Da La Repubblica del 24/05/2004

La Cdu riesce a far eleggere Horst Koehler, ex leader del Fondo Monetario. Per il premier si prepara una difficile "coabitazione"

Germania, un presidente banchiere contro la leadership di Schroeder

di Andrea Tarquini

BERLINO - Segnali di svolta conservatrice in Germania, proprio nel mezzo del cammino della seconda legislatura rosso-verde. Il candidato delle opposizioni Horst Koehler, ex presidente del Fondo monetario internazionale ed ex superconsigliere di Helmut Kohl, è stato eletto ieri nuovo presidente federale. Il capo dello Stato tedesco ha poteri ancora più ristretti e meramente rappresentativi che non da noi o nelle monarchie scandinave, eppure il successo di misura di Koehler contro la candidata delle sinistre, la rettore d´università Gesine Schwan, segna un forte successo politico e personale del leader della Cdu-Csu, Angela Merkel a fronte del cancelliere Gerhard Schroeder a due anni dalle elezioni politiche previste per il settembre 2006. Anche se 18 elettori democristiani e liberali, proprio per contestare il crescente e sempre più spregiudicato potere della Merkel nel centrodestra, hanno negato il voto a Koehler. Un dettaglio, che non incrina più di tanto l´affermazione della "lady di ferro tedesca".

«Voglio essere il presidente di tutti i tedeschi, e di tutte le persone che vivono nel nostro paese», ha detto Koehler nel suo apprezzato discorso d´investitura, esordendo con questa piccola frase di apprezzamento del ruolo positivo degli immigrati. Koehler è stato eletto al primo scrutinio della Bundesversammlung, l´Assemblea federale che ogni cinque anni sceglie il capo dello Stato federale. È composta da 1205 elettori: 602 deputati del Bundestag e 603 rappresentanti scelti dalle sedici regioni-Stato tra personalità politiche ed economiche, della cultura, dello spettacolo e dello sport. Tra i 1205 c´era anche l´ex premier democristiano del Baden Wuerttemberg Filbinger, accusato per aver comminato condanne a morte in guerra quale giudice militare della marina del Reich.

Koehler ce l´ha fatta con 604 voti, dunque appena uno in più della maggioranza. Succede al socialdemocratico Johannes Rau, ex braccio destro di Willy Brandt. È stata Angela Merkel a voler imporre il supermanager richiamato a forza dal vertice dell´Fmi, per scegliere un personaggio a forti tinte e di grande caratura internazionale. Una star in formato G8 e alta finanza, caratterizzato come "a compassionate liberalconservative", cioè un liberalconservatore non indifferente ai drammi della povertà, e come strenuo sostenitore di riforme di fondo del modello Germania. E insieme per respingere l´altro possibile candidato di grosso calibro del centrodestra, l´ex vice di Kohl Wolfgang Schaeuble. Personalità di grande prestigio internazionale, ma politicamente troppo forte nella Cdu-Csu per non infastidire le ambizioni di Frau Merkel, e insieme troppo legato al vecchio establishment "kohlista".

«L´elezione di Horst Koehler mostra che oggi in Germania è possibile costruire maggioranze alternative a quella rossoverde che governa male il paese», ha detto Angela Merkel, raggiante nell´abito-pantalone nero, troneggiando al centro della trojka dei leader del centrodestra. La fiancheggiavano il liberale Guido Westerwelle e il premier cristianosociale bavarese Edmund Stoiber, ormai apparentemente rassegnato a un ruolo di "spalla" e non più di rivale nell´investitura a candidato cancelliere.

Appelli all´unità nazionale, condanna dello spirito di polarizzazione, l´esortazione a un «patriottismo illuminato, che integri il cosmopolitismo e non lo rifiuti», hanno invece dominato il discorso di Koehler. Insieme a un discorso severo e franco sui problemi di fondo, in linea con il riformismo radicale di Frau Merkel. «Da economista mi è dovere dirvi che la condizione del nostro paese mi preoccupa. Ci servono riforme di fondo per evitare il declino, una revisione a fondo di welfare e sistema sociale e produttivo, e il paese reale ha le energie per farcela». Ha poi auspicato «una globalizzazione che diventi capace di essere un vantaggio anche per il Terzo mondo».

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