Da Corriere della Sera del 30/01/2004

L’economista

Vitaletti: «E’ il nuovo blocco sociale del centrodestra»

di Dario Di Vico

Le partite Iva? Rappresentano «il nuovo blocco sociale della concorrenza» destinato a sostituire il vecchio blocco dei produttori, quello rappresentato dagli industriali, i manager e gli operai sindacalizzati, che nel passato era concorrenziale ma oggi si regge sulla rendita. Giuseppe Vitaletti, ordinario di Scienza delle finanze all'università di Macerata, da anni studia assieme a Giulio Tremonti il sistema fiscale italiano, un sodalizio che ha partorito diversi libri e che continua nelle austere stanze che ospitano a Roma il ministero dell'Economia. A suo giudizio non è assolutamente casuale che le partite Iva siano massicciamente presenti nei servizi, un settore che Vitaletti definisce «a rendimenti costanti».

Che cosa vuole dire "rendimenti costanti"?
«Una baby sitter, un barbiere o un medico se hanno più clienti non risparmiano sui costi unitari. A differenza dell'industria che invece, grazie ai rendimenti di scala crescenti, più produce e più ottiene risparmi sui costi. Questo ha generato nel tempo una rendita perché i volumi di vendita sono diventati una gigantesca barriera all'ingresso e nessun concorrente può entrare».

E invece le partite Iva sono sottoposte alla concorrenza?
«Certo. La porta di ingresso è sempre aperta. Così si spiega perché la partita Iva sia diventata un rifugio di chi non ha altre possibilità, ma la cosa importante è che tutto questo mondo ha interessi omogenei. Vogliono lavoro e sviluppo più che ricercare le garanzie».

E ovviamente vogliono innanzitutto un fisco leggero.
«Chiaro. Il fisco leggero è il presupposto dello sviluppo. E' altrettanto evidente che la novità delle partite Iva spinge il centrodestra a fare riferimento a una nuova configurazione sociale. Esso non è più "il partito" degli agrari o dei grandi industriali o della finanza (lì ora domina il centrosinistra), ma rappresenta soprattutto le imprese che "vivono sulla voce", cioè governano il lavoro parlando e non emanando regolamenti scritti».

Ma quando il fisco leggero, come è accaduto nell’ultima stagione politica in Italia, non riesce a decollare come il centrodestra riesce a tenere in piedi il blocco sociale delle partite Iva?
«Se le riduzioni fiscali sono impossibili per cause macroeconomiche è evidente che si crea una contraddizione, ma è anche abbastanza chiaro che il vecchio blocco della rendita, interno ed esterno alla maggioranza di governo, lavora contro quest'economia emergente».

C’è chi sostiene che la maggioranza di governo non potendo ridurre le tasse al popolo delle partite Iva abbia finito per regalare loro i condoni dando vita a uno scambio al ribasso.
«No. Il condono chiude il passato, è solo una parentesi. Dal 2004 non se ne faranno più. Altrimenti rappresenterebbe il fallimento di quanto le sto dicendo. Con la nuova Ires e il concordato preventivo partono le nuove politiche. Non sono provvedimenti eclatanti quanto a risparmio di imposta ma danno certezze alle piccole e medie imprese e segnano sicuramente una svolta».

E' proprio sicuro che il popolo delle partite Iva sia omogeneo. L’impressione è nelle loro file ci sia proprio di tutto, soggetti e attività economiche le più svariate.
«Lo so, prevalgono però gli elementi di interesse comune. La concorrenza e l'assenza di barriere all'ingresso».

Nei settori industriali maturi, quelli che a suo giudizio sono stati la base del blocco della rendita, oggi impazza la globalizzazione che seleziona drasticamente le aziende e lascia sul campo molte vittime. La globalizzazione non spazza via anche la rendita?
«Quello che lei descrive è un regolamento di conti tra rentiers. Ci saranno meno grandi gruppi che producono auto e sicuramente non ne potranno entrare dei nuovi».

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