Da The Guardian del 02/04/2003

Jenin, il luogo del delitto

Il mondo deve sapere cosa è successo veramente nel campo profughi

di Robert Fisk

La vista del campo di Jenin fa pensare alla scena di un delitto. Le sue macerie di cemento e metallo contorto evocano un altro orrore a mezzo mondo di distanza, a New York - un orrore di dimensioni più ridotte ma altrettanto repellente nei particolari. L'odore di Jenin è quello di un crimine. Il fetore della carne in decomposizione, dei cadaveri lasciati a marcire o sepolti sotto gli edifici crollati accoglie gli operatori umanitari e i giornalisti che riescono a ottenere l'accesso al campo. Quale crudele mancanza di pietà nega ai morti il diritto a una preghiera di addio? La sensazione che si avverte a Jenin è quella di un crimine. Nessun essere sensibile può vagliare queste prove di vite e famiglie distrutte, vedere i detriti di una frugale esistenza da rifugiati trasformati in anonima spazzatura dai proiettili, dai bulldozer e dai missili, e non esigere un rendiconto immediato. Jenin è già circondato da quell'aura di infamia che segna i crimini più notori. La sua storia non è stata ancora raccontata, ma è destinata a vivere nella memoria e nel mito come un incubo e un'apocalisse eroica, conquistandosi un'esistenza e un significato autonomi nella storia della lotta palestinese. Jenin, come sottolinea il pacifista israeliano Uri Avnery, potrebbe diventare la materia leggendaria di cui sono fatti i sogni, informando, definendo (e forse distorcendo) la coscienza dell'emergente Stato-nazione palestinese.

Il futuro e la verità. La nascita di un mito e la costruzione di una nazione sicuramente non rientravano nei piani di Ariel Sharon quando ha mandato i soldati a Jenin. Ma non è neppure del tutto giusto dipingere la battaglia combattuta nel campo, in cui un numero imprecisato di persone sono rimaste uccise o ferite, come una vittoria di una delle due parti, morale o di qualunque tipo. Hanno perso entrambi. E se i leader della "comunità internazionale" fossero stati più decisi, Sharon non avrebbe potuto invadere la Cisgiorndania e non ci sarebbero stati gli attentati suicidi. Ma se il talento di Sharon per la distruzione calcolata si è dimostrato ancora una volta profondamente controproducente, il leader israeliano è colpevole anche, come sostengono i palestinesi, di un crimine efferato e incredibile? Insomma, cosa è successo veramente a Jenin?

Il mondo deve saperlo. E per questo Jenin deve essere considerato come la scena di un delitto su cui indagare senza indugio, prima che le prove scompaiano o vengano distrutte. La commissione dell'Onu per i diritti umani ha ordinato un'inchiesta. Israele e i palestinesi dovrebbero collaborare fino in fondo, e anche se non riescono a mettersi d'accordo su un cessate il fuoco generale, almeno a Jenin la tregua deve reggere. Il commissario della UE per gli aiuti umanitari sostiene che Israele ha violato la convenzione di Ginevra bloccando l'arrivo di aiuti umanitari a Jenin. Israele deve garantire che da oggi in poi non ci saranno più restrizioni all'accesso delle organizzazioni si soccorso e dei media. Occorre indagare su questi e su altri aspetti del suo comportamento a Jenin (diritti umani, trattamento dei prigionieri e rimozione dei cadaveri).

Il mondo deve sapere cosa è successo veramente a Jenin, se non altro per essere più preparato a impedire che accada di nuovo. Devono saperlo sia gli israeliani sia i palestinesi, perché altra disinformazione, altre smentite e menzogne e altri tragici miti possono solo alimentare l'odio e approfondire le spaccature. E soprattutto, forse, devono saperlo i bambini di Jenin. Il futuro di questa terra, se ha ancora un futuro, appartiene a loro. Privarli della verità sarebbe l'ennesimo crimine.

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