Da Corriere della Sera del 19/05/2004

La vincitrice delle elezioni indiane getta la spugna dopo le violente proteste dei nazionalisti indù che contestano le sue origini italiane

Sonia Gandhi: «Non sarò premier, per umiltà»

L’annuncio getta nel panico il Partito del Congresso. Ma la figlia Priyanka: «Potrebbe ripensarci»

di Paolino Accolla

BOMBAY - «Devo umilmente rinunciare. Non ho mai voluto diventare primo ministro, non è mai stato nelle mie intenzioni». Sonia Gandhi, la «straniera », la vincitrice delle ultime elezioni in India, parla con le lacrime agli occhi davanti ai membri del suo partito e annuncia la grande rinuncia: «Mi appello a voi affinché possiate capire la forza della mia convinzione. Non esiste alcuna minaccia contro di me. Voglio dare all’India un governo forte e stabile». La sofferta decisione è arrivata dopo giorni di proteste in piazza e di mercati in ribasso. Il Bjp, il partito del premier uscente, Atal Bihari Vajpayee, aveva messo in atto una campagna martellante contro l’origine italiana di Sonia: «Milioni di persone pensano che questa sarebbe una vergogna per la Nazione. Uno straniero che diventasse primo ministro metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale» aveva detto ieri il portavoce del Bjp, Prakash Javdekar. Per di più la vittoria del Partito del Congresso e l’entrata in gioco dei Comunisti aveva disorientato il mondo della finanza, facendo precipitare gli indici azionari. A cominciare da quello della Borsa di Bombay, la più importante del Paese che lunedì ha vissuto un «lunedì nero», arrivando a perdere il 15%.

Ieri, mentre già circolavano le voci della rinuncia, il mercato si è ripreso, facendo registrare un'avanzata storica dell'8% e dando ragione a chi nel tracollo del giorno prima, come la scrittrice Arundhati Roy, aveva visto la trama di speculatori legati al Bjp e alle altre forze conservatrici. Gli investitori sono tornati a comprare dopo che i leader del Congresso e i loro alleati di sinistra, tra cui i comunisti, avevano assicurato che le riforme non si sarebbero fermate.

L’annuncio a sorpresa di Sonia ha gettato nella disperazione i quadri e la base del Congresso. Una piccola folla di sostenitori si è subito radunata di fronte alla sua residenza per chiederle di cambiare idea. Un ex parlamentare ha addirittura minacciato di togliersi la vita con una pistola e ha esploso un colpo in aria per dimostrare che faceva sul serio. «E’ impossibile pensare a un altro leader - ha detto un esponente del partito, Jayanti Natarajan -. Non posso credere che il Congresso accetterà la sua decisione».

Allo sconcerto ha contribuito la mancanza di indicazioni su chi sarà il premier designato da Sonia, anche se molti pensano che indicherà Manmohan Singh, l’ex ministro delle Finanze simbolo delle riforme indiane. Ma all'interno del partito c'è chi preme perché la sua decisione venga messa ai voti, lasciando ogni opzione ancora aperta. Ieri la figlia Priyanka ha detto che la madre potrebbe tornare sui suoi passi: «In base a quello che ho visto oggi - ha detto riferendosi alle numerose manifestazioni di appoggio - ritengo che ci penserà su. Non so quale sarà la sua decisione finale. Potere e posizione non sono mai stati i suoi obiettivi. Però, si sente molto responsabile nei confronti del partito». Per il figlio Rahul, invece, un ripensamento è insperabile.

Sul perché della sua decisione Sonia è stata vaga, limitandosi a dire di aver seguito «una voce interiore» e di non avere timori per la propria persona. Nonostante la morte violenta del marito Rajiv, ucciso nel 1991 da un kamikaze tamil imbottito di esplosivi e della suocera Indira, assassinata dalle proprie guardie del corpo nel 1984. «Voglio dare all'India un governo stabile» ha affermato Sonia, indicando che chiunque guiderà il governo si muoverà con il suo avallo. Ma senza dover rispondere agli attacchi dei detrattori, ostili alla straniera nata a Orbassano, vicino a Torino, ed entrata nella più potente famiglia indiana sposando Rajiv, che aveva conosciuto in Inghilterra. «Non ho mai pensato di essere percepita come una straniera - aveva detto in una rara intervista -. Perché non lo sono. Io sono indiana».

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