Da La Repubblica del 01/06/2003

La polizia blocca Aung San Suu Kyi, chiusa la sede del partito d'opposizione. Uccisi quattro studenti negli scontri con i filogovernativi

Arrestata la "pasionaria birmana" folla in piazza contro il regime

Il premio Nobel perla pace era stata liberata lo scorso maggio dopo armi di detenzione

di Raimondo Bultrini

BANGKOK — È già finito nel sangue l’ultimo esperimento di democrazia in Birmania. La leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, è stata nuovamente arrestata assieme ad altri 20 membri del suo partito ad appena un anno dalla sua ultima liberazione e quattro studenti sono stati uccisi. Secondo fonti governative sarebbero morti in un “incidente d’auto” durante una serie di scontri nella città di Ye U a 560 chilometri da Yangoon. Ma una denuncia dell’opposizione parla apertamente di omicidio da parte di un gruppo filogovernativo che ha preso d’assalto una folla di cittadini e di monaci buddhisti. Nei tumulti più di cinquanta persone sono rimaste ferite mentre gli uffici della Lega Nazionale perla Democrazia (Nld) sono stati chiusi e sigillati da polizia e militari, e tutti i dirigenti posti sotto «custodia protettiva» con le linee telefoniche staccate.
La tragica svolta del processo di pacificazione nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite è avvenuta dopo tre settimane di infuocati comizi nel nord ovest del Paese dove Aung San Suu Kyi è stata ovunque accolta da folle di sostenitori che hanno acclamato il ritorno della democrazia e la fine del regime militare di Yangoon. Fin dai primi giorni del suo viaggio autorizzato dal governo sotto stretta vigilanza si erano verificati incidenti provocati dai filogovernativi di un’organizzazione chiamata Unione per lo sviluppo della solidarietà (Usda). I suoi militanti sono per lo più emissari di funzionari eufficiali nazionali e provinciali del Consiglio perla Pace e lo Sviluppo, come si fa chiamare la giunta di Yangoon guidata dal generale Than Shwe, anche se ufficialmente vi risultano iscritti 19 milioni di “cittadini”. Irritato dal crescente supporto delle popolazioni locali che hanno ovunque accompagnato con imponenti manifestazioni il passaggio del corteo di auto della leader dell’Nld, il governo ha dato mano libera ai gruppi di provocatori. Diversi dirigenti e attivisti del partito sono stati feriti con aggressioni personali e lancio di sassi in molte località visitate dalla leader dell’opposizione nel nord ovest, a meno di 100 dalla storica città di Mandalay. Proprio qui erano cominciate le manifestazioni di sostegno ad Aung San Suu Kyi, con l’apertura di nuove sedi del suo partito spesso fatte chiudere dopo poche ore. Col passare dei giorni e l’acuirsi della tensione i discorsi della leader, che nel 1991 è stata insignita del Nobel perla Pace, si erano fatti sempre più infuocati, dopo mesi di silenzio e caute denunce contro il mancato rispetto delle promesse fatte dalla giunta militare alle Nazioni Unite alla vigilia della sua liberazione avvenuta nel maggio dello scorso anno.
Venerdì pomeriggio una folla di centinaia di sostenitori dell’Nld tra i quali numerosi monaci buddhisti si era raccolta nella città di Ye U per aspettare l’arrivo di Aung San Suu Kyi. C’erano numerosi studenti assieme a semplici cittadini e a monaci. Secondo alcune testimonianze riferite attraverso la rete dei dissidenti all’estero i militanti dell’Usda hanno cominciato ad attaccare i manifestanti e i monaci buddhisti si sono lanciati contro di loro per difendere i giovani. Successivamente quattro studenti sono rimasti uccisi in quello che il governo ha definito un “incidente d’auto”.
Un portavoce della giunta si è limitato ad annunciare che Aung San Suu Kyi è stata «temporaneamente posta sotto la protezione delle autorità locali» e che la vera causa degli incidenti sono stati i suoi discorsi provocatori. Non è chiaro se la Nobel per la Pace sarà portata a Yangoon o se resterà detenuta in qualche località segreta.

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