Da Il Sole 24 Ore del 01/05/2003

«Chiediamo più Europa nella Nato»

di Adriana Cerretelli

BRUXELLES - «L'Unione europea deve dotarsi di una credibile politica di sicurezza e di difesa. L'azione diplomatica è infatti credibile, quindi efficace, solo se può contare su reali capacità civili e militari» si legge alla quinta riga della dichiarazione dei Quattro emessa ieri a Bruxelles, al termine del vertice-lampo tra il presidente francese Jacques Chirac, il cancelliere tedesco Gerhard Schröder, i premier belga Guy Verhofstadt e lussemburghese Jean-Claude Juncker. E poco sotto, decima riga: «La partnership transatlantica resta per l'Europa una priorità strategica essenziale, la condizione necessaria per la sicurezza e la pace mondiali. Partendo dalla dichiarazione del vertice Nato di Washington desideriamo continuare il processo di adattamento dell'Alleanza Atlantica che resta il fondamento della sicurezza collettiva dei suoi membri di fronte alle sfide del 21 secolo. Siamo decisi ad attuare le decisioni del vertice Nato di Praga perchè consideriamo i nostri impegni all'interno di Nato e Unione europea come complementari». Nessuno si aspettava iniziative spettacolari o l'annuncio di divorzi clamorosi dal vertice del fronte pacifista, convocato il 21 marzo all'indomani dell'attacco anglo-americano all'Irak, ai tempi delle parole grosse, dei veti incrociati, delle polemiche incandescenti tra le due sponde dell'Atlantico e dentro un'Europa lacerata. Nessuno se li aspettava perchè il vertice alla fine si è tenuto a guerra conclusa, quando l'attenzione generale è ormai rivolta alla doppia ricostruzione: di normali rapporti di convivenza dentro l'Unione e la Nato e con gli Stati Uniti prima ancora che dell'Irak. Nessuno però, a cose fatte, si attendeva che fosse necessario convocare un vertice separato a Quattro per confermare sostanzialmente decisioni già prese a Quindici tre anni fa con tanto di tabelle di marcia e obiettivi. O per sciogliere una vera e propria elegia all'importanza delle relazioni transatlantiche o alla scelta strategica del 1999 di far nascere e crescere l'Europa della difesa sotto l'ombrello Nato. «Oggi in seno all'Alleanza non abbiamo troppa America ma troppo poca Europa. Ci siamo riuniti qui per ricordarlo e rafforzare il pilastro europeo della Nato che a sua volta rafforza Nato e relazioni transatlantiche» ha dichiarato Schröder. Un'Unione europea più forte sul fronte della difesa «non è in antagonismo e non entra in concorrenza con l'Alleanza Atlantica. Troppo a lungo il suo pilastro europeo è rimasto qualcosa di astratto, oggi siamo entrati nel concreto» ha rincarato il belga Verhofstadt, l'organizzatore dell'incontro. Quanto a Chirac, difficile ricordarne professioni di atlantismo tanto abbondanti e reiterate come quelle di ieri. Definendo «fondamentale il partenariato strategico con gli Stati Uniti nel quadro Nato», il presidente francese ha affermato: «I nostri Paesi concepiscono i loro impegni in seno a Unione e Nato come complementari perchè costruendo un'Europa più forte contribuiamo a creare un 'Alleanza più forte». Di più, parlando della nuova iniziativa che prevede la creazione di un nucleo europeo di capacità collettiva di pianificazione strategica, da utilizzare quando l'Unione europea dovesse decidere di non ricorrere agli assets Nato (pianificazione inclusa), Chirac ha tenuto a precisare che «questo non significa creare uno "Shape" europeo e neppure disaccoppiare gli sforzi di Unione e Nato ma semplicemente evitare inutili, costose e aberranti duplicazioni nazionali». Insomma, niente sfide ieri ma rientro dei Quattro nella piena ortodossia atlantica. Anche se il presidente Chirac non ha rinunciato a mettere alcuni puntini sulle «i»: quando si è detto disponibile a un eventuale intervento Nato (e della Francia) in Irak ma solo dietro risoluzione Onu o quando, in contrapposizione con la dottrina Blair, ha difeso la sua visione di «un mondo multipolare, che lo si voglia o no, dove tra un'Europa forte e un'America forte ci vorranno forti legami di complementarierà e di partenariato tra uguali, altrimenti non sarà partenariato». Sono sette le iniziative concrete e «aperte a tutti i Paesi che vorranno parteciparvi» per operazioni nel quadro Ue e Nato, un catalogo di progetti in larga parte già noti come lo sviluppo di una forza europea di intervento rapido (i famosi 60mila uomini che ancora non sono stati messi insieme) intorno all'eurocorpo franco-tedesco; creazione entro il giugno 2004 di un comando europeo di trasporto aereo strategico (ma l'A400-M, definito «cruciale», resta bloccato dalle liti sulla scelta del motore); quella di un'euro-capacità di protezione contro le armi nucleari, chimiche e batteriologiche: di una forza di intervento militar-civile in caso di catastrofi mobilitabile in 24 ore; di centri di addestramento europeo; di un nucleo europeo di pianificazione strategica, da decidere entro fine anno con sede in Belgio a Tervuren nell'estate 2004; di un quartier generale europeo per migliorare le capacità di comando e di controllo a disposizione dell'Ue e della Nato. Il pacchetto sarà esaminato nel week-end dai ministri degli Esteri dei Quindici a Castellorizo, insieme alle proposte fatte alla Convenzione europea sulle riforme di dar vita a un'Unione europea di sicurezza e difesa (Uesd) tra i Paesi che lo vorranno, legata da una clausola di solidarietà e votata a missioni più impegnative delle attuali di peace-keeping. Come prevede tra l'altro la nuova dottrina Nato.

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