Da Corriere della Sera del 28/05/2004

Dal 1999 a oggi abbattuti oltre 140 edifici. L’appello dei monaci: «La perdita dei nostri tesori riguarda la cultura europea e l’intera cristianità»

L’Italia torna in Kosovo, questa volta per restaurare

di Paolo Conti

L’Istituto centrale per il restauro del ministero per i Beni e le attività culturali stavolta affronta un impegno lontano dall’universo dorato degli sponsor più ricchi: il restauro del Patriarcato serbo-ortodosso di Pec e del monastero di Decani, gioiello serbo-bizantino del XIV secolo. L’impresa, coordinata dallo storico dell’arte Alessandro Bianchi, partirà in autunno per finire nel 2007 e costerà due milioni e mezzo di euro, finanziati dalla Cooperazione italiana e dall’organizzazione umanitaria «Intersos» di Nino Sergi. Il progetto parte dopo il restauro della Foresteria di Decani, finito con la legge speciale del 2001 per i Balcani. Siamo nel cuore del Kosovo, solo da poco non più teatro di una guerra civile in piena Europa. Prima l’atroce pulizia etnica contro gli albanesi tentata da Milosevic a colpi di massacri. Poi le vendette albanesi contro i serbi, ridotti in piccole enclave.

L’attività dei restauratori italiani è l’unica buona notizia comunicata ieri mattina a Montecitorio durante l’incontro organizzato dal comitato «Salva i monasteri» (www.salvaimonasteri.org) e dal gruppo dei Verdi alla Camera. I monasteri sono quelli serbo-ortodossi del Kosovo, isolati in una regione amministrata dall’etnia albanese: le forze italiane di pace presidiano Pec, Decani e Grazanica. Ma secondo il patriarcato serbo (il dossier è su una pagina del sito www.kosovo.com) dal 1999 a oggi sono state distrutti, da parte di estremisti musulmani albanesi, 140 tra chiese e monasteri. Il filosofo Massimo Cacciari ha paragonato le devastazioni alla ipotetica perdita di San Marco a Venezia o di San Vitale e Sant’Apollinare a Ravenna. La commissione Affari esteri della Camera, giorni fa, ha votato all’unanimità da tutte le forze politiche (dal presidente Gustavo Selva, An, alle prime firmatarie, le deputate Verdi Laura Cima e Luana Zanella) un documento che impegna il governo «ad assumere ogni iniziativa per salvare il patrimonio artistico del Kosovo dalla distruzione».

Ieri due monaci di Decani, Sava Janjic e Andrej Sajc, hanno lanciato il loro appello offrendo un quadro desolante. Ha detto padre Sava: «Dal 1999 prosegue, sotto gli occhi delle truppe Onu, una rabbiosa distruzione sistematica di un patrimonio spirituale e culturale che riguarda non solo i serbi ma l’intera cristianità, quindi l’Europa e le radici del nostro Continente. C’è un accanimento simbolico. Alle immagini sacre non completamente distrutte sono stati asportati gli occhi. In Italia dovete sostenere le vostre truppe, che assicurano tranquillità ai nostri luoghi. Ma insisto: la perdita dei nostri tesori riguarda l’intera cultura europea e l’intera cristianità. Se la situazione dovesse radicalizzarsi, anche i cattolici saranno in pericolo».

Lo studioso di iconografia bizantina John Lindsay Opie, accanto al suo collega Valentino Pace, ha lamentato in particolare «l’irreparabile perdita» di tre monumenti: la chiesa della Madre di Dio di Ljevish a Prizren, il monastero della Santa Trinità a Suva Reka, la chiesa di Matejic a Tetovo, straordinarie testimonianze del XIII e XIV secolo poco documentate fotograficamente e quindi perdute per sempre.

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