Da Corriere della Sera del 01/02/2004

Sui banconi controlli «fai da te»? Al mercato la sfida del carovita

Dopo la ricetta-provocazione di Berlusconi parlano i consumatori: «Deve intervenire il governo, non le massaie Sherlock Holmes»

Massaie italiane, supremi guardiani contro il carovita. La ricetta-provocazione del premier Silvio Berlusconi («Nessun governo può intervenire sui prezzi, sono le massaie che devono difendersi comprando dove costa meno») ha inevitabilmente sollevato un coro di reazioni, dal mondo politico come dalla società civile. Prevedibili quelle dei leader dell’opposizione: da Francesco Rutelli («Il governo non ha fatto nulla per tenere sotto controllo l’inflazione e sembra essersi accorto solo ieri che milioni di famiglie faticano ad arrivare a fine mese: agisca e avrà il nostro contributo») a Piero Fassino («Con la politica economica di questo esecutivo ormai sono a rischio anche i redditi del ceto medio»), da Walter Veltroni («In Finanziaria non c’è una lira per i buoni casa, ma per i decoder sì»), fino al segretario della Cgil Guglielmo Epifani («L’aumento dei prezzi non si risolve facendo battute sulle massaie»). Meno scontate quelle provenienti dalle associazioni di tutela dei consumatori, dalle quali emerge uno scenario in cui milioni di donne (e uomini) cercano ogni possibile spiraglio di risparmio in un Paese dove non si conoscono neanche quali sono i negozi (o città, o quartiere) in cui si può spendere meno, dove i rialzi sono liberi mentre i ribassi sono sottoposti a forti vincoli di legge, dove il governo e le amministrazioni pubbliche non esercitano adeguati controlli nei settori in cui sarebbe loro compito vigilare.

«Prendiamo il primo punto, quello dell’assenza di dati informativi - comincia Gustavo Ghidini, presidente onorario del Movimento consumatori -. Oggi sia l’Istat sia gli osservatorii locali fanno rilevazioni dei prezzi molto dettagliate, per città, per rioni, per singoli esercizi e generi di consumo. Ma, poi, rendono noti soltanto i risultati statistici generali. Una media che vale quanto quella del celebre pollo di Trilussa». In altri termini, si può sapere che, per esempio, il prezzo dello zucchero è cresciuto in Italia di una determinata percentuale, ma è impossibile conoscere dove è rincarato di più e dove di meno. «In questo modo i consumatori restano senza bussola - spiega Ghidini -. Non hanno a disposizione alcuna informazione utile per orientare la loro spesa».

Punto numero due: libertà di rialzo ma non di ribasso. «La legge sul sottocosto prevede pesanti sanzioni e anche la chiusura dello stesso negozio per coloro che riducono eccessivamente i prezzi - osserva Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum -. Ebbene, le stesse norme dovrebbero essere applicate anche a quegli esercizi commerciali che fanno aumenti speculativi e ingiustificati». Sulla stessa lunghezza d’onda è Ghidini: «L’esempio più evidente viene dai saldi stagionali, che sono strettamente regolamentati - spiega -, mentre contro i rincari non esiste alcuna barriera. A questo punto, sarebbe meglio liberalizzare tutto: dare ai commercianti anche la facoltà di praticare sconti quando vogliono».

Secondo Landi, «il governo deve dare un segnale concreto in questo senso, sia estendendo ai rincari le norme previste per gli sconti, sia inviando la Guardia di Finanza a controllare le fatture e le dichiarazioni fiscali di coloro che sono responsabili di aumenti elevati». Landi ricorda che «quando il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno, ha avuto il coraggio di farlo, i risultati sono stati immediati».

Ed è proprio contro la mancanza di controlli da parte del governo che le associazioni dei consumatori puntano il dito. «Forse non tutti sanno che esisteva già una legge che vietava qualsiasi arrotondamento dei prezzi verso l’alto al momento del passaggio dalla lira all’euro - sottolinea il Codacons -. Bastava farla rispettare». Ma il problema non è legato solo all’introduzione della moneta unica. «Sulle tariffe amministrate il governo può intervenire in ogni momento - dice Ghidini -. Mi riferisco, per esempio, ai rincari registrati nel settore dei trasporti, carburanti compresi, che pesano molto sul bilancio delle famiglie». Per il presidente onorario del Movimento consumatori, «se controlli ci sono stati, non se ne sono certo visti gli effetti». «Nei servizi pubblici è ormai saltato anche il meccanismo del price-cap - osserva -. Sfido chiunque a sostenere che, di fronte ad aumenti di prezzi, si siano visti i corrispettivi miglioramenti dei servizi in questione».

Di sicuro, sottolinea il Codacons, «non serve a nulla voler trasformare le massaie in altrettanti Sherlock Holmes». «La realtà - rincara Ghidini - è che siamo di fronte a un progressivo impoverimento degli italiani. Le famiglie si trovano di fronte alla precarizzazione del lavoro, a servizi pubblici non solo più cari e in grado di erogare prestazioni ridotte, ma anche destinati a cedere spazio a servizi privati che costeranno ancora di più».

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