Da La Repubblica del 08/07/2003

Feste e balli nella città del Mozambico per l’inaugurazione delle condotte idriche. Una visita al centro anti-Aids di Sant’Egidio

Maputo, via ai pozzi: "Grazie Roma"

E Veltroni promette: “Qui in Africa costruiremo una scuola”. Alle 12 arrivano centinaia di persone dalle capanne. Donne e piccoli scalzi.

di Alberto Mattone

MAPUTO - Canimanbo, Walter, Grazie, sindaco. Adesso, sgorga l’acqua dal cuore della Savana, Isabelita, 10 anni, ringrazia Veltroni a nome di tutta la piccola comunità con parole semplici e solenni. A Guava, sobborgo periferico di Maputo, per duemila mozambicani rinasce la speranza di una vita migliore, ed esplode una giornata di festa.

Quattro pozzi costruiti da Movimondo grazie ai proventi della compilation realizzata da Veltroni «Me, We», iniziano a funzionare. E il Mozambico da oggi è un po’ meno povero. E’ il sindaco, che nel pomeriggio visita l’ambulatorio della comunità di Sant’Egidio impegnata in un progetto per la cura dell’Aids,a mulinare la pompa che regala il primo getto del prezioso oro blu. L’acqua qui vuol dire igiene, crescita dell’agricoltura e, dunque, speranza di vita. Ce n’è bisogno in questo sobborgo rurale alla periferia nord-est di Maputo, un agglomerato di case di novemila persone inurbato nel distretto di Marracuene.

I due terzi degli abitanti sono in povertà centinaia di persone assoluta, spiega l’amministratore della zona, i bambini muoiono di malaria, o rimangono soli perché i genitori vengono stroncati dall’Aids. C’è acqua potabile solo per duemila persone ma da ieri, da quando sono entrati in funzione i pozzi, la cifra si è raddoppiata. Gli abitanti di Guava ringraziano. A modo loro, con un’esplosione di allegria,di canti e balli,a cui partecipa anche Veltroni. Alle 12 arrivano centinaia di persone dalle capanne. Donne con i bambini avvolti nelle tradizionali «capulane», piccoli scalzi con i visi troppo seri per la loro età, mentre un ragazzo indossa la maglietta della Roma pagata sei dollari al mercato. Confluiscono tutti in quello che è lo spiazzo di ritrovo per gli appuntamenti importanti: uno slargo nella Savana,con al centro la bandiera del Mozambico e una zona ombreggiata da canne. Oggi è festa, in grandi pentoloni si cucina un memorabile pranzo per tutti. I responsabili dei pozzi sono stati eletti dai comitati dell’acqua dei villaggi, e toccherà a loro sorvegliare e fare la manutenzione alle strutture.

La gente si stringe attorno al sindaco e alla delegazione italiana, l’amministratore di Guava stappa champagne e spiega alla sua gente: «Roma è una città molto grande e lontana. Il suo sindaco è un nostro grande amico, e oggi ci ha portato tanta allegria». «Viva Walter», «Viva l‘Italia» si sente urtare nella savana, dove arriva la brezza dolce dell’oceano Indiano, a soli sette chilometri di distanza.

Veltroni, commosso, sorride: «La nostra — dice — è un’idea di città aperta con un cuore grande. Questo per me è uno dei giorni più belli, la felicità di queste persone dà un senso alla mia vita».

E la visita all’Elementare di Guava, guidata da un maestro sconsolato, fa venire al sindaco l’idea di impegnarsi in un nuovo, ambizioso progetto: eccola l’aula, una capanna di «canisso» Coperta da uno strato di lamiera, che nella stagione calda diventa rovente, mentre d’inverno non riesce a contenere la pioggia. «Raccoglieremo i soldi per realizzare una scuola vera — annuncia Veltroni— la chiameremo Roma. E ci faremo aiutare dagli alunni e dalle maestre della città».

Ma di romano c’è anche altro, qui a Maputo. C’è Sant’Egidio, nel ‘92 protagonista di una mediazione che ha portato alla fine di una guerra (tra Frelimo e Renamo) che in Mozambico aveva fatto un milione di morti. Adesso, dopo la pace che ha permesso al Paese di uscire dalla disperazione, la comunità ha deciso di combattere un’altra guerra, quella contro l’Aids. che ha infettato il 14 per cento della popolazione. Qui, 137 bambini su l000 muoiono entro il primo annodi vita, altri 224 se ne vanno prima di aver compiuto cinque anni. La scommessa si chiama progetto «Dream», e si tratta di una sfida a Big Pharma: si acquistano i farmaci antiretrovirali non brevettati in india, e con 35 dollari l’anno invece di l5.000 si riesce a curare un malato. E a impedire la trasmissione del virus dalla madre al neonato.

Il centro dell’assistenza domiciliare e l’ambulatorio sono a Machava, periferia di Maputo, e Veltroni ci arriva nel pomeriggio. Qui, ci sono una ventina di persone che insieme ad altri membri mozambicani della comunità di Sant’Egidio, gratis portano medicine, cibo, eseguono analisi e i test per l’Hiv. «Siamo tutti volontari - spiega Stefano Capparucci, che a Roma fa il fisioterapista - veniamo rinunciando a una parte delle ferie, ma lavorare è tutt’altro che un sacrificio». Fino a un anno fa qui nessuno pensava che l’Aids si potesse curare. Adesso, grazie al progetto «Dream», attraverso cui vengono seguite 2000 persone, in molti hanno iniziato a star meglio, a vivere. Un segno di speranza, come quei centosessanta piccoli nati sani da mamme sieropositive.

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