Da Corriere della Sera del 07/08/2003

«Tutto normale, fenomeni già visti in passato»

di Giovanni Caprara

«Non abbiamo alcuna prova definitiva per dire che questi periodi di caldo estremo siano conseguenza del riscaldamento dell'atmosfera e che di esso sia responsabile davvero l'uomo con la sua attività». Guido Visconti fisico dell'atmosfera all'Università de L'Aquila non accetta le tesi catastrofiste, o le deduzioni ineluttabili di alcuni suoi colleghi scienziati.

Come mai non le condivide?
«Perché uno scienziato deve lavorare con i dati che raccoglie e ragionare su di essi senza lasciarsi andare a interpretazioni staccate dalla realtà che osserva. E con la situazione climatica siamo lontani dal poter formulare ipotesi precise».

Non c'è proprio nulla che voi giudicate sicuro?
«L'unica cosa che si è registrato negli ultimi 150 anni a partire dallo sviluppo della rivoluzione industriale è un costante aumento dell'anidride carbonica generato dalla sfruttamento intensivo dei combustibili fossili per cui siamo passati da 250 parti per milione oltre un secolo fa a 350 parti per milione di oggi. E' ovviamente certo che la causa sia l'attività industriale e ciò che ne è derivato nella vita dell'uomo».

Questa constatazione non basta per spiegare quello che succede?
«Assolutamente no per due motivi fondamentali sui quali sfido i miei colleghi a contraddirmi».

Quali sono?
«Il primo è naturale. Se prendiamo in considerazione gli ultimi mille anni sui quali abbiamo qualche indicazione troviamo che fenomeni di riscaldamento o di raffreddamento del pianeta sono già avvenuti. Nel Medioevo si è avuto un periodo di oltre cento anni molto più caldo del normale e adesso è succeduta una fase di raffreddamento che si è prolungata per circa tre secoli dal 1500 al 1800 e battezzata piccola era glaciale. I meccanismi scatenanti le due manifestazioni di caldo e freddo non sono conosciuti anche se sono evidentemente naturali non potendo allora l'uomo influire così pesantemente sull'ambiente. Un altro enigma è anche più vicino a noi nel tempo. Con l'Ottocento abbiamo la rivoluzione industriale e un costante aumento dell'anidride carbonica. Pur con questa tendenza di fondo, negli anni Quaranta si misura una fase calda alla quale sono seguiti anni più freddi. Come mai questa anomalia?»

E il secondo motivo?
«E' più scientifico e legato ai mezzi con i quali valutiamo ciò che accade esprimendo delle previsioni. Oggi nei vari centri di ricerca mondiali si utilizzano una quindicina di modelli teorici con caratteristiche diverse per spiegare la circolazione atmosferica globale. Tutti portano a conclusioni comuni sulla descrizione dei fenomeni che però rimangono generali e certificano solo un aumento medio di circa un grado nell'ultimo secolo. In altre parole, queste simulazioni con i computer non riescono a vedere il particolare e dire se periodi di caldo anomali come quello che stiamo vivendo nelle ultime settimane nel Mediterraneo e nel Sud Europa siano il frutto del riscaldamento globale».

Quindi siamo ancora disarmati?
«Per avere certezze, si. Dati sistematici si stanno raccogliendo con continuità solo dal 1958 quando venne organizzato l'Anno geofisico internazionale, cioè un piano di misure mondiale. Ma molte aree della Terra restano ancora al di fuori delle nostre indagini e persino le osservazioni dei satelliti sono inadeguate perché non esiste ancora uno standard unico che le unifichi e le renda omogenee garantendo validità assoluta alle informazioni raccolte. A cambiare il clima intervengono tre fattori: l'irraggiamento del Sole, le eruzioni vulcaniche e l'azione dell'uomo con l'immissione di anidride carbonica. Ma se pesino di più gli aspetti naturali o l'azione umana oggi non lo possiamo assolutamente dire. Nel 1963, nel 1981 e nel 1991 si sono avute tre grandi eruzioni vulcaniche di tipo esplosivo analoghe a quella del Vesuvio le quali hanno immesso nell’atmosfera grandi quantità di materiale che è stato distribuito dalla circolazione delle masse d’aria e che è rimasto a lungo in sospensione. Negli anni seguenti il loro effetto climatico è stato oltremodo evidente. Ma quanto pesino nella prospettiva è difficile dire».

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