Da Corriere della Sera del 11/04/2004

Von der Gablentz: «La maggioranza dei due popoli, che è pacifica, alzi la voce contro i barbari»

«Kosovo, la Nato difenda i monasteri»

Il presidente di «Europa nostra»: «Patrimonio non solo serbo, ma dell’umanità»

di Paolo Conti

La recente distruzione di antichi monasteri e chiese bizantino-ortodossi in Kosovo allarma chi in Europa ha a cuore le sorti di un irripetibile patrimonio culturale. «Abbiamo scritto al segretario generale Jaap de Hoop Scheffer per spronare la Nato ad attuare la protezione del patrimonio culturale nel Kosovo in tutto il territorio con la stessa determinazione», annuncia al Corriere della Sera dall’Aja Otto von der Gablentz, presidente esecutivo di «Europa nostra», federazione di duecento associazioni culturali di 35 Paesi. Tra i gruppi italiani appaiono, per esempio, Italia Nostra e il Fondo per l’Ambiente Italiano. Si è mosso anche il primo presidente di «Europa Nostra», il principe Consorte di Danimarca, Henrik, che ha sottoscritto un appello alle «diverse parti» coinvolte: «Preservate le chiese, le moschee, i monasteri, i ponti, i monumenti storici che testimoniano la storia e lo spirito d’Europa».

Spiega Otto von der Gablentz: «Condanniamo severamente queste distruzioni. Riguardano non solo il patrimonio serbo-ortodosso ma dell’intera Europa. In tre giorni più di trenta edifici religiosi sono stati dati alle fiamme, distrutti oppure seriamente danneggiati. Tra questi purtroppo ci sono la chiesa della Madre di Dio di Ljevis, a Pristina, del 14° secolo e il monastero del 15° secolo di Devic, edifici famosi in tutto il mondo. Sono atti barbarici che sembrano far parte di una strategia prestabilita».

Von der Gablentz (ex diplomatico tedesco, già rettore del Collegio d’Europa a Bruges) chiarisce che la stessa condanna «vale per la distruzione delle due moschee di Nis e Belgrado. Noi rivolgiamo un appello anche alla grande maggioranza degli albanesi in Kosovo e dei serbi che, ne siamo certi, rispettano il patrimonio culturale dell’altro gruppo: devono alzare la voce e devono sforzarsi per prevenire ulteriori distruzioni».

«Europa nostra» non ha altri strumenti operativi se non il proprio prestigio: «Il nostro ruolo è far sì che gli europei capiscano che un patrimonio culturale comune a tutti è in pericolo. La nostra missione è essere la voce delle coscienze europee ovunque un pezzo della nostra storia e della nostra cultura sia in pericolo, sia in tempi di pace che di guerra. In questo periodo stiamo premendo perché chiunque abbia una responsabilità in Kosovo ci aiuti a valutare i danni e predisponga piani per i restauri, laddove sia possibile». L’associazione vorrebbe far parte anche della Commissione indipendente internazionale per il patrimonio culturale in Kosovo proposta dal Consiglio d’Europa.

La situazione in Kosovo (proprio domani Francesco Cossiga e Vittorio Sgarbi andranno in visita nella regione) sembra meno infuocata. Però il futuro del patrimonio culturale impensierisce comunque von der Gablentz: «Ma per fortuna le truppe italiane della Kfor garantiscono la protezione del monastero di Decani e del Patriarcato di Pec».

In quanto ai vertici d’Europa, il presidente ha una proposta: «L’Unione Europea e il Consiglio d’Europa, come protettori dei comuni interessi, dovrebbero investire in progetti educativi e legati alla crescita della fiducia reciproca tra le diverse comunità del Kosovo proprio per promuovere il rispetto dei reciproci patrimoni culturali. Salutiamo con molta soddisfazione l’appello lanciato a marzo sul Kosovo da Koichiro Matsuura, direttore generale dell’Unesco, e anche la decisione di quell’organizzazione di inserire quest’anno il monastero di Decani nella lista del Patrimonio culturale dell’Umanità. E’ un modo per garantire la massima protezione a questo gioiello serbo-bizantino del 14° secolo».

C’è disattenzione culturale in Europa rispetto a questi problemi? «C’è ancora molto lavoro per far capire che la protezione degli edifici storici in ogni angolo del continente è una responsabilità comune, da condividere».

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