Da Corriere della Sera del 09/08/2003

L'impotenza dell'Unione

di Claudio Lindner

BRUXELLES - Le fiamme minacciano, oltre alle migliaia di ettari di foreste, quel principio base dell'Europa che è la solidarietà. Davanti all'emergenza delle popolazioni colpite dagli incendi, soprattutto in Portogallo, a prevalere è l'aiuto volontario, il buon cuore, la disponibilità individuale, che sopperiscono agli egoismi nazionali e alla rigidità delle regole che governano l'Europa. Lisbona suona l’allarme al piccolo «Centro di risposta» di Bruxelles, ma a correre in aiuto sono soltanto Canadair ed elicotteri italiani e tedeschi. Ieri, a corto di uomini preparati ad affrontare la calamità, i portoghesi hanno arruolato 800 soldati di peacekeeping, freschi reduci dalle operazioni in Bosnia e a Timor Est.

Il Portogallo è un caso limite. In due settimane sono andati in fumo 133 mila ettari di bosco, migliaia di alberi da sughero, un patrimonio enorme, visto che controlla il 67% del mercato mondiale. Distrutti 700 chilometri di rete elettrica, 800 mila persone sono rimaste senza luce. Quindici le vittime. L'emergenza ha spinto due commissari europei, Anna Diamantopoulou e Antonio Vitorino (portoghese), a incontrarsi ieri con le autorità lusitane per promettere aiuti economici, quelli compatibili con il bilancio Ue. Non molti. I danni stimati, pari a 925 milioni di euro, consentiranno in ogni caso al Portogallo di accedere ai fondi di solidarietà che sono concessi quando si supera lo 0,6% del Prodotto interno lordo.

La Protezione civile, recente scoperta, è ancora una delle Cenerentole dell'Unione. Fino a qualche anno fa era addirittura un argomento tabù. Il Belgio, durante la sua ultima presidenza di turno, propose l'istituzione di un'agenzia europea anti-calamità, ma trovò l’opposizione della Germania, spinta dai Laender che su questo hanno competenza specifica, e della Gran Bretagna. La proposta venne accantonata.

L'idea è stata ora rilanciata, con una formulazione un po' diversa, dall'Italia, in prima linea sin dai tempi di Giuseppe Zamberletti. «Una task-force di intervento multilaterale» sostiene il ministro Per le risorse agricole Gianni Alemanno. Con un potere di intervento preciso, condizione essenziale per farla funzionare. Il «Centro di risposta» istituito nel gennaio 2002 e operativo 24 ore su 24 con una ventina di persone e un bilancio di 6,5 milioni di euro per «affrontare catastrofi naturali e tecnologiche, anche come conseguenza di eventuali attacchi terroristici», questi poteri non li ha. Il Paese in difficoltà interpella Bruxelles e il Centro si attiva per cercare qualcuno degli Stati membri disponibili a collaborare. Se la risposta è negativa, anche con un generico «non possiamo», si tenta altrove. Compito dell'unità è anche la formazione: sono gli stessi venti a darsi il turno per istruire esperti nei vari Paesi.

Ruolo e obiettivi sono limitati. Per volontà degli Stati membri. Un'agenzia o una task-force dotata di autorità, sia pure senza un ipotetico battaglione di «caschi verdi», potrebbe garantire maggiore efficacia, avere la mappa aggiornata delle forze disponibili in Europa, una volta fatto il censimento di uomini (10 mila?) e mezzi (40 Canadair?).

L'altro nodo da sciogliere è quello finanziario. Il Fondo di solidarietà per le catastrofi naturali, costituito anch'esso all'inizio del 2002, ha in cassa un miliardo di euro, il 25% è congelato fino a ottobre. L'anno scorso ne hanno beneficiato i Paesi colpiti dalle alluvioni di agosto, la Germania ha ottenuto 444 milioni, arrivati a fine dicembre e a fronte di danni calcolati in 15 miliardi di euro, l'Austria 134 milioni, la Repubblica Ceca 129 milioni. Nel 2003 la Commissione ha stanziato 8,6 milioni per la catastrofe della petroliera Prestige, 16,8 milioni per l'eruzione dell'Etna e 30,8 milioni per il terremoto in Molise.

Il tetto di un miliardo, approvato dal Consiglio europeo e dall'Europarlamento, resta invalicabile. Una volta esaurito non c'è terremoto o alluvione che tenga. Se, invece, per una fortunata circostanza ci salviamo da disastri naturali, i soldi rimasti vengono restituiti agli Stati membri senza quindi l'opportunità di accantonare per future disgrazie. Pianificare e organizzare in autonomia è impossibile. La Commissione fa notare che i Paesi possono comunque utilizzare per il risanamento delle aree colpite i Fondi strutturali o di Sviluppo rurale: il Portogallo, per esempio, beneficia rispettivamente di 20,5 e 3,5 milioni di euro tra il 2000 e il 2006.
Poteri e soldi limitati, iter burocratico complesso, Paesi gelosi delle proprie prerogative. Ciò malgrado la Protezione civile riesce a fare un salto avanti politico, è riconosciuta nella Costituzione che i governi esamineranno a ottobre, all’articolo 16, tra i settori dell’azione di supporto europeo. Assieme a cultura, istruzione, industria e via dicendo. Ha ragione giuridica, le decisioni in materia verranno prese a maggioranza qualificata con abolizione del diritto di veto.

L’11 settembre non è estraneo alla svolta. Ha reso più consapevoli sull’urgenza di rafforzare il pronto intervento nel caso di catastrofi naturali o provocate dall’uomo. E, così come nei mesi scorsi si è riacceso il dibattito sulla Difesa, ora è sul tavolo la questione della Protezione civile europea.

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