Da La Repubblica del 10/10/2003
Originale su http://www.repubblica.it/2003/j/sezioni/politica/telekomserbiaquattro/...

Lettera di Del Mese, direttore del Cesis, al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi

La denuncia del capo degli 007 "Fonti deviate usate ancora oggi"

Raccomandazione a Sisde e Sismi: "massima prudenza" con questi informatori

di Carlo Bonini

ROMA - Ancora oggi Sisde e Sismi hanno rapporti con professionisti della manipolazione che hanno dato prova di inquinare la vita pubblica. Lo scrive il segretario generale del Cesis, Emilio Del Mese, in una lettera trasmessa al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti che, non più tardi del 24 settembre scorso, lo aveva sollecitato a verificare se la nostra intelligence fosse ancora impicciata con manovali della disinformazione a uso politico, già indagati dall'autorità giudiziaria.

I "rapporti" dunque ci sono e si tratta - si legge nella lettera di Del Mese - di fonti "già entrate in contatto con l'area dell'intelligence, con la finalità di porre in essere attività devianti rispetto alle funzioni istituzionali dei Servizi". La presa d'atto è così nitida e asciutta nella sua formulazione che, aggiunge per iscritto lo stesso segretario generale del Cesis, la circostanza lo ha spinto a raccomandare ai direttori dei due servizi, Mario Mori (Sisde) e Niccolò Pollari (Sismi) di fare di questi "contatti deviati" un uso "estremamente prudente" e solo se le circostanze lo rendano "indispensabile".

Le rivelazioni delle inchieste di Repubblica sulla Grande Trappola di Telekom Serbia e le interferenze che nei lavori della commissione parlamentare hanno avuto "contatti deviati" di Sismi e Sisde trovano dunque una loro prima e documentata conferma dagli apparati della sicurezza. Ricorderete quali figure si muovono nell'operazione di intossicazione: Antonio Volpe, collaboratore del Sismi, manovratore di Igor Marini e consulente occulto della commissione Telekom (ora è lui stesso ad ammetterlo in un verbale alla Procura di Torino di cui si dà conto in queste pagine); Renato D'Andria, titolare di un'agenzia privata di disinformazione e fonte del Sisde evocata tra i 18 nomi spesi a San Macuto per delineare il canovaccio della calunnia che avrebbe colpito Prodi, Fassino e Dini; Francesco Pazienza, già direttore occulto del Sismi della P2, che, con il ricatto mosso attraverso Giulio Rocconi a Pio Maria Deiana, pianifica l'introduzione nei lavori della commissione Telekom di due dossier manipolati su Romano Prodi.

Bene, alla luce di quello che il Cesis ora comunica al Parlamento, nessuno di questi professionisti della disinformazione può più essere liquidato come una coincidenza o un inciampo. Perché oggi questi nomi, le loro biografie, i loro rapporti con l'intelligence, appaiono, al contrario, la conferma dell'esistenza di macchine cospirative (l'inchiesta di Repubblica ne ha individuate almeno due al lavoro nell'affare Telekom) all'opera per manipolare la vita politica del Paese e comunque disposte a mobilitarsi quando il committente lo richieda.

La lettera di Del Mese, del resto, non sembra prestarsi ad equivoci di formula o sintassi. E la sua raccomandazione ai vertici di Sisde e Sismi a un uso accorto nella gestione del rapporto con "contatti deviati", squaderna ora un secondo e importante capitolo dell'affare Telekom. Che può ben essere riassunto in una semplice domanda: perché gli apparati dell'intelligence che pure conoscevano perfettamente qualità e intenzioni dei loro "contatti deviati" non li hanno tempestivamente fermati?

E' una domanda la cui risposta sembra spaventare a morte il centro-destra. Al punto da sollecitare, nella Casa delle libertà, una chiamata a raccolta per impedire che gli interrogativi posti dalla Grande Trappola e ora confermati dalla comunicazione del Cesis trovino un qualche sbocco in una sede istituzionale come il Comitato parlamentare di controllo sui Servizi (convocato giovedì prossimo per l'audizione di Mori, direttore del Sisde).

Su tutte, si leva la voce di Fabrizio Cicchitto, vicecordinatore di Forza Italia, ma, quel che più conta membro del Comitato parlamentare di controllo dei servizi. Sfidando il suo passato che lo ha visto iscritto alle liste della loggia P2 e l'affettuoso ricordo che gli ha dedicato Licio Gelli in una recente intervista a Repubblica ("È uomo serio, persona affidabile") - circostanze entrambe che pure dovrebbero sollevare dubbi sulla sua compatibilità con il ruolo di controllore dei Servizi - Cicchitto batte il pugno sul tavolo. Grida che no, "il Comitato di controllo non può sentire il direttore del Sisde su circostanze che riguardano Telekom Serbia". Che "il Comitato di controllo non può trasformarsi in una supercommissione di inchiesta che indaga sulla commissione Telekom".

Un agitarsi, quello di Cicchitto, che l'interessato torce in chiave "politica" ("Le sinistre vogliono deviare l'attenzione dell'opinione pubblica dalle domande che pone l'affare Telekom"). Ma che se ha un effetto è quello di radicare almeno in una parte del centro-sinistra una qualche consapevolezza della posta politica ora in gioco. Non più il destino (che appare irrimediabilmente segnato) della commissione Telekom Serbia. Quanto lo svelamento dei mandanti e dei protagonisti della costruzione di una calunnia. Il senatore dei ds e componente del Comitato di controllo sui Servizi Massimo Brutti, lo va ripetendo da qualche giorno: "Il Comitato deve accertare chi nel centro-destra, utilizzando le dichiarazioni di faccendieri e mascalzoni e i loro legami, ha montato una ripugnante calunnia. Ne va della dignità del Parlamento e della stessa credibilità dei Servizi e di tanti loro funzionari onesti".

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