Da La Repubblica del 15/11/2003
Originale su http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/esteri/iraq7/nomeue/nomeue.html

Washington, l'incontro di Ciampi con Bush nel giorno in cui gli Usa sembrano cambiare strategia

E l'uomo del Quirinale parlò a nome dell'Europa

di Vittorio Zucconi

WASHINGTON - Non aveva favori da chiedere a George W. Bush, il presidente della Repubblica italiana Ciampi, quando ieri mattina si è seduto con lui davanti al caminetto dello Studio Ovale, ma aveva qualcosa da dire, purtroppo anche a nome delle diciotto bare che hanno allungato la loro ombra sul suo viaggio americano, e questo qualcosa si riassume in una parola: Europa.

Non l'Europa "vecchia" o quella "nuova", secondo la provocatoria e infausta distinzione di Rumsfeld che è già stata buttata nella soffitta degli slogan sbagliati insieme con l'"Asse del Male", le "Crociate". Ma bensì l'Europa unica, di tutte le venticinque nazioni che la formeranno, che parleranno "con una voce sola", scandiva Ciampi e per questo estenderanno, in pace e in amicizia, "la sicurezza anche degli Stati Uniti".

Dicono le persone della delegazione presidenziale che hanno preparato e accompagnato l'incontro di Ciampi con il capo dello Stato americano, di avere trovato un Bush disposto finalmente ad ascoltare la voce di un leader europeo che non ha interessi da difendere né elezioni da vincere, e per questo può permettersi il lusso della amicizia senza piaggeria e portare l'amara credibilità che il massacro di Nassiriya purtroppo oggi dà a noi italiani.

E se il presidente americano calzava, sotto il completo blu d'ordinanza, gli immancabili stivaletti da texano, non è più il "cow boy" delle vignette satiriche che invitava i ribelli in Iraq a "farsi avanti", quello che ieri rispondeva a Ciampi, promettendo di "accelerare il trasferimento dei poteri agli iracheni" e di "seguire il percorso indicato dalla risoluzione delle Nazioni Unite".

Sembrava essere tornato il leader di un potenza superiore ma non accecata dalla propria forza. Un uomo che ha, dopo tanta arroganza, bisogno di essere rassicurato.

Non è certamente la visita di un capo di Stato straniero, anche uno dalle credenziali europee ed atlantiche impeccabili come Ciampi, che possa far cambiare rotta a un presidente americano. Tuttavia, il contatto finalmente ripreso con l'Europa pensante, dopo le adulazioni della Europa delle claque, possono contribuire al risveglio del realismo americano contro la ubriacatura dell'ideologismo che aveva cavalcato la tragedia dell'11 settembre per convincere Bush alla inevitabilità delle guerre.

E i tre giorni di visita a Londra che lo attendono, tra dimostrazioni pacifiste e anti americane che domineranno gli schermi televisivi del mondo, forse faranno capire a un presidente rimasto troppo a lungo isolato, uno che si vanta di non leggere i giornali e di ricevere informazioni e valutazioni soltanto dal proprio gabinetto di consiglieri, che la via americana alla lotta contro il terrorismo non è necessariamente la sola, né la migliore.

Ciampi era entrato ieri mattina alla Casa Bianca per questo appuntamento con molte ansie. Un presidente della Repubblica rispettoso delle prerogative e dei limiti della propria carica come lui, sapeva che non sarebbe stato lecito discostarsi di nulla dalla linea politica votata dal Parlamento e seguita dal governo Berlusconi. Neppure in via indiretta o implicita la sua posizione avrebbe potuto dare l'impressione che lui prendesse le distanze da un governo che addirittura promosse il documento della "nuova Europa" contro la "vecchia" e che andò nel Texas per dire, con il premier Berlusconi, di "essere completamente d'accordo" con tutto quello che Bush dice.

Le dimensioni catastrofiche della tragedia di Nassiriya, emerse in pieno soltanto mentre l'Airbus della Presidenza era già in volo sull'Atlantico, avevano fatto addirittura pensare a inversioni di rotta, ad annullamenti del viaggio, un'ipotesi respinta, dopo un volo in un'atmosfera "angosciosa e surreale", secondo le parole di uno dei passeggeri, dal pensiero che un gesto simile potesse essere letto come una sconfessione del governo e uno sgarbo a Bush.

Invece dell'aereo presidenziale, è stata fortunatamente la Casa Bianca a cambiare la rotta in queste ultime ore e a rendere possibile una presa di posizione da parte di Ciampi che qualche settimana fa sarebbe suonata come una ramanzina a Bush e che invece oggi non contraddice più la linea che sembra - ripetiamo, sembra - prevalere a Washington nella mischia tra falchi, colombe, neo conservatori e moderati.

Dire, come ha fatto Ciampi, che la storia e la costituzione italiana autorizzano missioni militari soltanto per opere di "pacificazione post conflittuali" e non per operazioni di guerra e, in questo quadro, il nostro impegno per favorire il passaggio dei poteri agli iracheni continuerà senza vacillare, non stride più con la promessa di "accelerare" i tempi, che Bush gli ha fatto e di seguire la strada tracciata dall'Onu.

Anziché l'ennesima omelia sul Bene e il Male, il presidente americano ha dovuto esprimere solidarietà, "apprezzamento", "gratitudine" per il sacrificio degli Italiani in Iraq. E la tragedia, che segue le molte tragedie americane al fronte, ha sigillato i dissensi e chiuso ogni sospetto.

L'America di Bush non è certamente divenuta pacifista, né il presidente si scopre ancora un pentito della guerra preventiva perché la soglia del "nuovo Vietnam" sempre agitata è ancora molto lontana e la spaventosa legittimità dell'11 settembre è ancora troppo forte, perché Bush possa rimangiarsi ora quello che promise ai propri concittadini sul cratere di Manhattan. Ma vedere questo presidente con gli stivali che annuisce davanti alla necessità di ritornare alla casa comune dell'Occidente, che deve abbozzare quando un capo di Stato europeo gli rammenta che l'Europa è una sola e cresce, che promette di non mollare mai, eppure lavora a creare le condizioni per districare i propri soldati dal ginepraio iracheno, è forse il segno che anche lui, come i suoi predecessori in quello studio, ha finalmente capito qual è sempre la strategia dei nostri nemici, fossero i sovietici ieri o i burattinai degli attentatori oggi: dividere le nazioni dell'Occidente per affrontarle e batterle poi una a una.

Se il Bush un poco contrito che abbiamo visto mentre ascoltava Ciampi è un segno vero, se il viaggio annunciato dal ministro Frattini di Powell a Bruxelles per incontrare tutti i 25 Paesi della prossima Europa vecchia e nuova, senza tentare di giocare i governi vassalli contro i governi ribelli, si potrebbe credere che il più trito dei luoghi comuni abbia acquistato un po' di verità, e quei 19 non siano davvero morti per niente.

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