Da Corriere della Sera del 23/07/2003

La ricostruzione

Rinvii, ispezioni e l’«atto dovuto» che fa esultare Previti

La svolta alla vigilia della riunione del Csm che discuterà sul documento di tutela dei magistrati milanesi

di Giovanni Bianconi

ROMA - Dopo che la maggioranza parlamentare di centrodestra approvò la legge sul «patteggiamento allargato» che concede all’imputato 45 giorni di stop per decidere se avvalersi o meno della nuova norma, l’onorevole Cesare Previti fu tra i primi ad approfittarne. Il giorno successivo all’entrata in vigore, lunedì 30 giugno, chiese e ottenne la sospensione del processo nel quale è accusato di corruzione di giudici; non per valutare l’opportunità di patteggiare in cambio di una riduzione di pena, come prevede la legge, ma per guadagnare altro tempo e allontanare il verdetto. «L’ipotesi di patteggiare non esiste - disse fuori dall’aula del tribunale dove aveva presentato l’istanza -, ho solo sfruttato l’opportunità del rinvio perché penso che questo tempo extra sia utile a fare chiarezza sulle troppe cose oscure del processo». Mentre Previti parlava, sul tavolo del ministro della Giustizia Roberto Castelli era giunta da dieci giorni la relazione degli ispettori Arcibaldo Miller e Ciro Monsurrò, i quali avevano «indagato» sulla Procura di Milano a seguito di un esposto dell’onorevole imputato. Previti denunziava «gravi irregolarità» sul modo in cui i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, suoi accusatori in aula, gestivano l’ormai famoso fascicolo 9520/95. Un’indagine avviata otto anni fa e tuttora pendente contro ignoti, dopo che gran parte degli indagati noti (tra cui l’ex ministro della Difesa) sono stati rinviati a giudizio.
In quella relazione - a differenza che in un’altra presentata due mesi prima al Guardasigilli, nella quale ispettori diversi sostenevano che non c’era alcuna competenza del ministero ad indagare, giacché era materia riservata ai giudici - c’era scritto esattamente ciò che Previti si augurava: violazione di norme da parte di Boccassini e Colombo e infondatezza del segreto istruttorio opposto agli ispettori che volevano mettere il naso nel fascicolo. Dal tavolo di Castelli la relazione è finita su quello del procuratore generale di Milano, «perché valutasse le iniziative di sua competenza», e per Previti era un’altra buona notizia: se infatti il pg Blandini avesse deciso di avocare l’indagine del 9520, a causa della presunta inerzia della Procura, avrebbe avuto un mese di tempo per archiviarla, e a quel punto il deputato avrebbe avuto la possibilità di vedere gli atti. Nella convinzione (ribadita anche da Berlusconi durante le sue «dichiarazioni spontanee» in aula, ma sempre smentita dalla Procura) che ce ne sia qualcuno a sua discolpa, appositamente nascosto dalla Procura.
Blandini ha affidato il documento a un suo sostituto, ma prima che questi decidesse alcunché la relazione ministeriale è giunta anche al Consiglio superiore della magistratura, dov’è stata preparata una mozione che contesta le conclusioni degli ispettori, in difesa di Boccassini e Colombo. Il plenum del Csm deve discuterne oggi, e i «laici» del centrodestra si preparano a dare battaglia per contrastarla. Con un’arma a disposizione in più. Dopo che le accuse a Boccassini e Colombo sono finite sui giornali, infatti (corredate, su Il Giornale , dall’opinione di un professore di procedura penale che ipotizzava «conseguenze penali»), alla Procura di Brescia è giunto un esposto contro i due pm per eventuali reati commessi: di qui l’apertura di un fascicolo, la richiesta al ministero e al Csm della relazione e degli atti svolti a tutela dei due magistrati, nonché l’iscrizione sul registro degli indagati per abuso d’ufficio.
Un «atto dovuto», certamente, come tante volte è successo in passato a fronte di denunce contro i magistrati di Mani Pulite, puntualmente archiviate. Ma è un atto dovuto che fa cantare vittoria a Previti: «C’è speranza di verità», esultava ieri sera. Veri o falsi che siano i sospetti suoi e di Berlusconi sulle indagini truccate a loro danno, ora i pm che lo accusano si ritrovano a loro volta sotto accusa, da parte di altri magistrati. Il che rende più complicata l’approvazione del documento di «tutela» di Boccassini e Colombo da parte del Csm, il quale domani si confronterà pure col ministro Castelli a proposito dell’ispezione scaturita dalla denuncia dell’imputato-deputato, voluta dal Guardasigilli nonostante il primo parere negativo dell’ufficio. E chissà se alla ripresa del processo Sme, fissata per il 3 ottobre, l’indagine di Brescia sarà conclusa oppure ancora pendente, allungando nuove ombre e veleni su un dibattimento giunto da tempo sotto lo striscione del traguardo senza però riuscire a tagliarlo.

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