Da La Repubblica del 02/10/2003

La conferenza di Roma, oltre ad occuparsi della Costituzione europea, darà un nuovo impulso alla politica estera comune

Europa, un supergruppo della Difesa

Francia e Germania premono: via all’avanguardia della sicurezza

di Andrea Bonanni

Nascerà a Roma il braccio armato dell’Unione Europea. La Conferenza intergovernativa che si apre dopodomani nella capitale, oltre a tracciare la futura architettura istituzionale dell’Ue, dovrà definire in uno speciale “protocollo” una lista di paesi che, rispondendo a una serie di criteri specifici in campo militare, formeranno l’avanguardia militare dell’Unione.

Un nocciolo duro che diventerà inevitabilmente la spina dorsale politica della futura Europa allargata, così come gli aderenti alla moneta unica ne costituiscono il direttorio economico.

E probabilmente con un occhio a questa partita, essenziale per definire la futura gerarchia dei paesi in seno all’Unione, che nel corso della sua visita alle istituzioni europee il presidente Ciampi si è a lungo soffermato sull’importanza di quelle che in gergo vengono chiamate «cooperazioni rafforzate», cioè sulla necessità che «avanguardie di paesi sappiano elaborare e attuare progetti coraggiosi e densi di lungimiranza e di visione». Lo ha fatto sia mercoledì, parlando di fronte al Parlamento europeo, sia ieri davanti alla Commissione di Romano Prodi. Tanta insistenza del Capo dello Stato sul delle avanguardie, «essenziali per assicurare all’Unione slancio vitale e capacità evolutiva», non è casuale.

Al di là dei complessi problemi di carattere istituzionale da risolvere, la Conferenza intergovernativa e il Trattato di Roma che la concluderà passeranno infatti alla storia per aver tenuto a balia la nascita di una vera difesa europea, così come il Trattato di Maastricht fissò i criteri per la moneta unica. E la difesa europea, proprio come già avvenne per l’euro, si formerà sulla base di un’avanguardia di paesi che decideranno di mettere in comune le proprie risorse militari, stabilendo anche parametri qualitativi e quantitativi esattamente come si fece a Maastricht.

La nascita di una potenza militare europea, probabilmente ristretta ad un piccolo gruppo ancora da definire, sarà il contrappeso politico al varo di una Costituzione e alla riforma istituzionale predisposte dalla bozza della Convenzione. Tuttavia, mentre questi ultimi due obiettivi sono proclamati e discussi ad alta voce, il tema della difesa è quasi nascosto in un gioco di rinvii tra un articolo e l’altro. Vediamo come.

L’articolo 40, della bozza prevede che “gli Stati membri che rispondono a criteri più elevati in termini di capacità militari e che hanno sottoscritto tra loro impegni più vincolanti in materia [...] instaurano una cooperazione strutturata nell’ambito dell’Unione. Detta cooperazione è disciplinata dalle disposizioni dell’articolo 213”. L’articolo 213 fa invece riferimento a un “protocollo” non meglio identificato, ma che dovrà essere varato insieme con il testo del nuovo trattato. In questo “protocollo” dovrà essere definita non solo la lista dei Paesi che parteciperanno al nucleo di difesa, ma anche «i criteri e gli impegni in materia di capacità militari» che questi Paesi avranno definito e che saranno un requisito essenziale per partecipare alla cooperazione strutturata.

In altre parole, l’Europa a venticinque che verrà. fotografata dal nuovo Trattato di Roma avrà al centro un gruppetto di Paesi che saranno maggiormente integrati anche da un punto di vista militare. E che, verosimilmente, dovranno avere un più stretto coordinamento in materia di politica estera visto, che si assumono la responsabilità di agire insieme “nelle missioni più impegnative”. La bozza di Costituzione prevede che il futuro ministro degli Esteri europeo possa affidare a questo nocciolo duro il compito di fare da braccio armato dell’Unione.

Le norme attuali già contemplano una cooperazione generale in materia di difesa e hanno portato addirittura alla creazione di una specie di stato maggiore comunitario che lavora a stretto contatto con la Nato. Ma tutto questo, se la bozza della Convenzione venisse approvata, finirebbe per fare da quadro di accompagnamento all’azione del nocciolo duro, proprio come il sistema monetario europeo ha fatto da cornice alla nascita del nucleo di paesi della moneta unica.

Chi ci sarà nella lista degli eletti? E quali saranno i requisiti da soddisfare per poter entrare in questa avanguardia che prefigura evidentemente una élite europea?

A queste domande non c’è, per ora risposta. Non esiste, a quanto risulta, neppure una bozza del futuro “protocollo”. La partita politica della Conferenza intergovernativa si giocherà tutta lì. Ma di certo i governi interessati sono già al lavoro da tempo.

Alla luce di quanto spiegato finora, appare più comprensibile l’iniziativa franco-belgo-tedesca della primavera scorsa per lanciare un quartier generale congiunto e autonomo da quello della Nato. Si capisce meglio la controproposta italiana di creare un quartier generale “volante”, in grado di riunirsi e lavorare nelle capitali dei paesi che faranno da capofila di eventuali azioni militari. Diventa chiara la decisione di Chirac di aumentare le spese per la difesa a costo di sfondare i parametri di Maastricht. E assume una luce diversa anche l’incontro tripartito Blair-Chirac-Schroeder a Berlino, dove si è discusso di Iraq ma dove si è anche registrata un improvviso e inatteso interesse britannico all’iniziativa militare dei partner continentali.

Gli esperti spiegano che difficilmente una efficace difesa europea potrebbe fare a meno del contributo della Gran Bretagna, il Paese più forte in questo campo, come la moneta unica non si sarebbe potuta fare senza i tedeschi. E si sa che Londra resta legata alla Nato e alla speciale relazione con gli Usa. Ma la bozza della Convenzione offre una soluzione ad un problema che appariva insolubile. Infatti l’idea di stabilire una serie di parametri e di requisiti, senza nessuna limitazione preventiva circa il numero di paesi che li potranno rispettare, lascia a Londra la responsabilità di decidere se entrare o no in questo nocciolo duro: proprio come è avvenuto per la moneta unica.

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