Da Corriere della Sera del 28/01/2004

Retroscena

Il ministro: più rispetto per chi ha perso i propri soldi

Ha ascoltato l’intervento. «E adesso come glielo spiega alle "vecchiette impellicciate" che i risparmi di una vita non ci sono più»?

di Mario Sensini

ROMA - «Quattro soldi? E come glielo spiega alle vecchiette impellicciate, come le chiama il nostro Governatore, che quei quattro soldi, che magari erano tutti i risparmi messi da parte in una vita, oggi non ci sono più?». Chi ha visto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ieri, sostiene che l’audizione di Antonio Fazio alla commissione bicamerale d’indagine sulla Parmalat gli abbia fatto meglio di qualsiasi aspirina. Di sicuro, mentre ascoltava la diretta di Radio Radicale nel suo studio insieme al direttore del Tesoro, Domenico Siniscalco, al sottosegretario, Gianluigi Magri, e un paio degli altri suoi più stretti collaboratori, al ministro arrivato in mattinata da Milano con la febbre alta e il raffreddore, è cominciata a tornare la voce che gli era sparita domenica. Poco dopo anche il sorriso. Come quando il Governatore, raccontano, si è spinto a ricostruire la drammatica nottata di quel marzo del ’98 spiegando come convinse l’Ime, precursore della Bce, a reinserire l’Italia nel primo gruppo dei paesi dell’euro dal quale era stata esclusa, promettendo un avanzo primario di bilancio del 5,5% del pil. O quando, ma solo in un inciso del discorso, Fazio ha ammesso che «nessuno è perfetto» e che anche Bankitalia «ha le sue colpe», pregando però tutti, immediatamente dopo, «di smetterla con gli attacchi» e con le «aggressioni, che hanno passato il segno».

Inutile dire che al ministro dell’Economia la linea adottata ieri dal Governatore non è piaciuta. O meglio, tutto gli è parsa meno che efficace. «Questa è la difesa di un debole» ha confidato ai suoi interlocutori, l’atteggiamento di chi sente e interpreta come un attacco personale la «critica ad un sistema che non ha funzionato». «Quattro soldi? Ma anche se fossero stati ventimila euro, come si può minimizzare in questo modo?»

Il ministro dell’Economia si è ormai talmente convinto della debolezza di Antonio Fazio, e della piena legittimità dei suoi dubbi sull’operato di Via Nazionale, che ieri, per la prima volta dopo mesi di botta e risposta immediati e durissimi, ha scelto di non replicare pubblicamente alle tesi del Governatore. Neanche alle battute sul ministro «esperto di paradisi fiscali».

«Io cerco solo di difendere il risparmio. Queste sono cose che si commentano da sole», ha mormorato Tremonti, deciso ormai a rispondere con i fatti, cioè con l’articolato di una nuova legge, al «non vedo, non sento, non parlo», che gran parte del governo addebita alla Banca d’Italia.

Così, smaltita definitivamente l’influenza, a pomeriggio inoltrato il ministro dell’Economia si è ripresentato nelle stanze di Via XX Settembre. Ha chiamato il vice ministro Mario Baldassarri, incaricato da Gianfranco Fini di gestire il dossier per conto di Alleanza Nazionale, e con lui si è ributtato a capofitto sul disegno di legge di riforma dei controlli sul risparmio, con l’obiettivo di chiudere il lavoro entro oggi e presentare il provvedimento domani sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Una riforma, guarda caso, che punta nella direzione esattamente opposta a quella suggerita ieri in Parlamento da Antonio Fazio e che presuppone un forte ridimensionamento dei compiti della Banca d’Italia a vantaggio della nuova Autorità. Calatosi per primo nei panni del difensore del risparmio, Tremonti è convinto che la sua rivoluzione radicale non incontrerà più troppi ostacoli nella maggioranza. Né dall’Udc, dove il plotone dei «fazisti» appare sempre più isolato tanto che una proposta del partito sulla riforma stenta a prendere corpo. Né da Alleanza Nazionale, che in attesa di veder concretizzare la promessa di maggior collegialità nella gestione della politica economica, promessa ieri da Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini, non sembra aver intenzione di tirare troppo la corda. Almeno in questo momento.

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