bianca il ministero della giustizia diceva persino che le torture contro i militanti di Al Qaeda «potevano essere giustificate». «Io ho solo autorizzato a rispettare le leggi americane», ha dichiarato l´altro ieri George W. Bush, nella conferenza stampa conclusiva del G8 di Sea Island, senza però entrare nel merito dei sospetti e delle accuse.

Ma due sergenti americani, due esperti di cani della prigione di Abu Ghraib, Michael Smith e Santos Cardona, hanno riferito agli inquirenti di aver ricevuto, tra dicembre e gennaio, una richiesta ufficiale di assistenza da parte del colonnello Thomas Pappas, il responsabile della intelligence nel gulag. Probabilmente gli ordini venivano da ancora più in alto. Smith si serviva di Duco, il Malinois belga che aveva addestrato, per spaventare i detenuti del carcere. Cardona faceva lo stesso con Marco, il suo pastore delle Fiandre. Ma un terzo militare americano, a leggere i rapporti, si rifiutò di obbedire agli ordini della intelligence sull´uso dei cani: il marinaio William rispose di no, che non avrebbe collaborato.

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